Il Punjab FC parla italiano, il DT Cristaldi: "Obiettivo Mondiale 2038: vi racconto il calcio in India"
Il suo personale giro del mondo lo ha condotto, nel 2024, in India. Giuseppe Cristaldi è l’attuale direttore tecnico del Punjab FC, formazione militante nella Indian Super League. “Coordino il lavoro di tutti gli allenatori dalla Under 23 in giù, facendo anche da tramite con la prima squadra e tenendo i contatti con la federazione – racconta a TuttoMercatoWeb.com -. Abbiamo raccolto, e stiamo raccogliendo, tante soddisfazioni con tutte le categorie giovanili, portando alle Nazionali Under dell’India molti dei nostri calciatori. L’ultimo esempio è arrivato con il torneo della South Asian Football Federation riservato agli Under 20, con 7 dei 22 convocati provenienti dal nostro club. Dopo aver vinto l'anno scorso tanti titoli giovanili – tra cui uno, aperto anche a club internazionali, superando in finale il Norwich con l’Under 18 - adesso, con tutte le squadre, saremo impegnati a maggio nelle varie fasi finali.
Cristaldi, ma qual è stato il percorso che dall’Italia, passando per altri sette Stati, l’ha portata in India?
Ho iniziato lavorando con l'Empoli: all’epoca mi fu data la possibilità di avviare un progetto di affiliazione tecnica con un club negli Stati Uniti. E’ partito tutto così e da allora non mi sono più fermato. In Italia pensiamo sempre di essere al centro del mondo, ma la realtà è che, al di fuori dei nostri confini, tutto si muove a una velocità superiore. Per farti un esempio pratico: noi al Punjab abbiamo strutture impressionanti, con sei campi di calcio da 11 (tre in erba naturale e tre in sintetico) e tutte le facilities del caso di altissimo livello. E qui in India non riguarda solo noi. In generale cambiare Paesi e culture aiuta a livello di flessibilità e di adattamento al cambiamento, oltre ovviamente all’accettazione dei limiti da non superare in ognicontesto.
Il massimo campionato indiano in 12 anni di vita ha vissuto tante fasi: com’è il livello attuale?
La Indian Super League punta ad arrivare a 18 squadre per poi innescare un meccanismo di promozioni e retrocessioni. Nei primi anni il campionato indiano ricordava un po’ l’attuale situazione in Arabia Saudita o quella di qualche anno fa in Cina, con investimenti dall’Europa e tanti giocatori come Trezeguet, Roberto Carlos, Pires, Lucio, Del Piero, Materazzi, Nesta, veri e propri top player. Probabilmente quello che fu sbagliato all’epoca fu la quantità di investimenti senza programmazione alle spalle, con l’idea del “tutto e subito” salvo poi non avere riscontri immediati accanto a sport diffusi come il cricket. Oggi nel campionato si possono schierare massimo quattro stranieri, indipendentemente dalla nazionalità, e sette indiani. Il livello degli stranieri è buono, con molti giocatori con un passato in numerose massime divisioni europee ma anche sudamericane.
Cosa manca a un Paese come l’India per essere più competitiva nelle qualificazioni e poi partecipare a un Mondiale?
L’obiettivo della Federazione indiana – e quindi anche dei vari club – è il Mondiale del 2038. Partecipare a quello del 2034 in Arabia Saudita significherebbe aver bruciato le tappe, ma il focus è tutto sul 2038. L’India ha un miliardo e mezzo di abitanti, ma il Paese è diviso in quasi 30 Stati federati, all’interno dei quali si parlano lingue diverse e vi sono culture e tradizioni diverse. Spesso tra uno Stato e l’altro non ci si capisce, poiché l’hindi – la lingua ufficiale dell’India – non è parlata in tutti gli Stati. Nella società, e di conseguenza anche in alcuni sport come il calcio, mancano in sostanza dei “ponti”. Poi monitorare un paese vasto come l’India, anche solo a livello di scouting e ricerca di talento, non è affatto semplice.
In conseguenza di questo melting pot ogni Stato si è in un certo senso specializzato: dal Kerala arrivano molti giocatori veloci e quindi esterni d’attacco, dal Punjab elementi fisici (quindi portieri e difensori centrali), dallo stato di Goa più tecnici, in virtù anche del suo essere una ex colonia portoghese. L’India è uno Stato di contrasti: alcuni ragazzi, potenziali talenti, vivendo in villaggi remoti magari non avranno mai la possibilità di essere reclutati, e a un certo punto saranno costretti a smettere di giocare per aiutare economicamente le proprie famiglie. La questione, insomma, nel calcio riguarda anche motivazioni sociali e culturali, anche se ovviamente in altri sport come il cricket l’India è un’eccellenza da tempo. Per quello che ho visto in questi due anni il talento non manca, a patto di iniziare il percorso calcistico con i fondamentali da trasmettere ai bambini. Il mix c’è, l’importante è trovare la sintesi giusta per ottenere la formula vincente.











