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Turchia, Terim incorona Montella. E su Yildiz e Guler non ha dubbi: "Due da Pallone d'Oro"

Turchia, Terim incorona Montella. E su Yildiz e Guler non ha dubbi: "Due da Pallone d'Oro"TUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Niccolò Righi
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Niccolò Righi
Oggi alle 12:30Serie A

Assente da un Mondiale da ben 24 anni, la Turchia si presenta alla prossima rassegna iridata con l'ambizione di ritagliarsi un ruolo da protagonista e di essere una delle possibili sorprese del torneo. Merito del lavoro di Vincenzo Montella, che ha plasmato una nazionale a propria immagine e somiglianza: ricca di talento, equilibrata nel mix tra esperienza e gioventù e capace di esprimere un calcio moderno e coraggioso. Per approfondire pregi, prospettive e segreti della selezione turca, TuttoMercatoWeb ha intervistato l'ex commissario tecnico Fatih Terim, figura simbolo del calcio turco e allenatore di lungo corso con importanti esperienze anche in Italia.

In molti considerano la Turchia la possibile sorpresa del Mondiale: è d’accordo?
“Sia sì che no. Capisco perché un grande successo della Turchia al Mondiale potrebbe essere considerato una “sorpresa” da milioni di persone. In un torneo in cui nazionali come Spagna, Francia, Brasile, Argentina, Inghilterra e Portogallo sono viste come le naturali favorite, sarebbe certamente inaspettato vederci arrivare ai quarti di finale o oltre. Tuttavia, la Turchia ha grande potenziale. In questo torneo vogliamo trasformare quello che la gente considera ‘sorpresa’ in qualcosa di ‘normale’. La cosa importante è trovare continuità. Abbiamo partecipato agli ultimi tre Europei e, dopo 24 anni, torniamo in Coppa del Mondo. Questo traguardo era fondamentale. Quello che dico sempre è: dobbiamo esserci sempre, dobbiamo costruire stabilità e il successo arriverà. Nei tornei brevi, la programmazione è cruciale. I giocatori arrivano da stagioni molto intense, fatte di 40 o 50 partite, e poi si uniscono subito alle nazionali. Non è facile. Serve preparazione fisica e mentale. L’approccio migliore è passo dopo passo: prima superare il girone nel miglior modo possibile, poi passare agli ottavi, ai quarti e oltre. Credo che per la Turchia non ci siano limiti. Ciò che conta è essere nel torneo. La Turchia ha bisogno del Mondiale, ma anche il Mondiale ha bisogno della Turchia. Perché il nostro Paese non si limita a giocare i grandi tornei: li vive e li accende. Con i tifosi, l’energia e le emozioni, lascia sempre il segno”.

L’ha sorpresa il successo di Vincenzo Montella?
“Assolutamente no. Ho sempre creduto in Vincenzo, sia per la sua personalità sia per la sua esperienza e il suo talento. Tra la Turchia e Montella si è creata una grande armonia perché ha saputo fare un lavoro molto importante anche ad Adana, la mia città, all’Adana Demirspor, il club in cui ho iniziato il mio percorso calcistico. Qui da noi lavorare a livello di club è molto difficile. Da persona che ha vissuto una grande parte della carriera in un club enorme come il Galatasaray, con 30-35 milioni di tifosi, so cosa significhi la responsabilità. Ma in nazionale rappresenti un intero Paese. Soprattutto in Paesi emotivamente intensi come la Turchia, le critiche diventano molto più dure quando le cose vanno male. Abbiamo vissuto qualcosa di simile a Euro 2024, dove ho sottolineato l’importanza di sostenere sempre l’allenatore. Perché in tornei brevi non c’è tempo per vivere separatamente gioia e delusione: ogni giudizio dovrebbe essere dato solo a quadro completo. Ha creato una forte unità nella nazionale, e non è semplice. I giocatori si conoscono già bene; quando si ritrovano non partono da zero, ma funzionano come un sistema, quasi come una squadra di club. Questo è uno dei suoi grandi meriti. Non ho dubbi che continuerà così anche negli Stati Uniti: il mio cuore è con loro”.

Avere un leader come Calhanoglu può certamente aiutare l’allenatore…
“Hakan è una persona che conosco da moltissimo tempo. È un giocatore straordinario e un vero leader. Eravamo insieme quando ha esordito con la nazionale e oggi ha superato le 100 presenze con la maglia del suo Paese. Nel corso degli anni ha continuato a migliorare costantemente. Non è più soltanto un ottimo calciatore, ma un punto di riferimento capace di guidare la squadra e assumersi grandi responsabilità. È un'icona sia per l’Inter che per la nostra nazionale. I giocatori più esperti fanno molto più che scendere in campo: aiutano a crescere chi li circonda e indicano la strada ai compagni più giovani durante le partite. In una squadra che può contare su giovani talenti turchi impegnati nei principali campionati europei, come Premier League, Serie A, Liga, Bundesliga e Süper Lig turca, avere un leader come lui rappresenta un vantaggio enorme".

A proposito di giovani, che mi dice di due fuoriclasse assoluti come Yildiz e Guler?
"Sono la ragione per cui la Turchia può essere considerata una delle squadre più promettenti del Mondiale. Kenan indossa la 10 della Juventus ed è il giocatore su cui i bianconeri costruiranno il loro futuro. Arda è già al Real Madrid da tre stagioni. Sono contento per lui: già giocare nei Blancos è motivo di orgoglio, ma riuscire pure ad affermarsi è anche di più. E lui ci sta riuscendo. Sono due talenti straordinari, in futuro potranno contendersi il Pallone d'Oro e fare grandi cose per il Paese. Altri giocatori da seguire? Can Uzun è un altro talento nato nel 2005 che farà parlare di sé nella prossima stagione. E non posso non sottolineare che la Turchia dispone anche di quello che considero uno dei migliori portieri d'Europa: Ugurcan Çakir è un estremo difensore di altissimo livello".

Il suo nome è legato anche alla Serie A e al calcio italiano: come mai secondo lei l’Italia non riesce più a partecipare al Mondiale?
“Non è facile da accettare perché avrei tanto voluto vedere gli Azzurri nel torneo. Ma nel calcio non bastano nomi, storia e tradizione per vincere le partite. L’Italia ha ancora una grande cultura calcistica: tattica, disciplina difensiva e sviluppo dei giocatori non sono scomparsi. Tuttavia, il calcio moderno è cambiato: è più veloce, più fisico e più diretto. Se non ti adatti, fai fatica indipendentemente dal nome. Guardando la Serie A, ci sono club importanti, ma il gioco a volte può essere troppo controllato e prudente. Questo crea differenze in campo internazionale. Non direi mai “l’Italia è finita” perché sarebbe irrispettoso. Siete stati il miglior campionato del mondo tra gli anni ’90 e l’inizio del 2000, ma il calcio cambia e chi si adatta più velocemente ha un vantaggio. Sono certo che tornerete al Mondiale perché avete un DNA calcistico fortissimo, ma lo farete quando in Serie A si guarderà al presente con coraggio, non al passato. Il calcio a volte è duro, ma è anche un grande insegnante per chi sa imparare”.

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