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Carlo Nesti: “Per la Juve un test di recupero dell’autostima"

Carlo Nesti: “Per la Juve un test di recupero dell’autostima"
Ieri alle 11:10La scheda di Carlo Nesti
di Carlo Nesti

Questo è il diario dei miei "pensieri", in formato "NES-tweet", o in formato più esteso, a partire dal giugno 2021, fino ad oggi, in ordine inverso.

15-9-2021
Carlo Nesti: “Per la Juve un test di recupero dell’autostima”

L’avversario era modesto, ma la Juventus doveva dimostrare, a prescindere dal valore del Malmoe, di sapere incamminarsi sulla strada della ripresa. Sul campo, si è visto un saggio di quanto vuole essere la squadra di Allegri. Difesa compatta, con baricentro medio-basso. Centrocampo equilibrato, con non più di 10 passaggi, prima di provare la verticalizzazione. Esterni sempre pronti ad allargare la manovra. Attaccanti disponibili ad accelerare, combinando di prima. In questa chiave, Cuadrado a destra, e Dybala dietro a Morata si sono anche divertiti, con uno spazio, a sinistra, che vedrà presto Alex Sandro e Chiesa (al posto di Rabiot) muoversi in tandem. Molto interessante la variante Kean, che ha riscattato Napoli, in quanto ha lo stesso DNA delle altre punte, e cioè la predisposizione alla profondità.

7-9-2021
Carlo Nesti: “Roma da scudetto: non ci credete?”

Se c’è una squadra, che merita la massima attenzione, dopo l’avvio stagionale, questa è la Roma. Dopo le delusioni sparse da Pallotta, i Friedkin erano arrivati con un motto suggestivo: “Risvegliare il gigante addormentato”. Forti di un patrimonio di 4,1 miliardi di dollari, non si sono spaventati davanti ad un passivo di 204 milioni di Euro, e ne hanno spesi 591 per acquistare il club. Non potendo, dopo Totti, affidare ad un giocatore principesco il traino della squadra in campo, si sono rivolti ad un allenatore simbolico, e cioè Mourinho. Non sono bastati, per esaltare la piazza, i 7,5 milioni per 3 anni destinati al tecnico, perché sono stati investiti 45 milioni per il più grande affare di sempre: Abraham. Domanda: non è che stiamo parlando troppo poco della Roma? Vi faccio 8 nomi, che rendono la squadra da scudetto: Rui Patricio, Cristante, Veretout, Pellegrini, Mkhitaryan, Zaniolo, El Shaarawy ed Abraham. Ora ci credete?

1-9-2021
Carlo Nesti: “Mercato: chi ha perso non è perduto”

E’ un mercato atipico, nel quale succede che chi perde, all’inizio, pedine d’oro, rimonta e brilla. L’Inter non è più quella di Conte, Hakimi e Lukaku, ma Simone Inzaghi è in grado di esaltare Calhanoglu, Dzeko e Correa. Il Milan non è più quello di Donnarumma e Calhanoglu, ma uomini come Giroud sembrano assecondare la crescita dei giovani, tipo Brahim Diaz. La Juventus si alleggerisce, economicamente, cedendo Ronaldo, ma non è ancora in grado di sopperire a livello corale, incerta in Dybala, nel regista e nel centravanti. Roma è la piazza nella quale gli allenatori possono lasciare il segno maggiore: Mourinho trainato dalle risorse di Friedkin e da Abraham, mentre Sarri ricavalca l’onda lunga delle sue idee coraggiose. Atalanta e Napoli partiranno, con la professionalità di Gasperini e Spalletti, da basi simili al passato, senza perdere Gosens, Zapata, Koulibaly e Insigne.

24-8-2021
Carlo Nesti: “Juve: atteggiamenti sbagliati più dell’erroraccio di Szczesny”

Vincono Atalanta, Inter, Lazio, Milan, Napoli e Roma. L’unica grande, che stecca, è la Juventus. Niente di drammatico, ma c’è una frase di Allegri, che induce a riflettere: “Noi abbiamo tanti uomini adatti al contropiede, mentre, quando dobbiamo costruire, andiamo in difficoltà”. Conoscendo la fama di risultatista dell’allenatore, non possiamo stupirci. Tuttavia, colpisce il modo esagerato, con il quale i bianconeri hanno lasciato campo ai friulani. I rilievi statistici sanciscono che ben 9 giocatori su 11 si sono mossi, mediamente, nella propria metacampo, in fase attendistica. Non sapere speculare su un vantaggio di 2 gol, e incoraggiare Gotti a rendere sempre più audace il suo assetto tattico, mi sono sembrati atteggiamenti imperdonabili, più dell’erroraccio di Szczesny.

