Miccoli: "La frase su Falcone? Me ne vergogno". E racconta l'incontro con la sorella Maria"
Nel corso di un'intervista concessa all'edizione odierna della Gazzetta dello Sport, Fabrizio Miccoli ripercorre gli anni più bui del carcere partendo dall'intercettazione in cui pronuncia la frase "Quel fango di Falcone": "Me ne vergogno. Non so come mi siano uscite quelle parole. Era l’alba, eravamo usciti dalla discoteca, avevo la mente annebbiata. Queste sono le spiegazioni che ho dato a me stesso, ma non cerco scuse, posso soltanto scusarmi. Non mi perdono".
L'ex attaccante del Palermo ha poi raccontato l'incontro con Maria Falcone, sorella del giudice ucciso a Capaci dalla mafia: "Appena scontata la pena, finito l’affidamento, sono volato a Palermo, per incontrare la signora Maria e suo figlio Vincenzo. Ho chiesto scusa alla signora Falcone, le ho parlato della vergogna che provavo, di quanto rimorso avessi. Lei mi ha sorriso e ha detto: 'Ti perdono'. Mi sono commosso, mi sono sentito liberato dal vero peso che avevo addosso.
Ci siamo fatti una foto che tengo per me. Con Vincenzo sono in contatto, spero che a Palermo possiamo presentare il libro insieme, alla Fondazione Falcone". Il momento più difficile è stato il carcere: "Quando mi sono costituito, al penitenziario di Rovigo. Scesi dalla macchina e quell’ultimo tratto a piedi, verso il cancello, con il borsone sulle spalle, è stato terribile. Poi i documenti, la perquisizione...".











