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Esclusiva TMW

Lo Monaco: “Italia, troppe spese e pochi incassi. Proprietà USA? Più problemi che soluzioni”

Lo Monaco: “Italia, troppe spese e pochi incassi. Proprietà USA? Più problemi che soluzioni”
Daniel Uccellieri
lunedì 4 maggio 2026, 21:19Serie A
Daniel Uccellieri

Pietro Lo Monaco è intervenuto ai microfoni di TMW a margine del Gran Galà del Calcio ADICOSP

Direttore, partiamo dalla Serie A: l'Inter ha dominato, ma quali sono state le altre note di rilievo?
"I verdetti sono meritati. L'Inter ha vinto il campionato con pieno diritto, ma voglio sottolineare il percorso del Napoli: nonostante le difficoltà e i continui infortuni, ha fatto un signor campionato. È vero, la campagna acquisti estiva è stata sbagliata - può succedere che i nuovi acquisti abbiano ciccato clamorosamente - ma la squadra ha reagito. La vera sorpresa, però, è stata il Como. Al di là della classifica prestigiosa, hanno espresso forse il miglior calcio della Serie A. C’è una proprietà che investe pesantemente e i risultati si vedono, anche se la loro politica societaria lascia ancora qualche dubbio. La Fiorentina, pur avendo speso quasi 100 milioni sul mercato, si è ritrovata impelagata nei bassifondi. Ora la situazione è più tranquilla e sono certo che si tireranno fuori senza problemi. Per quanto riguarda la retrocessione, con Pisa e Verona già condannate, la lotta per la salvezza sarà una questione tra Cremonese e Lecce. Il Lecce ha un piccolo vantaggio in termini di punti che potrebbe risultare decisivo."

Lei ha citato il Pisa: un'altra squadra che ha speso molto ma ha raccolto poco. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e l'esonero di Gilardino è stato lo spartiacque in negativo.
"Mi dispiace dirlo, ma le proprietà americane spesso non brillano per intuito o capacità gestionale nel nostro calcio. Lo vediamo al Pisa, lo vediamo al Milan che annaspa, o alla Roma. Spesso creano più problemi di quanti ne risolvano. Il problema è che gli imprenditori italiani latitano: l'Atalanta stessa è ormai americana al 51%. Oggi le proprietà italiane si contano sulla punta delle dita: i Pozzo a Udine, Lotito alla Lazio, De Laurentiis a Napoli."

Il "sistema" calcio sta soffrendo. Qual è il problema principale?
"Le spese superano di gran lunga gli introiti; spendiamo in modo insensato e i disavanzi delle grandi società sono da mettersi le mani nei capelli. Se consideriamo che la principale fonte di sostentamento sono i diritti televisivi, il confronto è impietoso: in Italia incassiamo un miliardo di euro, in Inghilterra cinque. Dovremmo chiederci perché il nostro prodotto vale così poco rispetto alla Premier League. In Inghilterra, i soldi della Serie A mantengono anche la B, la C e la quarta serie. Da noi la Serie C ha gli obblighi di un generale ma la paga di un soldato semplice: entrate zero. Senza soldi non si cantano messe, e gli imprenditori dopo un paio d'anni scappano".

Ci domandiamo quale è la figura che potrà andare ai vertici del calcio italiano, quando invece è altro quello che dovremmo chiederci
"Falsi obiettivi che porteranno sicuramente il calcio a continuare in questo momento di grande difficoltà. Non è solo una questione di uomini, è un problema di sistema. Negli ultimi vent'anni il calcio italiano è stato gestito principalmente dalle squadre di Serie A, seguendo una logica in cui ognuno pensava esclusivamente al proprio orticello. È necessario un cambio radicale di atteggiamento: bisogna iniziare a ragionare nell'ottica dell'intero 'sistema calcio'. Questo comporterà inevitabilmente dei sacrifici e qualcuno dovrà soffrire un pochino nel breve periodo, ma è l'unica strada affinché le cose si sistemino davvero. Cosa mi aspetto dalle prossime elezioni? Niente di nuovo sotto il sole, purtroppo. Mi pare già di vederli: è ricominciata la solita caccia ai voti, il gioco delle alleanze per spostare consensi da una parte o dall'altra. Vedere il calcio ridotto a questo, dopo 55 anni di carriera, mi fa sinceramente male. Mi piange il cuore nel vedere un mondo così decantato scivolare verso queste dinamiche di potere."

Parliamo di emozioni: stasera riceve il premio alla carriera.
"È una cosa bellissima, soprattutto perché dedicato alla memoria del mio caro amico Franco Janich. La mia mente torna al primo premio come miglior DS vinto 32 anni fa all'Udinese. In questi due riconoscimenti c'è tutta una vita dedicata al calcio. Spero solo che questo premio non sia 'alla memoria'!" (ride, ndr)

Restando sulla Serie C: il Catania ha speso moltissimo ma è arrivato solo secondo, con il Benevento che ha superato le aspettative. Che Play-off si aspetta dai rossazzurri?
"Il Catania è una realtà che, per ambiente, investimenti e storia, non ha nulla a che fare con la Serie C. Mi auguro con tutto il cuore che la squadra abbia la forza di centrare la promozione in Serie B attraverso i play-off, perché la terza serie sta stretta a tutta la città e al mondo rossazzurro. È altrettanto chiaro, però, che quando spendi cifre importanti per uno, due o tre anni senza riuscire a vincere, devi necessariamente importi delle riflessioni. Solo attraverso un’analisi onesta dei motivi per cui i risultati non arrivano si possono trovare le soluzioni giuste. Sarebbe davvero ora che il Catania facesse il salto di categoria, perché la piazza merita palcoscenici ben più prestigiosi."

Chi invece tra i professionisti è appena tornato è il Savoia, la squadra della sua città natale. Un ritorno atteso undici anni.
"Questa è una questione affettiva. Ho esordito nel calcio che conta con la maglia del mio paese, il Savoia, in un match contro il Lecce: avevo 16 anni Poi, nel 1993, il Savoia mi ha tenuto a battesimo anche come Direttore Generale. È un cerchio che si chiude. Mi fa un piacere enorme vedere questo entusiasmo: spero possano consolidarsi e poi sognare. Non dimentichiamo che quando ero a Brescia, il Savoia era in Serie B. Mai dire mai."

Un'ultima domanda: lei ha esordito a 16 anni. Oggi i giovani italiani bravi ci sono o è diventato difficile trovarli?
"I giovani ci sono, ma il problema è sempre il sistema. Mettiamo in piedi 'prodotti avariati' perché diamo loro input sbagliati, ma la qualità non si discute. Vedo allenatori come Baldini che hanno il coraggio di lanciare i ragazzi; quelli bravi arriveranno in Nazionale. Il punto è che per emergere serve la capacità di stringere il morso quando ce l'hai in bocca. Purtroppo, i nostri giovani oggi sembrano non avere più la dentiera."

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