17-8-2021
Carlo Nesti: “L’inevitabile destino del Toro di Cairo”

Il Toro di oggi non è all’altezza (da anni) dell’ascesa imprenditoriale di Cairo. Così come il Toro di oggi non è all’altezza della crescita professionale di Juric. Siamo a metà agosto, ad un passo dall’inizio del campionato, e bisogna avere il coraggio di ammettere che, a livello ambientale, se non fosse stato per una stagione e mezza di Covid, e stadi deserti, la società e la squadra sarebbero state sistematicamente contestate. Non sarò mai io a disprezzare la bontà del bilancio granata, tale da mettere al riparo il club da qualsiasi affanno economico. Ma è altrettanto vero che i 22 milioni spesi inutilmente per Verdi, 2 anni fa, hanno trasmesso nel proprietario il terrore di avventurarsi in altri esborsi, appena al di sopra del normale. E così, al di là di episodici ritocchi, come Mandragora e Sanabria, il Toro resterà sempre una formazione che galleggia con il salvagente, senza azzardare mai una bracciata di nuoto.

10-8-2021
Carlo Nesti: “Il contrasto fra l’azzurro dei trionfi e il grigiore del mercato”

Dopo la grande giostra delle panchine, il tracollo economico targato Covid ci sta regalando un mercato malinconico, come mai nel recente passato. L’Inter è costretta a cedere Hakimi e Lukaku. La Juventus temporeggia per Locatelli. Il Milan non può trattenere Donnarumma e Calhanoglu. La Lazio non riesce a fornire le pedine in grado di sostenere il gioco di Sarri. Il Napoli rischia di spezzare il cordone ombelicale con Insigne. La Roma perde Dzeko, e colleziona cartellini rossi da nevrosi. Dopo avere dipinto di azzurro l’estate, fra Europei e Olimpiadi, un fitto grigiore pesa sull’inizio della nuova stagione. E proprio gli allori di Wembley e Tokio sembrano indicare che solo la strada delle idee può portarci fuori dalla galleria dei bilanci sinistrati e pericolanti. E’ un brusco ritorno alla realtà, che non deve soffocare, però, l’autostima di questa Italia vincente.

4-8-2021
Carlo Nesti: “Il cuore azzurro batte lontano dal divismo”

11 luglio e 1 agosto 2021: sarà difficile dimenticare queste 2 date, in chiave azzurra. Dall’abbraccio di Mancini e Vialli, a quello di Jacobs e Tamberi. Dal tendine di Achille di Spinazzola, punto di arrivo di una splendida avventura, al tendine di Achille di Gimbo, punto di partenza di una resurrezione lunga 5 anni. E’ tanto quanto basta per delineare una evoluzione nel “made in Italy”. Dal paese dei santi, dei poeti e dei navigatori, dentro una cornice molto individualistica, si passa ad una nuova dimensione collettiva. Il gioco di squadra, inteso anche come efficienza di uno staff, attorno al singolo, sublimato dalla capacità di soffrire, in modi differenti. Sia negli Europei, sia nelle Olimpiadi, il cuore azzurro ha battuto forte, scandito sempre dall’epica degli eroi, e mai dall’egocentrismo del divismo.

27-7-2021
Carlo Nesti: “Conte si aspettava il ridimensionamento dell’Inter: quale?”

Quando Antonio Conte gettò un secchio di acqua gelata sull’entusiasmo per lo scudetto, annunciando il divorzio dall’Inter, in tanti pensammo la stessa cosa. Se l’allenatore è stato costretto a prendere questa decisione, è perché Suning sta per cedere molti pezzi pregiati, compromettendo la competitività dall’Inter. Siamo a fine luglio, e l’unica perdita rilevante è quella di Hakimi, per quasi 70 milioni. Sono da escludere sorprese, come, ad esempio, la perdita di Lautaro. Di conseguenza, sul piano tecnico, niente catastrofe annunciata, ma solo movimenti non riguardanti i titolari. Perché, dunque, Conte si è ritirato? Sinceramente, sono sorpreso ancora adesso.

20-7-2021
Carlo Nesti: “Ronaldo e il revival di una dichiarazione di guerra”

Ronaldo, con il suo tradizionale ed egocentrico ermetismo, ha scritto su Instagram che è “giunta l’ora delle decisioni”. A molti sarà venuta in mente l’infausta dichiarazione di guerra di Mussolini nel 1940. Scherzi a parte, non infastidisce soltanto l’alone di mistero, che circonda ogni passo di CR7, ma anche l’illegittimità del pensiero, legato alla precisazione che sarà lui, e soltanto lui, a decidere il futuro. Ronaldo, infatti, continua a considerare un giochetto personale il contratto da 31 milioni, che lo lega per la quarta stagione alla Juventus. E continua a dimenticare che spetta alla società questa “ora delle decisioni”, e non a lui. Fuoriclasse sì, riconoscente no.

13-7-2021
Carlo Nesti: “Riviviamo le emozioni di Italia-Inghilterra"

Impiegare questo link per vedere e sentire:
https://www.youtube.com/watch?v=q3RHK1WV8jg

12-7-2021
Carlo Nesti: “Italia: le virtù di una rivoluzione calcistica”

“Football is coming Rome”. Gli inglesi avevano dato per scontato, che ci fosse una “h”, quella di “home”, al posto della nostra “R” di ”Roma”. Al contrario, festeggiamo una Nazionale azzurra, che Mancini ha plasmato, per la prima volta da sempre, in chiave giochista, palleggiatrice, aggressiva e offensiva. Una rivoluzione, che ci ha portato a non perdere da 34 partite, a vincere 27 volte, a segnare ben 92 gol, a incassarne appena 18, e a restare imbattuta per 1168 minuti. Ma la novità di questi Europei è stata aggiungere alla capacità di giocare, come contro Turchia, Svizzera e Galles, la capacità di soffrire, come contro Austria, Belgio, Spagna e Inghilterra, con Donnarumma silenzioso “antifurto” della porta azzurra. Nell’abbraccio fra 2 vecchi amici, Mancini e Vialli, ci siamo tutti noi.

