…con Gianluca Petrachi
Retegui in Nazionale è la fotografía del calcio italiano che non attraversa un momento felice. Come superare questa situazione? Tuttomercatoweb ne ha parlato con l’ex ds di Torino e Roma, Gianluca Petrachi, pronto a tornare in pista a stretto giro di posta.
Direttore, Retegui azzurro. Ma davvero c’era bisogno di lui?
“Non ho nulla contro gli oriundi. Certamente però il senso di appartenenza deve essere il sale della nostra Nazionale. Se uno non sente la maglia diventa tutto complicato. Proverei sempre a pescare giocatori italiani, sicuramente qualcuno poteva avere qualche possibilità. Poi non entro nel merito perché bisogna essere dentro per fare delle scelte. Se mi si dice che Mancini ha pochi giocatori che possono interpretare il ruolo penso invece che si poteva dare una chance a qualcuno”.
Ad esempio?
“Belotti rimane un attaccante italiano e di valore, anche sta giocando poco. Così come Scamacca, anche se è stato infortunato è buon giocatore. E poi Zaniolo è un giocatore che alla nostra Nazionale farebbe comodo. E c’è anche Zaccagni: ha fatto nove gol e cinque assist, se non c’è Chiesa non può non essere convocato. Capisco che la gestione possa essere complicata, ma è li che serve la capacità dell’allenatore. Vorrei comunque ricordare una cosa…”.
Prego.
“Conte ha giocato con Pellé che non era certo il Ciro Immobile della situazione, ossia il capocannoniere in campionato. Ma con la fiducia del tecnico in quell’Europeo fu uno dei più bravi”.
Come può migliorare il calcio italiano?
“Il problema nasce dai settori giovanili, che lavorano solo per il risultato e non per fare crescere i ragazzi. Se si danno pochi euro agli allenatori che hanno il compito di formare i talenti del futuro diventa tutto più complicato. Poi ci mancano le strutture. Se andiamo in Olanda o in Belgio fanno lavori per il settore giovanile che qui ce lo sogniamo. Poi oggi quando ci si trova davanti ad un bimbo che salta l’uomo l’allenatore gli dice ‘scarica’ perché pensa al risultato. Ma cosa importa se vinci il campionato Primavera e poi i calciatori non fanno carriera? Io vengo da un settore giovanile dove mi lasciavano la possibilità di sbagliare. Se oggi uno tenta la giocata l’allenatore dice ‘scarica, gioca semplice’. Questo ‘gioca semplice’ ha rotto le scatole. Gli istruttori sono sottopagati, quello bravo a certe cifre basse non ci viene. Le società dovrebbero investire più sui settori giovanili così da far uscire i calciatori. Un settore giovanile che deve essere d’esempio è l’Atalanta che continua a sfornare talenti”.
A propósito di talenti. Che impatto Kvaratskhelia a Napoli…
“Lo conoscevamo, nel mio database avevo scritto ‘da prendere’. Ma l’impatto è stato così prepotente e disarmante tale da aver convinto tutti. È un giocatore completo. Il Napoli ha preso un calciatore fortissimo, complimenti”.
Brilla anche Kim, a sorpresa leader della difesa.
“Mi ha stupito: avevo detto che era da vedere live perché lo trovavo un po’ macchinoso, li mi sono sbagliato”.
A Scudetto acquisito, in estate uno tra Kvaratskhelia e Osimhen potrebbe essere sacrificato.
“Ha venduto anche l’anno scorso e si pensava potesse essere una disfatta. Invece chi ha sostituito i partenti sta facendo meglio di loro. Il Napoli continua ad essere un club virtuoso come è giusto che sia”.
Prima accennavamo a Belotti. Alla Roma non è certo un protagonista. Sbagliato andare via da Torino senza avere altre opportunità?
“Credo che fosse arrivato in una situazione in cui doveva andare via. Probabilmente c’erano più i contenuti affinché rimanesse. Penso fosse arrivato a fine corsa. Sul fatto che non abbia trovato la squadra di livello subito non entro nel merito ma certamente s’è preso una grande responsabilità andando alla Roma sapendo di essere l’alternativa ad Abraham. Ha bisogno di giocare con continuità per trovare un rendimento ottimale. Se sta bene può fare la differenza. È un giocatore su cui puntare, è in fase di completamento. Quel poco che ha giocato qualcosa ha fatto. Giocare a singhiozzo non è facile. Le valutazioni dovrebbero essere fatte in virtù di ciò che può conquistare: se andasse a giocare con continuità da un’altra parte certamente avrebbe grandi chance di tornare in Nazionale”.
E lei direttore? Pronto a tornare in pista?
“Ho avuto proprio recentemente un colloquio, credo che entro dieci-quindici giorni la situazione sarà più chiara”.






