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Dely Valdés: "Sogno di allenare il Cagliari. Coi rossoblù impresa in UEFA"

ESCLUSIVA TMW - Dely Valdés: "Sogno di allenare il Cagliari. Coi rossoblù impresa in UEFA"
mercoledì 10 marzo 2021 11:06Che fine ha fatto?
di Gaetano Mocciaro

Lo chiamavano "El Manteca" (dallo spagnolo, burro), perché perché scioglieva le difese avversarie, oppure "Panagol" per le sue origini panamensi. E qualcuno ha anche azzardato "Il Van Basten nero": Julio Cesar Dely Valdés oltre a essere una istituzione a Panama è stato uno degli attaccanti ricordati con maggiore affetto a Cagliari: due stagioni, dal 1993 al 1995, 21 gol e soprattutto un'esaltante cavalcata in Coppa UEFA, con i sardi arrivati a un passo dalla finale. Oggi, 54 anni (li compirà il 12 marzo) è tornato in patria e dopo alcuni anni con le selezioni giovanili della nazionale ha preso le redini della squadra più titolata del paese. La Sardegna resta nel cuore, come ha raccontato ai microfoni di Tuttomercatoweb:

Julio Cesar Dely Valdés, di cosa ti occupi oggi?
"Alla fine del 2020, ho avuto la possibilità di uscire da Panama per fare il dirigente, ma il Covid ha complicato tutto come tante altre cose. Alla fine dello scorso campionato ho ricevuto la chiamata per allenare El Tauro e non potevo dire di no: è un club tra i più grandi di Panama ed è stata anche una buona opportunità".

Il tuo nome è legato in Italia al Cagliari. Eppure sembravi a un passo dall'Atalanta
"Due anni prima della mia avventura in Sardegna: l'allenatore se non sbaglio era Bruno Giorgi, che ho poi ritrovato proprio a Cagliari. Diciamo che il Nacional de Montevideo, che era il mio club di appartenenza, non gestì benissimo la trattativa e così fece saltare tutto. A Cagliari due anni dopo mi sono tolto grandi soddisfazioni e il ricordo più bello è sicuramente l'avventura in Coppa UEFA: fu un cammino esaltante anche perché in pochi avrebbero scommesso su di noi, eppure siamo riusciti ad arrivare fino alle semifinali".

C'è una persona con la quale hai legato di più?
"Senza dubbio Pepe Herrera, col quale condividevamo lo stesso agente e poi lui è uruguayo e io prima di arrivare al Cagliari giocavo proprio in Uruguay".

In Sardegna resti solo due stagioni
"Avevo in verità ancora un anno di contratto ma al termine della seconda, durante le mie vacanze, arriva l'offerta del PSG che cercava un sostituto di George Weah, fu una grande opportunità. Quanti ricordi, bellissimi, perché poi ho vinto una Coppa delle Coppe e l'anno seguente siamo arrivati nuovamente in finale. E ho giocato con grandi campioni, per me il massimo".

Hai mai avuto l'opportunità di tornare in Italia?
"Mi piacerebbe, davvero. Sarebbe bellissimo poter allenare in Italia, magari al Cagliari che è un ambiente che conosco bene".

A oggi sei l'unico calciatore di Panama ad aver giocato in Italia. C'è un giocatore che consiglieresti per la Serie A e che sarebbe pronto per il calcio italiano?
"Rispetto ai miei tempi i panamensi hanno l'opportunità di giocare maggiormente all'estero e alcuni di essi hanno il livello giusto per potersi misurare nel campionato italiano. Faccio un nome: Yoel Barcenas. Gioca nel Girona, in Spagna ed è un'interessante ala destra, con la maturità giusta per fare il grande salto: per me ha tutti i mezzi per giocare in Serie A".

Sei il miglior giocatore di sempre di Panama. E per realizzare il tuo sogno hai dovuto fare molti sacrifici, come emigrare in Argentina e poi in Uruguay. Guardando indietro a cosa pensi?
"Ricordo una cosa molto importante: l'educazione che mi hanno dato i miei genitori, i valori che mi hanno inculcato. Sono stati determinanti per la mia carriera. Questi valori mi hanno accompagnato in tutta la mia avventura fuori da Panama".

Oggi un ragazzo che sogna di fare il calciatore professionista può farlo a Panama?
"Rispetto ai tempi in cui io iniziavo la situazione è migliorata. Un giocatore qui può vivere guadagnando il giusto. Continuo a non considerare il calcio di Panama come un calcio professionistico, ma è molto meglio di prima".

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