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Dal calcio alle gelatine nello Yorkshire, come ha cambiato vita Daniele Mannini

ESCLUSIVA TMW - Dal calcio alle gelatine nello Yorkshire, come ha cambiato vita Daniele ManniniTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico Gaetano
mercoledì 14 aprile 2021 10:02Che fine ha fatto?
di Gaetano Mocciaro

Dal calcio alle gelatine, dall'Italia all'Inghilterra: Daniele Mannini ha radicalmente cambiato vita. A 37 anni e dopo essersi dedicato solo al pallone si è reinventato in una nuova professione, in un nuovo paese. Oggi con la sua famiglia vive a Beverley, cittadina di 29mila abitanti nello Yorkshire. Ai microfoni di Tuttomercatoweb ci racconta la sua storia:

Cosa fa adesso Daniele Mannini?
"Lavoro come sales executive presso Healan Ingredients Ltd (www.healan.com). L'azienda si occupa di fornitura di gelatine di origine animale e addensanti, stabilizzanti e emulsificanti di origine vegetale per l'industria alimentare a livello europeo. Ho il compito di sviluppare una nuova linea di prodotti chiamata "Mr.P ingredients", puoi trovarci su LinkedIn, Instagram e Facebook. Attualmente sono stati spediti al magazzino Amazon e in pochi giorni saranno disponibili per l'acquisto”.

Cosa ti ha portato in Inghilterra?
"L'azienda è di mio suocero. La voglia invece è tutta mia ed è la considerazione più ampia. È un'esperienza a livello familiare. Volevamo che la bambina più grande cominciasse la prima elementare in Inghilterra".

Da qui alla rescissione contrattuale col Pontedera
"La stagione passata avevo chiesto il rinnovo di contratto ma non mi è stato offerto, l'impegno era venuto meno e a quel punto ho preferito fare questa scelta. Anche per la soddisfazione di mia moglie che ha studiato tanto, voleva lavorare ma finché ho giocato si è occupata della famiglia".

Insomma, l'idea di abbandonare il calcio era già maturata da tempo
"Sì, avevamo già deciso che una volta appesi gli scarpini al chiodo avrei assecondato più lei".

Dal calcio alle gelatine, due mondi paralleli
"Provavo un forte desiderio di imparare cose differenti, conoscere un mondo che non conoscevo che è quello del lavoro. Ho vissuto di solo calcio e quindi mi ci sono buttato a capofitto. Quindi dalle 9 del mattino in ufficio fino a sera, imparando e facendo esperienza. Ho fatto diversi giorni in laboratorio, seguendo i test che vengono fatti i prodotti, vedendo cucinare quando ci sono prove specifiche, aumento il bagaglio di conoscenza praticando".

Sei arrivato in Inghilterra in un periodo delicato, in piena pandemia
"Una situazione che ha terribilmente complicato le cose. Ammetto che a un certo punto ho tentennato un po' a restare in Inghilterra. Abbiamo però riflettutto e deciso di andare avanti".

In pratica hai potuto godere poco dell'Inghilterra
"L'area di Hull è sempre stata in zona rossa. Non abbiamo goduto praticamente niente di ciò che potremmo godere dell'Inghilterra. La cosa più difficile è stata mantenere le distanze con le persone e non poterle frequentare integrandoci al 100%. Ma sicuramente non mi farò mancare momenti di confusione a tavola appena si potrà nuovamente. Adoro cucinare e poi a tavola non si invecchia mai!".

Cambiare totalmente lavoro, per di più passando dall'italiano all'inglese. Come procede?
"Comprendere l'inglese degli inglesi è ancor più complicato, ma è una difficoltà che piano piano sto superando. L'applicazione che mettevo sul campo da calcio la metto anche qui nel quotidiano".

In che stato hai trovato il calcio?
"Negli ultimi anni di carriera ho assistito a fallimenti, casini societari, annate che non sono andate come ci si aspettava. E questo credo che abbia inciso anche sulla mia scelta di voler cambiare".

Ne sei uscito deluso, quindi
"Se devo essere sincero il mio fine carriera l'avevo immaginato a Pisa fino alla data della rottamazione, ma non è andata così e questo mi ha condotto fino a dove sono felicemente oggi quindi va benissimo comunque. Dopo Pisa ho voluto continuare ancora per un anno e mezzo a Pontedera per dimostrare a me stesso che ero ancora in forma, in condizione più che buona. Avventura finita nella miglior maniera possibile per tutti e due visto che io ero libero di cominciare una vita differente e la società ha potuto risparmiare il mio ingaggio avendo già raggiunto a gennaio l'obbiettivo stagionale della salvezza".

19 anni tra i professionisti per te: qual è stato il momento più bello della tua carriera?
"Sicuramente quando ci siamo qualificati con la Samp ai preliminari di Champions".

Preliminari maledetti, che hanno portato a una stagione seguente da incubo
"Contro il Werder Brema abbiamo perso all'ultimo minuto, siamo andati ai supplementari ormai stanchissimi e non siamo passati. Il resto della stagione è poi figlia di scelte sbagliate: Marotta e Delneri avevano creato qualcosa di fantastico, col loro addio il giocattolo si ruppe. Cambiando la guida è cambiato tutto. Del resto le squadre e le società hanno meccanismi sensibili e devi stare attento a spostare qualcosa. L'addio di Pazzini e Cassano ha dato infine il colpo di grazia. A livello personale il fatto che Delneri fosse andato via per me fu pesantissimo, perché è stato un allenatore che ha esaltato gli esterni, quindi il mio ruolo. Col suo addio sono iniziati i cambi di modulo e io stesso ho dovuto adattarmi in ruoli non miei".

Nostalgia per il calcio?
"La carriera è finita, l'ultimo anno e mezzo in maniera dolce e mi ha permesso di uscire dal calcio senza la voglia di continuare a giocare".

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