Valentini, parola di ex: "All'Ascoli, per la B, basta dar solo un pochino di struttura fisica in più"
Si è definitivamente conclusa la stagione sportiva 2025-2026, con l'Ascoli che ieri sera, nella finale playoff, ha centrato la Serie B, battendo un Union Brescia ora costretto a leccarsi le ferite. Di quello che è stato, nel corso della mattinata della radio di TuttoMercatoWeb.com, ha parlato il Direttore Sportivo Marco Valentini, per altro ex bianconero: "Credo che questa vittoria sia giusta, alla fine l'Ascoli ha conteso fino all'ultima giornata del campionato il primo posto del Girone B all'Arezzo. Ha fatto il più bel calcio della Serie C, in una piazza che sa dare grande emozione, grande partecipazione, che ha grande tifo, nonostante uno stadio menomato da qualche anno; dall'anno prossimo, però, i tifosi arriveranno alla propria casa, ci sarà la curva. E quindi, come ho detto prima, ha vinto i playoff li la squadra che meritava, non solo per la partita di ieri, ma per tutto il percorso".
A ogni modo, Union Brescia-Ascoli è stata la finale più giusta per questi spareggi promozione.
"Per quello che hanno detto i campionati e i playoff direi di sì, non dimentichiamoci che il Brescia è arrivato secondo e fino alla metà di luglio dell'anno passato non esisteva neppure, è una società nata dal titolo sportivo della Feralpisalò. Ripartire da zero in una piazza dopo una retrocessione, fare un campionato sempre di vertice e arrivare alla finale playoff, al netto dell'amaro in bocca, fa capire che c'è stato un percorso importante. Certo, quando si perdono certe gare è dura trovare lati positivi, ma ci sono".
Ad Ascoli sicuramente c'è stato tanto di positivo. In vista della Serie B, come dovrà intervenire secondo lei sul mercato la formazione bianconera?
"Quella bianconera è una rosa che fa un calcio particolare, molto fidelizzato all'idea del mister. Secondo me, bisognerà intervenire sulla falsariga di quello che vorrà l'allenatore, perché per fare quel tipo di calcio ci vogliono dei calciatori particolarmente adatti: gran parte del gruppo può essere tenuto, ma andrà inserito magari un giocatore di categoria per reparto, per dare un po' di peso alla squadra, forse anche un po' di struttura fisica. Poi ci sono dei ragazzi che sono figli della mia gestione, che sono contento che siano esplosi anche quest'anno, tipo D'Uffizi, Milanese, che sono dei ragazzi che ho portato io tre anni fa: si vedeva che avevano delle prospettive e quest'anno si sono consacrati. Il tempo, diciamo, ha dato ragione a loro e alla loro serietà, all'impegno che ci hanno messo. Sono dei professionisti con delle qualità, e alla fine, con quelle, emergi".
Guardando invece al Brescia, si può ripartire confermando un po' il blocco di questa stagione? O il rischio contraccolpo per l'amarezza è forte?
"Queste valutazioni ovviamente vanno fatte in maniera più precisa dall'interno, perché solo chi vive il gruppo quotidianamente ha la percezione di quelli che sono gli umori, ma in linea generale penso che uno dei pochi segreti che ci sono nel calcio sia quello di dare continuità alla struttura. La Serie C è piena di esempi. Io vi dico una statistica che penso che sia abbastanza precisa e aggiornata: dal campionato 2011-2012, l'unica squadra retrocessa che ha vinto la Serie C nel primo anno è stata il Cittadella, nel 2016. Che cosa significa? Che è complicato scendere e risalire subito. Il Benevento ci ha messo tre anni, il Vicenza ce ne ha messi quattro, l'Ascoli due. La continuità è importante perché ogni anno ricambiare allenatore, direttore, struttura, giocatori, secondo me non porta a nulla. Quindi, se fossi nel Brescia, ovviamente darei continuità all'allenatore, darei continuità al gruppo, inserendo 3, 4, 5 giocatori che durante l'anno magari si è visto che sono mancati. Come ho detto prima, comunque sia, questa squadra è rinata a metà luglio dell'anno scorso, bisogna dargli il tempo di crescere, di maturare, anche di sbagliare e, eventualmente, di correggere i propri errori".
Esuliamo da ciò. È una settimana, questa, che sarà magari importante per la costruzione di tante compagini. Sta bollendo qualcosa in pentola?
"La mio destino è stato sempre quello di subentrare. In 20 anni di carriera penso di aver fatto due o tre campionati dall'inizio, poi mi sono sempre rapportato, da subentrato appunto, con situazioni compresse, da dover sistemare. La maggior parte delle volte ci sono riuscito, ma mi piacerebbe una pentola che bolle dall'inizio per cercare di fare un progetto con la società, con un gruppo, senza avere ossessioni. Perché quando subentri, purtroppo, significa che le cose vanno male e, soprattutto in certe piazze, è molto complicato aggiustarle. A ogni modo, accetterò qualunque destino".






