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Velasco: "Avrei regalato i libri anche ai calciatori: anche loro hanno cultura, c'è troppo pregiudizio"

Velasco: "Avrei regalato i libri anche ai calciatori: anche loro hanno cultura, c'è troppo pregiudizio" TUTTOmercatoWEB
Niccolò Righi
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Niccolò Righi
Oggi alle 21:15Serie A

Non è mai banale Julio Velasco e non lo è stato nemmeno qualche settimana fa, quando ha deciso di regalare ad ogni pallavolista della sua nazionale dei libri. “Non è una cosa strana: se lo è io non me ne sono mai accorto”, ha commentato il CT al Corriere della Sera: “Non amo i pregiudizi. E uno di questi è che gli sportivi non leggano. Non è cosi. A qualcuno passerebbe per la testa di chiedere a un pianista se legge? No. Il mio scopo non era invogliarle alla lettura. Non ci sono dietro messaggi. Ho regalato libri che io ho letto e amato. Tutto qui”.

Li avrebbe regalati anche ai calciatori?
“Certo, perché ci dovrebbe essere una differenza?”.

Loro provengono in gran parte da famiglie popolari…
“Ecco il pregiudizio. Amo il calcio per il suo carattere popolare che non credo difetti di cultura. Solo viene espressa diversamente. Anche i calciatori leggono. Vero che si esprimono in pubblico con mezze parole, la palla è rotonda... Temono di dire cose diverse. In un mondo con forti interessi. Tengono un basso profilo a costo di apparire banali. Devono gestire diversi problemi: rapporti con il procuratore, con i club, con la pressione dei media. I figli di intellettuali della loro età, saprebbero risolvere come loro le cose della vita?”.

Ma gli smartphone non rischiano di far apparire i libri come fossili?
“Borges diceva che la cultura è tutto quello che resta da ciò che dimentica l'informazione. La cultura non è avere informazioni. Ma su Internet ci sono le stesse polemiche scoppiate ai tempi della tv. Si diceva che avrebbe provocato la scomparsa del cinema. Non e andata così. Con Internet è uguale. La cultura non sparisce. Si leggeva più un tempo? Non credo. La letteratura per l'infanzia, al salone del libro di Francoforte non c'era 50 anni fa. Ora va molto forte. Prima c'erano solo gli intellettuali che avevano fatto il classico…”.

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