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11 ottobre 1999, la festa dello Zio. Bergomi saluta San Siro prima di non andare a New York

Andrea Losapio
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Andrea Losapio
mercoledì 11 ottobre 2023, 08:00Accadde Oggi...
11.10.2023 08:00Accadde Oggi...
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© foto di Federico De Luca

Giuseppe Bergomi dice addio a San Siro l'11 ottobre del 1999. È l'ultima partita nella Scala del Calcio, o meglio, le ultime due da 45 minuti. Il Giuseppe Meazza in San Siro vede una formazione che ricalcava lo Scudetto dell'89 giocare contro l'Italia del 1982. La seconda metà di tempo è l'Inter più recente, quella con Simoni in panchina, contro la Nazionale del 1999. Bergomi aveva già detto addio al calcio a maggio 1999, in un'Inter-Bologna che si è concluso per 3-1. "Un 2 da record" è l'evento che viene organizzato dall'agente Giocondo Martorelli e da Paolo Buratti, con vari invitati dello show business come Eros Ramazzotti, Biagio Antonacci, Laura Freddi, Elenoire Casalegno, Roberto Vecchioni, Elio e le Storie Tese, Enrico Bertolino, Ivana Spagna, Gioele Dix.

Così molti hanno potuto vedere Rummenigge e Matthaus, Altobelli e Klinsmann, Beccalossi e Zenga, Gentile e Cabrini, Brehme e Donadoni, ma anche Ronaldo e Vieri, Inzaghi e Zamorano, oppure Paolo Maldini e Del Piero. Una carrellata di campioni per il difensore che ha giocato solamente con la maglia dell'Inter, anche se per un momento poteva non essere l'unica.

In un'intervista a TMW di qualche tempo fa, Bergomi infatti rilevava un segreto. "Avevo un mezzo accordo per andare a New York da Donadoni, ai Metrostars, poi ci fu un problema con gli stranieri. Stavo aspettando, poi Gordon Strachan, tecnico del Coventry, venne in sede all'Inter: Sandro Mazzola mi convocò propose di andare. Si stava ritirando Ronald Nilsson, tornava in patria. Io presi tempo aspettando l'America, però saltò e si fermò tutto... Poi sono venuti a fine giugno quelli di Tele + ed è iniziata la seconda parte della mia vita. Se lo rimpiango? Sarebbe stato bello, dico la verità, è l'unico piccolo rimpianto ma si è aperta una strada che sto cercando di onorare al meglio da tempo".

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Immagine editoriale di Lorenzo Di Benedetto
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