Dimarco: "Ci divertiamo a giocare bene. Se vinciamo senza farlo, un po' ci rimproveriamo"
Federico Dimarco ha rilasciato un'intervista ai microfoni di DAZN, spiegando quanto sia una persona che non si nasconda mai. L'esterno dell'Inter ha rivelato di aver lavorato molto su questo aspetto: "Sono così sempre, anche fuori dal campo. Non è facile, prima la subivo molto di più, adesso ho imparato a gestirla. Più cresci, più hai esperienza e capisci a cosa dare peso. Quando le cose vanno bene, le festeggi il doppio, devi essere bravo a mantenere l'equilibrio".
Si sente ancora un difensore?
"Io faccio l'esterno di fascia, poi è chiaro che la fase offensiva è molto più divertente. Penso di essere migliorato nella costanza perché ho sempre cercato di essere continuo nei 90 minuti e penso si sia vista questa cosa".
Quanta responsabilità si è assunto dentro lo spogliatoio?
"Difficilmente mi piace sprecare parole o parlare tanto, dico la mia, però preferisco dimostrarlo sul campo. Come dice tanta gente, le parole le porta via il vento, cerco sempre di aiutare il compagno e sono situazioni difficili da spiegare".
C'è un giocatore che cerca e sa di trovare in automatico?
"Difficile da dire, si decide in mezzo secondo. Abbiamo tanti attaccanti diversi, Pio Esposito sulle palle alte per esempio è più forte degli altri. Lautaro e Thuram attaccano la profondità, anche io mi devo adattare al compagno a cui devo dare la palla… Ho la fortuna di avere attaccanti e centrocampisti che fanno gol, l'assist e la rete sono 50 e 50".
Gol o assist?
"Dipende, a volte mi passano delle cose per la testa che… Sono lì e dico, vabbè lo faccio. Ovviamente quando mi avvicinavo al record cercavo più l'assist che il gol (ride, ndr). Infatti Thuram quando segnò con il Torino mi disse che avremmo raggiunto insieme il record".
Giocare per l'Inter può diventare una pressione?
"Sì, assolutamente. Giocare a Milano e nell'Inter è la cosa più bella perché tifo i nerazzurri e sono nato qua. Non nascondiamo anche che negli ultimi 4 anni abbiamo fatto due finali di Champions, puoi vincere o perdere, fa parte del calcio e mi piace, mi diverto, voglio bene a questa squadra".
Si è sentito molto capito?
"Tutto è partito dall'estate scorsa, quando mi sono isolato e ho voluto riazzerare tutto, da lì ho capito a cosa dare peso e a cosa no. Ci sono cose che ho sentito dire nei miei confronti, nei confronti dei miei compagni e nei confronti della squadra che mi hanno dato fastidio. Abbiamo parlato poco, lavorato tanto e vinto il Double. E io anche l'MVP".
Chi deve ringraziare per aver superato le difficoltà? Penso per esempio a quando è dovuto andare al Sion.
"Solo io e mia moglie sappiamo cosa abbiamo passato. A dirlo ora può sembrare facile, ma abbiamo sofferto talmente tanto in quel periodo che ero talmente giovane che mi sono trovato un po' spaesato. Ho avuto la fortuna di avere mia moglie che mi ha aiutato a uscirne".
Soffrite l'idea di non riuscirvi ad adattare e dover per forza essere migliori?
"Capisco la domanda, ma noi ci divertiamo a giocare bene. Faccio un esempio, a Como non abbiamo giocato benissimo e non siamo stati puliti, è stata una vittoria importantissima, ma dentro di noi un po' ci diciamo che potevamo giocare meglio. Siamo talmente abituati bene, con Bastoni, Mkhitaryan mi capisco a memoria, possiamo intercambiarci… La cosa più bella poi è questa".











