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Tra Guardiola e i fantasmi del passato: l’Arsenal di Arteta e un destino che sembra scritto

Tra Guardiola e i fantasmi del passato: l’Arsenal di Arteta e un destino che sembra scritto TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 12:06Calcio estero
Michele Pavese

Una stagione straordinaria che rischia di chiudersi come tutte le altre. È il paradosso dell'Arsenal di Mikel Arteta: nel momento decisivo, qualcosa si inceppa e tutto va a rotoli. Il primo colpo è arrivato in finale di EFL Cup contro il Manchester City; poi l’eliminazione in FA Cup contro il Southampton, che ora affronterà proprio la squadra di Guardiola in semifinale. E in campionato la strada non è più in discesa: con la vittoria di ieri, il City è tornato lì, a tre punti di distanza, con una partita in meno e soprattutto con la sensazione psicologica di aver già ribaltato l’inerzia. Perché il vantaggio dei londinesi si è dissolto nelle ultime due settimane, con due sconfitte tremende.

È qui che si riapre un tema atavico, quasi identitario: la difficoltà dei Gunners nel trasformare la qualità in titoli. Da più di vent’anni, dagli Invincibili di Arsène Wenger, il club vive una contraddizione costante: competere sempre, vincere raramente. Una lunga sequenza di "quasi trionfi", di progetti solidi ma incompiuti, che nel tempo hanno costruito più una narrativa di attesa che di successo. Una storia raccontata magistralmente da Nick Hornby in "Febbre a 90°", non tanto come cronaca sportiva ma come condizione emotiva: l’Arsenal è appartenenza totale, anche quando perde, anche quando fa male. Una forma di fedeltà che riesce a sopravvivere ai risultati, ma che non cancella la frustrazione del tifoso.

Oggi Arteta si trova esattamente in quel punto di tensione: tra crescita e giudizio. Perché la squadra è costruita per vincere e anche in Champions League il percorso è ancora aperto, con la semifinale contro l’Atletico Madrid alle porte. Ma il rischio concreto è che tutto resti sospeso, anche perché sullo sfondo c’è sempre lui, il riferimento inevitabile: Pep Guardiola, avversario e mentore. L’ombra lunga di chi ha insegnato ad Arteta un modello di calcio e ora si ritrova ad essere il principale ostacolo alla sua consacrazione.

Il punto è che questo Arsenal non è più una squadra in costruzione ma un gruppo che deve vincere qualcosa. E quando si passa progetto ad obbligo, cambia il peso di ogni dettaglio. Un'altra grande stagione senza trofei non cancellerebbe i progressi ma li trasformerebbe in dannazione.

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