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L'evoluzione del Giappone raccontata da Kawashima: “L’ambizione è vincere il Mondiale”

L'evoluzione del Giappone raccontata da Kawashima: “L’ambizione è vincere il Mondiale”TUTTOmercatoWEB
Niccolò Righi
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Niccolò Righi
Oggi alle 12:00Serie A

Cresciuto con il mito di Buffon, Eiji Kawashima è stato uno dei pionieri del calcio giapponese in Europa. Nel 2010 lasciò il Giappone per intraprendere un lungo percorso nel calcio continentale, vestendo tra le altre le maglie di Standard Liegi, Metz e Strasburgo, prima di fare ritorno in patria nel 2024. Un ritorno che gli ha permesso di osservare da vicino quanto il movimento calcistico giapponese sia cresciuto negli ultimi anni. Oggi, infatti, il Giappone si presenta al Mondiale nordamericano con ambizioni ben diverse rispetto al passato: non più una semplice outsider di passaggio, ma una nazionale solida, organizzata e ricca di talento in ogni reparto, pronta a recitare un ruolo da protagonista. Di questa evoluzione e delle prospettive dei Blue Samurai ha parlato ai microfoni di TuttoMercatoWeb proprio Kawashima, che con la maglia della nazionale ha collezionato 95 presenze. A 43 anni il portiere difende ancora i pali dello Jubilo Iwata, nella seconda divisione giapponese, e non sembra avere alcuna intenzione di appendere i guanti al chiodo.

“La cultura calcistica giapponese sta cambiando molto, adesso è molto più presente nella popolazione rispetto a prima” Ci spiega Kawashima. “Merito anche del lavoro della J-League, che punta molto sui giovani calciatori, i quali riescono sempre di più ad affermarsi in Europa, e su tecnici preparati e ambiziosi. La Federazione si è inoltre dotata di una serie di uffici in Europa che seguono lo sviluppo dei giocatori che militano lontani dal territorio nazionale”.

Uno sviluppo reso possibile grazie al DNA Project, un piano di riforme federali a livello calcistico e di strutture che ha l’obiettivo dichiarato di provare a vincere il Mondiale entro il 2092: “Quel progetto è stato il grande passo del calcio giapponese. Prima per noi era impossibile pensare di poter vincere la Coppa del Mondo, ma oggi i giocatori giapponesi sono abituati a confrontarsi ad alti livelli, a giocare la Champions League, a vincere campionati e trofei. Tutto ciò ci dà molta fiducia sulle possibilità di raggiungere l’obiettivo prefissato dal DNA Project”. E continua: “A differenza della mia generazione, oggi tutte le categorie sono organizzate, specialmente le squadre giovanili. Prima in Primavera c’erano 4 tornei e se una squadra usciva aveva già finito la stagione, adesso la federazione si è dotata di un campionato. Inoltre ha investito molto sul calcio nelle scuole e nelle Università”.

Non è un caso, dunque, se il Giappone si presentò in Sudafrica, nel 2010, con soli 4 giocatori che giocavano in Europa e oggi nella rosa ce ne sono soltanto 3 che militano in patria: “Fu una sorta di torneo spartiacque: da quel momento tanti talenti giapponesi decisero di mettersi in mostra in Europa”. Il cambiamento è stato in primis abbracciato dai tifosi, che come ammesso dallo stesso Kawashima hanno una cultura calcistica completamente diversa rispetto a quando lui lasciò il Giappone: “Adesso la gente è davvero fanatica per il calcio. Di questo sono rimasto incredibilmente sorpreso”.

Venendo al campo, i Blue Samurai avranno l’obiettivo minimo di superare la quarta partita, scoglio dove finora il Giappone - dove peraltro il numero 4 porta sfortuna - si sono sempre scontrati: “Sì adesso proveremo a superare questo trend. Io ero presente nel 2010, nel 2018 e nel 2022 e ho sempre visto un cambio di mentalità e di esperienza. L’ambizione che abbiamo di vincere il Mondiale ci spinge sempre più avanti e quest’anno l’obiettivo sarà lo stesso. Se ci crediamo? Se non lo facessimo non potremmo pensare di vincerla”, parole forti che racchiudono tutta la grinta di un Paese che non arriva certamente all’appuntamento per fare da comparsa.

A difesa della porta ci sarà Zion Suzuki del Parma, unico calciatore giapponese che milita in Serie A: “Non ho dubbi che avrà una grande carriera, migliore di quanto fatto fino ad ora”. assicura il collega, che aggiunge: “Ha il potenziale per giocare in una big europea perché è un ragazzo serio e molto ambizioso. Adattarsi alla Serie A per lui non è stato facile: la cultura è diversa e c’è tanta pressione. Temevo che non avesse molta esperienza e invece è cresciuto già tantissimo e potrà fare ulteriori step. Gli consiglio di avere sempre fiducia in sé stesso e di lavorare sodo. Giocatori da tenere d’occhio? Dico due giovani come Goto e Shiogai: possono fare grandi cose ed essere la sorpresa del torneo, hanno entrambi grandi potenziale”.

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