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Non è più quella che era, non è quella che vorrebbe diventare: fotografia della Juventus, un ibrido 'costruito' con le decisione prese dal 2018 in poi

Non è più quella che era, non è quella che vorrebbe diventare: fotografia della Juventus, un ibrido 'costruito' con le decisione prese dal 2018 in poiTUTTOmercatoWEB.com
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domenica 21 febbraio 2021 08:58Editoriale
di Raimondo De Magistris
Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012

Cosa succede alla Juventus non è questione che può essere spiegata in poche righe o osservando solo le partite di questo 2021. Chi è attualmente la Juventus è domanda la cui risposta non può cambiare in base all'ultima partita ma necessita di uno sguardo d'insieme sul progetto. Sulle scelte degli ultimi anni. Perché questa Juventus è peggiorata in Champions da quando è arrivato Cristiano Ronaldo, ad esempio, è riflessione che non riguarda CR7 in sé - campione dal talento indiscutibile - ma in quale contesto s'è deciso di inserire Ronaldo, con quali conseguenze, quali scopi e obiettivi. E il tutto va oltre la sconfitta di Oporto, e andrà oltre anche l'eventuale, possibile, passaggio del turno. Perché una sconfitta per 2-1 in trasferta è risultato più che rimontabile nel match di ritorno ma tre sconfitte consecutive nell'andata degli ottavi di Champions con tre allenatori diversi sono invece da analizzare oltre il singolo risultato. E quindi è giusto fare luce su cosa è accaduto dal 2018 in poi per arrivare a capire di cosa è frutto questa squadra.

Estate 2018. La Juventus nella stagione precedente era stata eliminata dalla Champions League ai quarti di finale. La spettacolare notte di CR7 allo Stadium con la maglia dei blancos, l'epica rimonta al Bernabeu tramutata in tragedia da un rigore trasformato, sempre dal portoghese, al 98esimo: 0-3 all'andata, 1-3 al ritorno. Real Madrid in semifinale e poi, successivamente, campione d'Europa. Era quella una Juventus nel gotha del calcio europeo, cresciuta anno dopo anno grazie a due finale di Champions nei tre anni precedenti. Al termine di quella stagione la riflessione dominante fu: "Ci manca solo la ciliegina sulla torta, l'ultimo tassello per vincerla questa Champions". E chi meglio di Cristiano Ronaldo che l'ha vinta per tre anni consecutivi? Sembrava associazione quasi automatica: in realtà non sarà così, perché quella ciliegina diventerà l'intera torta. In quella Juventus arriva Cristiano Ronaldo e torna Bonucci, che rientra alla Juve in uno scambio che porta al Milan Higuain. Resta Allegri, che adesso ha l'obbligo di portare fino in fondo la missione: vincere la Champions League.

Stagione 2018/19. Vincere il campionato sarà una passeggiata, il Napoli di Ancelotti come rivale non si rivelerà quello di Sarri. Tutt'altro. Al suo primo anno bianconero, Cristiano Ronaldo chiude già la Serie A con 21 gol. Tantissimi. Eppure i numeri dicono che la Juventus non segna più come prima: in quel campionato, il secondo miglior marcatore bianconero fu Mario Mandzukic con 9 reti. La Juve chiuse il campionato con 70 gol di cui 21 di CR7, l'unico in doppia cifra. Nel campionato precedente, le reti realizzate furono 86, di cui 38 dalla coppia Dybala-Higuain.
Ma è in Champions che si consuma il patatrac: l'andata degli ottavi è un disastro, poi nel match di ritorno Cristiano Ronaldo fa un autentico capolavoro e capovolge tutto, eliminando l'Atletico Madrid. Non ci riuscirà anche ai quarti, e la Juventus saluterà la competizione contro l'Ajax.

Estate 2019. Iniziano i processi. "Il problema - si dirà - è il gioco di Allegri. Troppo poco europeo". Allegri dal suo punto di vista privilegiato chiede alla società di cambiare e tanto, c'è un ciclo che s'è esaurito e ci sono tanti investimenti da fare. Andrea Agnelli, al contrario, pensa che invece la squadra sia quella giusta. Che ad esaurirsi sia stato il ciclo Allegri e che quella critica che all'epoca andava per la maggiore fosse quella corretta: la Juventus per vincere in Europa deve essere anche bella. Deve vincere e dare spettacolo. E chi meglio di Sarri, che ha sia dato spettacolo col Napoli che vinto l'Europa League col Chelsea? Arriva lui, arriva De Ligt, torna Higuain. E va via Cancelo per far spazio a Danilo.

