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Novara, Birindelli si presenta: "Vogliamo tornare dove compete a questo club"

Novara, Birindelli si presenta: "Vogliamo tornare dove compete a questo club" TUTTOmercatoWEB
Luca Bargellini
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Luca Bargellini
Oggi alle 16:24Serie C
Alessandro Birindelli si presenta come nuovo allenatore del Novara: obiettivo playoff, gruppo con valori, gratitudine alla Pianese.

Alessandro Birindelli è il nuovo allenatore del Novara. Il tecnico si è presentato in conferenza stampa insieme al direttore sportivo Federico Boveri, rispondendo alle domande dei giornalisti presenti.

Che sensazioni prova nell'arrivare al Novara?
"Vorrei ringraziare innanzitutto la famiglia Boveri, perché mi sta dando la possibilità di fare un passo avanti nella mia professione, soprattutto con il direttore, con il quale ci eravamo già confrontati un anno fa, abbiamo fatto una chiacchierata. Voglio ringraziare, se mi permettete, la Pianese, la famiglia Sani e il direttore Kanji, che lo scorso anno hanno creduto in me fortemente e mi hanno dato la possibilità, che non era scontato, di allenare una squadra che veniva ad avere un risultato importante dall'anno prima dei playoff. Ho trovato un ambiente straordinario, che mi ha accompagnato per tutto l'anno, mi ha dato tanto, mi ha fatto crescere, quindi arrivo qua innanzitutto con grande emozione, perché rappresentare il Novara è per me un senso di grande responsabilità. Il nostro primo obiettivo è quello di riportare il Novara dove compete, quindi a combattere fino all'ultimo e a battagliare per il raggiungimento dei playoff, e poi da lì inizia un altro percorso".

Ha accettato subito, senza aspettare, dopo la fine della stagione con la Pianese: come è nata la scelta?
"Faccio il ringraziamento a Claudio Mosso, che è il referente mio e del mio staff, che mi ha chiesto se volevo parlare con il Novara. È stata la mia prima chiacchierata e quindi ho accettato subito perché penso che qui ci siano tutte le possibilità per fare, per me professionalmente, un passo in avanti, a livello organizzativo, a livello di storia, a livello di immagine, a livello di professionalità: non è una squadra, una società da Serie C. Senza nessun problema con il direttore e anche con la proprietà c'è stata subito questa alchimia, questa confidenza e anche condivisione soprattutto di quelli che erano e che saranno gli obiettivi, ma soprattutto il lavoro quotidiano, la programmazione del lavoro, che è la base poi di ogni successo".

Che tipo di allenatore possiamo aspettarci, più orientato al risultato o a un'idea di gioco precisa?
"Se hai una squadra che ti permette di palleggiare, in alcune circostanze palleggi; se hai una squadra che ha gamba, che ha forza fisica in tutti gli elementi, puoi scegliere di conquistare e riandare immediatamente alla ricerca della verticalizzazione e dell'attacco immediato. Bisogna adattarsi il più possibile a quelle che sono le caratteristiche della nostra squadra. Quello che non deve mancare, al di là delle scelte di gioco, è che la squadra deve avere equilibrio e compattezza: questo penso sia la base, non solo a Novara, ma in tutte le categorie. Credo che la confidenza, l'affinità si trovino attraverso il gioco: saranno loro dentro il campo a esprimersi, a conoscersi, a iniziare ad avere confidenza tra le caratteristiche di uno e dell'altro".

Il direttore ha parlato di leadership e fisicità come aspetti da rafforzare nella rosa: condivide questa lettura?
"Io credo di aver sbagliato tutti i giocatori — è una battuta, non credo di aver sbagliato tutti i giocatori. C'è da capire se tanti di questi giocatori non hanno performato per motivi caratteriali, per motivi fisici, perché non stavano bene, non si sentivano bene in quella situazione. Io credo che nell'organico ci siano degli ottimi elementi. Quando parlo di leadership o punti di riferimento, l'impressione è che un po' questo aspetto sia mancato nel vedere le partite dello scorso anno, e quindi ho bisogno e necessità di capire se qui dentro c'è, e penso che ci siano, perché sono giocatori che hanno queste caratteristiche. Se ci sarà bisogno di intervenire, sappiamo dove e come farlo, però penso sia prematuro perché la rosa è ampia: prima di mandare via qualcuno ho bisogno innanzitutto di conoscere i ragazzi che ci sono. Il mercato, anche se lo si posticipa leggermente, a volte dà l'opportunità di avere e di scegliere su più fronti, e a noi dà comunque la possibilità di scegliere con più tranquillità e serenità".

