Miccoli, l'inferno alla Juventus: "Luciano Moggi mi umiliò con l'episodio del pullman"
Nel corso di un'intervista concessa all'edizione odierna della Gazzetta dello Sport, Fabrizio Miccoli si è raccontato. Storico numero 10 del Palermo dal 2007 al 2013, con 81 gol in 179 presenze in maglia rosanero, nella sua passata carriera da attaccante ha giocato anche in grandi club della Serie A, specialmente la Juventus. Crescendo prima nelle giovanili del Milan.
Luciano Moggi, allora storico direttore sportivo dei bianconeri, riservò un trattamento particolare a Miccoli per aver rifiutato di essere assistito da suo figlio Alessandro: "Arrivato a Torino, molti mi consigliavano di firmare per la Gea di Alessandro Moggi", ha raccontato l'ex Perugia e Fiorentina, tra le altre. "Anche Antonio Conte, leccese come me. Il procuratore però ce l‘avevo, era Caliandro, e non volevo tradirlo. Non lo so se tutto quello che successe dopo avvenne per ripicca".
Su cosa accadde, ci ha pensato lo stesso protagonista a svelarlo: "Moggi padre mi punzecchiava sui tatuaggi, sull’orecchino, sui capelli, e quando ritornai dal prestito alla Fiorentina ci fu l’episodio del pullman. Loro avevano vinto lo scudetto (poi revocato per Calciopoli, ndr) e un giorno ci portarono in Comune per una premiazione. Io venni lasciato solo sul pullman, ad aspettare: una situazione umiliante. Mi cedettero al Benfica", il retroscena pesante nel passato in bianconero di Miccoli.











