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Ct Ungheria: "Europei, non partiamo battuti. Juve? Occhio al Porto, è balordo"

TMW RADIO - Ct Ungheria: "Europei, non partiamo battuti. Juve? Occhio al Porto, è balordo"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoLegaPro.com
martedì 09 marzo 2021 18:41Serie A
di Dimitri Conti

Marco Rossi, ct dell'Ungheria, ha parlato a Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, in vista dei prossimi impegni: “Ci sono sempre più o meno grandi o piccoli contrattempi, diventa decisivo poter contare sui giocatori migliori. Qualcuno dei nostri non è utilizzabile, vedi Szoboszlai: mi auguro si possa recuperare Orban, che potrebbe aiutarci contro Lewandowski. C'è di sicuro qualche contrattempo di troppo”.

Szoboszlai come sta?
“Per quanto ci è dato sapere dovrebbe stare fermo almeno tutto marzo, ma di preciso non sappiamo di cosa si tratti: il discorso è complesso e riguarda la regione pubica, un problema che si trascina da tantissimo, essenzialmente posturale. Per questo gli servirà un po' di tempo per risolverlo”.

Quale avversaria la spaventa di più?
“Dobbiamo fare la corsa su tutti, non possiamo sottovalutare nessuno: è un must, un diktat. Sappiamo dal recente passato cosa significhino certi errori: sappiamo sulla carta di essere superiori a San Marino e Andorra, ma anche sull'Albania. Questi ultimi però hanno un sacco di giocatori che giocano in campionati migliori... Il girone sarà complicato, io guardo partita dopo partita e periodo per periodo: se già nel calcio il lavoro dell'allenatore è precario, in nazionale ancor di più visto che sono poche partite l'anno e tutte pesanti. Ne sbagli tre di fila e rischi di essere a casa. Affronteremo una Polonia che ha giocatori capaci di risolvere una partita in qualsiasi momento, da Lewandowski a Zielinski: con loro avremo la partita più difficile di marzo”.

Ha avuto risposte incoraggianti dal campionato locale?
“Il movimento ungherese è in lenta e costante crescita, anche se in questo specifico momento vedo una flessione verso il basso: il Ferencvaros ha praticamente già vinto il campionato, e il Vidi, grande competitor, è addirittura terzo e con poche motivazioni. C'è un livellamento tale per cui anche le squadre della seconda metà possono fare risultato pieno con le prime. Il momento è un po' di stanca”.

Il numero di ungheresi in giro per l'Europa cresce.
“Aumenta, anche se non siamo ancora al punto in cui vorremmo fosse. Chi sta giocando partite al di sopra della soglia dell'attenzione è Attila Szalai, passato dall'Apollon in Cipro al Fenerbahce in Turchia: sta giocando bene”.

Ci racconta qualcosa su Lucescu?
“A mio parere una figura veramente mitologica per il calcio attuale. Un allenatore che ho avuto la fortuna di avere a Brescia, col quale mi sono sempre confrontato in maniera schietta anche quando non avevamo la stessa opinione: è stato tra i precursori del desiderio di voler allenare specificatamente i giovani per farli crescere. Già all'epoca aveva idee diverse, e dopo di lui quello che credo mi abbia condizionato di più è stato Bielsa, che ho avuto nel '95/'96 all'America di Città del Messico”.

Cosa l'ha impressionato di Bielsa?
“Il carattere è particolare, e non voglio dire che non sia una bravissima persona, ma è proprio diretto, istintivo e poco propenso alla diplomazia. Sotto l'aspetto tattico però ricordo che, senza la tecnologia di oggi, passava giornata intere nel suo ufficio a guardarsi le VHS che gli arrivavano da tutto il mondo”.

Come ha vissuto il Messico?
“Un'esperienza veramente unica, una stagione davvero piacevole. Avrei voluto rimanere più di un solo anno, ma poi presi decisioni diverse. Il livello del campionato era molto buono tra centrocampisti e attaccanti, e non è un caso che il Messico oggi sia nelle stesse posizioni dell'Italia nel ranking FIFA. Sono tra i migliori tornei, se non il migliore, delle Americhe, un livello davvero alto e la passione dei tifosi è davvero qualcosa di incredibile. La cosa che mi ha impressionato davvero tanto è stato giocare finali all'Atzeca davanti a 90-100mila persona, con tifosi mischiati gomito a gomito e pochissima polizia, perché non succedeva nulla di brutto. Ho sperimentato proprio una cultura sportiva diversa”.

Che effetto fa rivedere Lanzafame protagonista a Vicenza?
“Davide in Italia era nella Juve, titolare in una squadra che annoverava diversi campioni. Poi ha un carattere particolare, non sempre ha saputo stare al suo posto: in un grandissimo club non puoi sempre stare in copertina. Un po' per uno in braccio alla mamma, come si dice... Ha capito di aver avuto problemi temperamentali, ma sul lato tecnico ha mostrato sempre valore, e oggi che ha 34 anni sa ancora giocare bene al calcio, deve stare solo bene fisicamente e può fare la differenza in Serie B”.

La Juventus può ribaltarla contro il Porto? L'Atalanta col Real?
“Vedo insidiosa la partita della Juve perché i portoghesi hanno sempre squadre balorde, che sanno sempre come dare fastidio a chi ci gioca contro. Per il potenziale che hanno, però, dovrebbero ribaltare il risultato. L'Atalanta invece è la squadra più imprevedibile d'Europa, è capace di tutto: sulla carta è difficile, ma non bisogna in alcun modo essere pessimisti. Per la Lazio invece il discorso è complicato...”.

Volpi ha lasciato lo Spezia. Lei lo ha conosciuto?
“Sono stato il primo allenatore della sua era, nell'anno zero. Spezia per la Serie D era una piazza troppo importante, si partì con un ritardo clamoroso e forse furono fatti errori di comunicazione. Mi assumo le responsabilità, ma non furono da parte mia: si disse di voler tornare in C nel giro di 3 anni, e una piazza del genere non lo accettava. L'inizio fu turbolento, poi verso dicembre ci rinforzammo: avevamo la squadra per vincere il campionato ma non ci riuscimmo, però vincendo il playoff ci fu il ripescaggio in C2. A me non è stata data l'opportunità di allenare ancora la squadra, ed è questo il mio grande rammarico. Allora dissi ai tifosi di non far stancare Volpi, che si sarebbero potuti togliere soddisfazioni”.

Il girone dell'Europeo così prestigioso porta più motivazioni?
“La gestione dell'aspetto mentale è molto importante: siamo di fronte a delle corazzate e dobbiamo arrivarci nel miglior modo possibile. Dire che non c'è nulla da perdere è sbagliato. Sulla carta vincere è impossibile, ma giochiamo in casa e l'obiettivo deve essere mettere sul campo quanto di umanamente possibile per uscirne a testa alta e rendere orgogliosi i nostri tifosi”.

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