Ci parli del suo staff tecnico...
"Ci siamo conosciuti quando io ero in prima squadra alla Juventus e lui era in primavera con Gasperini, sempre alla Juventus, come preparatore. Nel periodo estivo sia Gasperini sia lui venivano in ritiro, in quel periodo c'era Gian Piero Ventrone come preparatore e aveva necessità di avere più collaboratori possibili, e quindi con Luca ci siamo conosciuti in quell'esperienza. Lo scorso anno, per motivi familiari, il mio preparatore precedente non è potuto salire con me a Piancastagnaio, quindi ci siamo messi alla ricerca e lui si era appena separato da Gasperini, perché alla Roma avevano già una folta squadra di collaboratori. A regola doveva rimanere a Bergamo, all'Atalanta, come assistente preparatore, ma lì hanno fatto una scelta diversa e lui si è trovato libero a giugno, quando l'abbiamo intercettato per una serie di amicizie. Al di là della qualità del lavoro in campo, ha una qualità umana che in pochi hanno, riesce subito a creare questo legame con i ragazzi. Ho trovato anche Diego Ranieri, Enrico Boffa e Roberto Papesi, un altro professionista che non conoscevo ma con cui in questi venti giorni ci siamo confrontati. Per crescere c'è bisogno anche di crescere nello staff, di mettere figure professionali importanti: a me piace il confronto, a me piace gente che non è yes man".

Qual è l'obiettivo della società per la nuova stagione?
"L'obiettivo sicuramente è far meglio dell'anno scorso. Io nella vita sono ambizioso, quindi se sono venuto qua sicuramente non sono venuto per far peggio dello scorso anno. Per far questo c'è bisogno della disponibilità di capire anche i ragazzi, il gruppo, in che direzione andare, perché io posso avere gli obiettivi che voglio, il problema è che li devo condividere con loro. Gli obiettivi ci sono di squadra e, come ho detto prima, personali: quello personale non deve andare a infastidire quello di squadra. Bisogna creare un gruppo solido, che abbia solidità nei valori, perché quando hai un gruppo con valori non si spara, mentre se hai un gruppo anche di forti giocatori ma con pochi valori dentro, alle prime difficoltà vengono fuori tutte le magagne, anche quelle che non ci sono. Il mio obiettivo è prima di tutto creare un gruppo, non solo la squadra, ma tutto il Novara. Il nostro obiettivo oggi deve essere lavorare a testa bassa e vincere il primo impegno ufficiale della stagione, ovvero la partita di Coppa Italia, e il secondo vincere la prima partita di campionato".

Le è stato chiesto un giudizio su di lei come persona scrupolosa e gran lavoratore: si riconosce in queste parole?
"Da calciatore mi sono fatto un mazzo perché sapevo di essere un giocatore nella norma, e solo con il lavoro potevo ambire a qualcosa di importante. Una volta arrivato alla Juventus, il problema più grosso era rimanerci, perché tanti sono arrivati alla Juventus e dopo tre mesi, dopo un anno, ritornavano da dove erano venuti: quindi il lavoro quotidiano per me è alla base di tutto. Quando ho iniziato questo percorso nuovo da allenatore, mi sono spogliato di quello che avevo fatto da calciatore e mi sono rimesso in discussione, come se fosse stato il mio primo giorno di lavoro, senza la necessità di farmi pubblicità. Ho fatto il mio percorso in tutte le squadre giovanili, ho fatto il responsabile di settore giovanile, e questo mi è servito per arrivare fino allo scorso anno, quando ho detto basta, ho fatto dieci anni in mezzo ai ragazzi, non sentivo più il trasporto, e ho scelto di andare con i grandi. Il Novara per me è un gradino in più".

Che girone si aspetta nel girone A?
"Il girone A è bello vivace, perché penso che ci siano squadre già attrezzate che si attrezzeranno ulteriormente per battagliare nelle zone importanti della classifica. Noi ci dobbiamo far trovare pronti, non bisogna farsi prendere dall'ansia: se noi entriamo in campo con l'ansia del risultato per forza, con l'ansia che bisogna fare la prestazione, no. Togliere l'ansia al gruppo è un altro mio compito, sembra una stupidità ma è un fattore che influisce negativamente sui ragazzi e sugli uomini".

Le condizioni del campo di allenamento influiranno sul lavoro, dopo i problemi dello scorso anno?
"A noi lo scorso anno ci ha condizionato tanto, perché avevamo un sintetico che era quasi alla fine e abbiamo avuto tanti problemi a livello traumatico. Qui invece è completamente diverso, penso sia la superficie idonea per allenarsi tutti i giorni".

È in arrivo una nuova figura nello staff?
"Sì, ci stiamo lavorando, penso che nelle prossime settimane la ufficializzeremo. Va nell'ottica di rinforzare la società, il lavoro quotidiano e la relazione con i giocatori, che sono poi i nostri protagonisti in campo".

Avete già scelto il nuovo capitano?
"Il capitano lo facciamo scegliere a loro, in base ai comportamenti".

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