10-7-2021
Carlo Nesti: “Sostituzione di Rimedio: quando capitò a me con Pizzul”

Avevo sempre sognato, sin da quando usavo le radiotrasmittenti da bambino, un mondo nel quale tutti fossero collegati in movimento, e potessero fare ciò che oggi consentono i cellulari. Il 17 luglio 1994 è la prima volta in cui la telefonia mobile mi permette un grande scoop, e questo avviene il mattino della finale dei Mondiali statunitensi: Brasile-Italia. Chiamata per Antonello Valentini (Federcalcio), dall'auto che mi porta allo stadio: non solo Baggio giocherà, ma scenderà in campo anche Baresi, a 15 giorni dall'intervento di menisco. Avrò l'onore di essere la “spalla” di Bruno Pizzul durante la telecronaca: io, meticoloso all'esasperazione, con la tabella fitta di appunti, e lui decisamente più spontaneo e disincantato. Raccatta un foglio in terra per annotare le formazioni, e per me è come se Riccardo Muti andasse a dirigere il concerto della vita con lo spartito scritto su carta da focaccia. A 30 minuti dall'avvio, giunge notizia che Irene Pivetti, Presidente della Camera, deve consegnare a Pizzul un messaggio, da parte del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. A mio giudizio, siamo troppo a ridosso dell'inizio del match, in una tribuna-stampa stipata all'inverosimile, perché sia Bruno a riceverlo, ma si alza, e scende in tribuna d'onore. Passano i minuti, meno 25, 20, 15 dal fischio d'inizio, mi guardo attorno, e da Roma, resisi conto che Pizzul non è in impostazione, arriva l'ordine: “Nesti, stai pronto a cominciare tu...”. Prendo la tabella degli appunti, e decido che il primo dei teorici interventi da opinionista diventerà l'introduzione della telecronaca: 2 minuti, 1 minuto, 30 secondi, si parte! Mai come questa volta, forse, sento le orecchie puntate addosso di 30 milioni di persone, e, invece di agitarmi, mi carico di energia, sino a quando non giunge il momento di fermarmi. Pizzul, avendo dimenticato il biglietto della finale in postazione, era stato bloccato dalla polizia, che, solo in seguito a molte insistenze, si era convinta a lasciarlo tornare in tribuna-stampa. L'orgoglio di Pagliuca, Maldini, Albertini, Dino Baggio, Donadoni e Massaro sfida uomini scaricati dal nostro calcio, Taffarel, Branco e Dunga, al servizio di Romario e Bebeto. Per 120 minuti, raccontiamo la sofferenza di Baggio, che cammina, frenato da uno stiramento, e lo stoicismo di Baresi, stupendo, ai limiti dell'impossibile, nello sbarazzarsi delle stampelle. Poi, al momento dei rigori, saranno proprio loro a versare le lacrime della sconfitta, sbagliando dal dischetto come Massaro: 3-2 per il Brasile, vincitore dopo 24 anni. Quando vedo i sudamericani festeggiare, esprimo un pensiero sincero: “Abbiamo perso, ma lassù c'è qualcuno che esulta, e dobbiamo esserne contenti anche noi: Ayrton Senna”

7-7-2021
Carlo Nesti: “Italia: altre volte il fioretto, ma stavolta la spada”

Quando una partita di calcio arriva fino ai tempi supplementari e ai rigori, credo sia necessario cambiare la chiave di lettura. Non basta più quella tecnica, perché occorre allargarla ai valori del cuore, dell’orgoglio, della sofferenza e della resistenza. Per questo, sarebbe solo parziale valutare la superiorità della Spagna nel possesso (70%), perché il gioco, per una volta, all’italiana di Mancini non è mai stato passivo, se non per 30 minuti dopo l’1-0, e per i primi 15 minuti supplementari. Le strade della vittoria sono tante, e in questo caso la quantità ha sconfitto la qualità, come se la spada avesse ragione del fioretto. Questa Italia, quando non riesce ad essere moderna ed europea, non dimentica le radici della sua tradizione.

3-7-2021
Carlo Nesti: “E’ la superItalia del centro-sinistra”

Nella politica italiana, il “centro-sinistra” è stato non solo una celeberrima formula di governo, ma anche un tormentone partitico degno di Rino Gaetano. Ora che, nel calcio nostrano, il cielo è sempre più blu, pensiamo a quelle zolle d’erba, che si trovano nella metacampo avversaria, in alto, proprio a centro-sinistra. Ebbene: quella è la magica zona-Mancho, laddove si esprime la grande bellezza del gioco. Lì imperversano, corti, stretti, ad un tocc

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