Tonali e Brozovic, ora Kim e Milinkovic: tutte le italiane impegnate in Champions danno il via al mercato dopo l'addio di un big. Anche la Juve dopo Weah non muove un passo se non partono gli esuberi
Sta per lasciarci anche Sergej Milinkovic-Savic. Dopo aver convinto Marcelo Brozovic, i soldi arabi stanno per sedurre un altro protagonista del nostro campionato, forse la miglior mezz'ala vista in Serie A negli ultimi otto anni: da centrocampista ha chiuso tre stagioni in doppia cifra, 69 gol e 59 assist vincenti per il calciatore serbo che avrebbe meritato a questo punto della sua carriera il salto nel Real Madrid o nel PSG e invece andrà all'Al-Hilal, richiamato da cifre che oggi in Europa nessuno può nemmeno avvicinare.
E' il segno dei tempi, è la forza di un Paese che oggi ha troppi più soldi da investire nel calcio rispetto agli altri e la conseguenza di regole diverse per tutti. Però al netto della destinazione finale c'è anche un altro aspetto da sottolineare: il calciomercato delle squadre italiane che saranno impegnate in Champions League il prossimo anno è iniziato (o sta per iniziare) per tutte con una cessione. In teoria quando vai in Champions dovresti innanzitutto pensare a rinforzarti, in pratica da noi succede esattamente l'opposto. Non solo: se il Napoli s'è ritrovato a dover cedere Kim Min-jae al Bayern Monaco perché nel contratto stipulato un anno fa c'era una clausola da 50 milioni di euro lordi, per le altre la cessione è stata operazione necessaria per dare il via al mercato in entrata. E' così che solo dopo la partenza di Sandro Tonali al Newcastle la campagna acquisti del Milan ha assunto contorni più definiti. E così che solo dopo aver venduto Brozovic all'Al-Nassr l'Inter ha potuto chiudere per Frattesi dal Sassuolo. E sarà così anche per Lukaku perché l'assalto decisivo per il secondo ritorno di Big Rom ci sarà solo dopo il trasferimento al Manchester United di André Onana, il miglior portiere dell'ultima Champions League.
Non riescono a difendere i migliori giocatori quelle società che possono contare sui soldi della Champions League. Figurarsi le altre. Lo scenario non è roseo e chi a maggio dopo le tante finali raggiunte dalle squadre italiane parlava di rinascita del nostro movimento è stato seccamente smentito da ciò che è accaduto dopo. Nei club, ma anche nelle Nazionali perché il flop dell'Under 21 all'Europeo di categoria porterà Gravina a rivedere l'organigramma col ct Mancini che da settembre in poi avrà un ruolo sempre più centrale. Non solo commissario tecnico dell'Italia, ma anche supervisore dell'Under 21 e dell'Under 20. Tradotto in soldoni: mai più Nazionali con uno scherma e un'idea di gioco diversa da quella della prima squadra.
Serie A come rampa di lancia per andare dove ci sono i soldi veri. Vale anche per i giovani italiani e per il Mancio potrebbe essere un bene se la scelta finale, come accaduto per Tonali, è la Premier League. Vuol dire andare a giocare nella miglior lega al mondo: acquisire esperienza, salire di livello. Ma il campionato ne esce ridimensionato perché è vero che il Napoli ha vinto lo Scudetto dopo aver voltato pagina, ma oggi ad andare via non sono solo giocatori a fine ciclo. Sono semplicemente i migliori giocatori. Occhio allora a Victor Osimhen se il Paris Saint-Germain in guerra aperta con Mbappè riuscirà a vendere il campione francese già questa estate oppure a Federico Chiesa e Dusan Vlahovic. Già, perché anche nel caso della Juventus la musica non cambia e dopo l'arrivo di Timothy Weah è tutto fermo in attesa di capire chi andrà via. Se saranno gli esuberi (Zakaria, Arthur, McKennie) meglio, altrimenti anche gli altri. Per tutti c'è un prezzo, per tutti si aspetta solo l'offerta giusta. Poi, solo dopo, spazio agli acquisti.






