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Un messaggio per Conte e Conceicao: la Juventus ribalta la Lazio e vince in rimonta 3-1

Un messaggio per Conte e Conceicao: la Juventus ribalta la Lazio e vince in rimonta 3-1TUTTOmercatoWEB.com
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sabato 06 marzo 2021 22:36Serie A
di Marco Conterio
Juventus-Lazio 3-1 al 90'

Il 3-1 della Juventus contro la Lazio è una lettera. Che finisce nel taschino di Antonio Conte e di Sergio Conceicao, che ora guardano i bianconeri dall'alto verso il basso ma che adesso hanno un messaggio recapitato col mittente torinese. La Vecchia Signora c'è. E grida le sue intenzioni al vento dopo una vittoria sudata e difficile. Sin dall'inizio, sin dai giudizi arrivati prima del fischio d'inizio. Perché il labile confine tra filosofia e pratica è il destriero che Pep Guardiola cavalca sin dagli albori della carriera. Una tattica liquida, giocatori che sanno cambiarsi d'abito e adattarsi. Camaleontici poliglotti, i suoi da sempre parlano più lingue in campo. Il terzino che fa il mediano, la mezzala che gioca trequartista, il falso nueve che con le sue idee nasce poi per antonomasia. Andrea Pirlo è l'altra Rondinella che fa primavera: giocava a Brescia agli albori della carriera proprio dove lo spagnolo ha scelto di vedere il tramonto della sua. E lì ha capito per la prima volta che il talento è universale a tal punto da aver bisogno dei momenti, più che di un unico binario. Sicché Danilo mediano, Alex Sandro centrale, Bernardeschi terzino. Il 4-2-3-1 per la prima volta con Kulusevski ala e non è un caso se la Juventus paga ancora per errori individuali.

La frittata di Kulusevski Nel mondo ideale tutto cambia perché nulla cambi. Però per gli interpreti i continui stravolgimenti non sono facili da digerire, tra necessità e virtù tattiche. Un po' quello e un po' l'approccio mentale, perché se Bentancur ha commesso una topica grande come il Portogallo in Champions, stavolta tocca a Kulusevski. Torna ala ma il retropassaggio è da novellino del ruolo: palla per Demiral ma arriva Correa di gran carriera dopo quindici minuti. Stringe, incrocia, segna. Sembra un dejavù, invece la Juventus reagisce. Sia per orgoglio, s'intende, ma anche perché rischia di essere un montante sull'obiettivo Scudetto di quelli da cui non ti rialzi.

La ribalta la Juventus Che si rialza. Prende un altro colpo, stavolta per una decisione dubbia da parte di Massa e del VAR: la palla, su incursione di Chiesa, tocca la mano largha di Hoedt. La quaterna giudica però la scivolata di Acerbi decisiva, nonostante l'alettone dell'olandese fosse più che spalancato. Proteste a squarcia gola, poi c'è Rabiot. Che è sempre sul valico, tra la strada che porta alle eterne promesse e l'alba di un nuovo inizio. Il mancino che trafigge Reina e sigla l'uno a uno è nel solco della seconda via. Da quel momento è quasi solo Juventus. Con un Chiesa al centro del villaggio, capace di correre più veloce di tutti e spaccare in due la Lazio. Morata corre più veloce di Hoedt e col mancino, al 58', fa il due a uno.

In due minuti La partita finisce lì. Finisce in due minuti, quando poi Milinkovic è ingenuo a travolgere Ramsey in area e Morata, ancora lui, segna il terzo su calcio di rigore. "Siamo la Juve", grida Demiral, è in una frase c'è tutto. Il prosieguo è un lungo rincorrersi d'emozioni a metà, con Szczesny che neutralizza un paio di conclusioni, Arthur e Bonucci che rientrano a giocare dopo gli infortuni. Poi Ronaldo. Pirlo lo ha tenuto fuori con sorpresa di molti, al fischio d'inizio. Nessun infortunio, ma scelta tecnica, perché talvolta pure chi ha del marziano nelle vene ha bisogno di tirare il fiato. E poi martedì c'è il Porto. Lo scoglio più grande, perché non s'apra di nuovo il processo alla Juventus. Perché il confine tra pratica e filosofia non torni a sembrare invalicabile, se non per Guardiola.

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