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Vince chi sbaglia meno: una (brutta) Supercoppa è la fotografia di un intero campionato

Vince chi sbaglia meno: una (brutta) Supercoppa è la fotografia di un intero campionatoTUTTOmercatoWEB.com
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giovedì 13 gennaio 2022, 08:00Il corsivo
di Ivan Cardia

È emblematico che a decidere la Supercoppa italiana, primo trofeo stagionale, sia stato un errore. Quello abbastanza marchiano di Alex Sandro: il terzino brasiliano della Juventus, per la cronaca, è ormai il lontano parente dello stantuffo di qualche stagione fa. Topica a parte, si è infilato in un percorso nel quale sembra quasi normale che il minimo sindacale sia la massima aspirazione possibile. Metterci il carico, poi, è la ciliegina amara alla torta che Simone Inzaghi ha cucinato a Massimiliano Allegri. Ma torniamo a noi.

Vince la squadra più forte. L’Inter è più forte della Juventus. E anche di parecchio. Non l’abbiamo scoperto ieri sera, ma il confronto diretto è stato l’occasione per averne conferma. I bianconeri, intendiamoci, si sono presentati ai minimi termini. Di fatto, Allegri non aveva i suoi sei migliori giocatori, escluso Chiellini. Chi per un motivo, chi per un altro. Oltre a Chiesa - che, purtroppo per la Juve e non solo per essa, mancherà a lungo - mancava il green pass di Szczesny. Ma anche gli squalificati Cuadrado e De Ligt, così come Bonucci. E infine Dybala, in panchina per precauzione e chissà se immusonito dall’ennesima bordata - ma perché? - piovutagli addosso dalla dirigenza. In sintesi, vi erano tutti gli ingredienti perché non ci fosse partita. Invece, la Vecchia Signora in qualche modo ha retto l’urto, e da questo punto di vista ha ragione chi sostiene - Allegri in primis - che dalla sconfitta si possano comunque trarre parecchie cose positive. Che la differenza l’abbiano fatta giocatori entrati dalla panchina - Sanchez, ma anche Darmian e Correa - è però un buon indicatore di quel che l’Inter ha e la Juventus no. Profondità.

La più forte è quella che ha meno lacune. Arriviamo così al punto: oggi l’Inter è la squadra più forte d’Italia. Ma non è, per esempio, più forte dell’anno scorso. Al massimo è riuscita in qualche modo - chapeau Marotta e Ausilio - a non indebolirsi più di tanto, pur avendo perso i suoi due top player. Ha tenuto e ha beneficiato dell’eredità di Conte: uno che spremerà pure i suoi giocatori, ma poi la storia insegna che lascia materiale fertile per chi arriva. È la più forte perché ha retto, mentre il resto del gruppo o sbanda o non è riuscito a rinforzarsi in maniera decisiva. L’Inter è più forte della Juve perché quest’ultima è in piena rifondazione e non è chiaro se abbia toccato il fondo - e quindi sia pronta a risalire - o debba arrivarci. Ma l’Inter è più forte anche di Milan, Napoli, Atalanta, per il semplice fatto che nessuna di queste è significativamente più forte o completa di quanto non lo fosse un anno fa. In questo contesto, ai nerazzurri basta rimanere in linea di galleggiamento e commettere il minor numero di errori possibili per conquistare un trofeo. Ieri la Supercoppa. Domani, chissà, lo scudetto. Tocchino legno, ferro o quel che gli pare alla Pinetina: sotto questo profilo è difficile dare torto ad Allegri, può perderlo solo l’Inter.

È stata una bella Supercoppa? Ci sono stati tre gol: una folata, un rigore, un errore. Senza sbagli non ci sono reti: vero. Ma, un po’ come il 4-3 della stessa Juve alla Roma nel weekend, o molte altre partite del nostro campionato, la sensazione è che lo spettacolo arrivi più per i demeriti di chi perde che per i meriti di chi vince. È stata una partita, quella di ieri sera, in cui è risultato molto complicato trovare una prestazione davvero soddisfacente da parte di qualche singolo, che riempisse gli occhi. Persino gente come Barella - con tutta probabilità il miglior giocatore in campo in assoluto - Lautaro, Locatelli o il ritrovato Bernardeschi non hanno emozionato. È un momento complicato per il calcio italiano, in cui il materiale tecnico non è di primissima qualità e le partite belle, intense, diventano una rarità. La cosa migliore: i tifosi a San Siro. In queste quantità li rivedremo tra qualche tempo, ahinoi. Per il resto, il primo trofeo della stagione - che, va detto, storicamente non è prodigo di spettacolo: basti pensare a quello vinto dalla Juve sul Napoli un anno fa - rischia di averla fotografata tutta.

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