Stagione 2019/20. Da Sarri ci si aspetta una Juventus bella e vincente, ma il sogno svanisce ancor prima di iniziare a sognare. Perché a far fuori Sarri - oltre al personaggio, ritenuto non da Juventus - fu lo stesso Sarri, che a un certo punto abdicò dal fare il Sarri. Dall'alto della sua esperienza, cominciò a parlare come Allegri e questa fu la sua condanna. Svuotò il motivo per cui era arrivato.
Sarri lo fece perché capì che la Juventus non era e non è costruita per giocare come faceva il suo Napoli. Era costruita su Cristiano Ronaldo, che in quel campionato salì dai 21 gol del campionato precedente a 31. Dieci in più, eppure la Juventus ha chiuso la scorsa Serie A solo col quinto miglior attacco. Nel 2018/19, CR7 ha realizzato il 30% dei gol complessivi della Juve in campionato. Nel 2019/20, il 40%. Non la ciliegina sulla torta, ma la torta appunto. CR7 come straordinario punto di forza ma anche un limite. Perché il suo investimento ne ha impediti altri dieci, perché il suo catalizzare le azioni offensive ha limitato la crescita di chi gli era intorno, perché Ronaldo in questa ultima fase della sua carriera è straordinario finalizzatore ma non calciatore che gioca per e con la squadra. E nelle squadra più forti, cool e vincenti degli ultimi anni, tutti hanno giocato con e per la squadra. In Champions il secondo patatrac consecutivo: questa volta l'eliminazione è arrivata agli ottavi e nel match di ritorno contro il Lione non è bastata la doppietta di Ronaldo.

Estate 2020. Sarri va via. Non è adatto a rappresentare l'immagine Juve, non ha portato quello che da lui era atteso. Ma la Juventus, causa pandemia e tempi ristretti, non ha tempi e modi per scegliere un top allenatore per sostituirlo. E allora Andrea Pirlo diventa ben presto da allenatore esordiente alla guida dell'Under 23 ad allenatore esordiente alla guida della prima squadra. Una sfida più rischiosa che affascinante, una sfida a lungo termine, una scelta diretta di Andrea Agnelli. A parlare per Pirlo solo la sua tesina di Coverciano, che si rifà all'avanguardia del calcio europeo. Quindi calcio offensivo e totale: quello che avrebbe dovuto portare Sarri, si spera, possa portarlo Pirlo. Con un colpo da Maestro, come fece all'epoca Guardiola al Barcellona.
Sul mercato cambia tanto, tecnico giovane per una rosa più giovane. E quindi via Higuain, Matuidi e Khedira per far spazio a Kulusevski, McKennie e Chiesa.

Stagione 2020/21. L'analisi in questo caso è per forza di cose parziale. Dopo 21 giornate, la Juventus ha 42 punti: mai così male dopo l'anno di Delneri. Una squadra fragile, un progetto che sembra partito dall'arredamento degli interni prima ancora che dalla costruzione delle fondamenta. La Juventus ha il sesto miglior attacco del campionato, segna meno di 2 gol a partita e come nel passato campionato il 39% sono di Cristiano Ronaldo. Ancora una volta, è lui l'intera torta.
Con l'inizio del 2021 Pirlo ha capito che senza solidità difensiva il campionato sarebbe scivolato via. Ha fatto un passo indietro, anche a discapito dello spettacolo, per proporre una squadra più solida. Qualcuno ci ha rivisto una Juventus 'allegriana'. Un aggettivo che nell'ultimo anno di Allegri sembrava quasi un'offesa e che adesso, invece, viene usato come sinonimo di 'luce in fondo al tunnel'.
E' una svolta che però non convince del tutto nemmeno lo stesso Pirlo: contro il Porto, come se lo switch fosse automatico, è tornato a proporre una Juve dominante nel possesso palla ed esasperata nella costruzione del gioco dal basso. I risultati sono stati tutt'altro che eccezionali.

E arriviamo alla fine. Come ogni anno, Andrea Agnelli ha rimandato a fine stagione le conclusione definitive. Questa Juventus, anche tecnicamente, è squadra inferiore rispetto a quella dell'ultimo biennio di Allegri ma soprattutto sembra squadra senza una meta precisa. Senza una precisa identità: non è più solida e vincente a tutti i costi e non è diventata alla moda e spettacolare (e poi di conseguenza vincente) come invece sperava potesse diventare la proprietà. E' un ibrido, è chiaramente dipendente dal suo giocatore più forte, Cristiano Ronaldo. E naviga a vista, che per la Juventus è certamente un'anomalia.

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