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Da Nuoro alla Tanzania, Scanu: "Oggi vivo a Zanzibar, ecco la mia storia"

TMW RADIO - Da Nuoro alla Tanzania, Scanu: "Oggi vivo a Zanzibar, ecco la mia storia"
mercoledì 03 febbraio 2021 20:35Podcast
di Dimitri Conti

Giovanni Scanu, tecnico del Kilimani City, intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini

Giovanni Scanu, allenatore italiano giramondo che oggi è in Tanzania alla guida del Kilimani City, è intervenuto in diretta a Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: "Ormai sono 24 anni che alleno: dopo la trafila nelle scuole calcio e nei dilettanti ho fatto il secondo in D vincendo a Como, poi ho fatto due anni ancora da vice ad Alghero in Lega Pro. Quindi ho allenato la Nuorese, poi c'è stata la chiamata del Tauras, che veniva dall'Europa League: dopo la Lituania ho vissuto una bella esperienza in Nigeria, anche se poco felice per le guerre interne con Boko Haram e sequestri di nostri connazionali. La Premier League nigeriana però ha grande spessore tecnico, non solo atletico. Da là la Farnesina mi ha rispedito a casa per ovvi problemi di sicurezza, poi ho vissuto altre esperienze tra Brasile col Coritiba, poi in Ungheria e in Bangladesh, l'anno scorso in Moldavia con la squadra più titolata del paese. Quest'anno invece ve lo riassumo velocemente: dovevo partire per la Cina il 4 novembre, con contratto pronto, ma al primo noi italiani purtroppo siamo stati bloccati. Dopodiché c'era qualcosina in Thailandia, ma nemmeno lì possiamo entrare. Quindi c'è stata questa cosa col Kilimani in Tanzania: il presidente ha grandi ambizioni e, connesso alla federazione e al progetto che sta sviluppando, ho preso in mano la squadra. Si tratta di far crescere anche altre situazioni, visto che è lo stato africano che oggi spende di più come monte ingaggi nel calcio, poiché molti proprietari di miniere si stanno affacciando al calcio. Ho fatto un contratto breve, di tre mesi fino a fine campionato: da parte loro c'è volontà dichiarata di proseguire, ma è normale che si debba attendere, io vorrei aspettare ancora qualche partita".

Mai pensato di tornare in Italia?
"Io sono aperto a ogni soluzione, il problema è che in Italia ci sono giochi che ho sempre denunciato alla stampa. Non scendo a compromessi per allenare, io vado avanti a schiena dritta. Se ci dovesse essere la possibilità volentieri, ma solo a determinate situazioni e condizioni".

Quanto si è arricchito il suo bagaglio?
"Non potrò mai scordarmi certe esperienze. Ricordo il sequestro dell'ingegnere italiana che aveva progettato la linea ferroviara da Abuja a Lagos, a venti minuti di macchina da dove stavo io. Nello stesso periodo in Nigeria poi erano state rapite oltre duecento ragazze dell'università: non vi dico le preoccupazioni che c'erano, anche se comunque ero sereno perché vivevo sempre sotto scorta. Sono cose che escono dal calcio, sicuramente, ma il calore del popolo nigeriano e del presidente che ho avuto me le porterò sempre dietro. Oggi vivo sull'isola di Zanzibar che è un paradiso terrestre, ci sono tantissimi italiani che sono venuti qua per vacanza e hanno aperto attività. Ok, è sempre Africa ma di africano c'è poco, e calcisticamente uguale. C'è un centro sportivo con campo da calcio spettacolare, roba che credo molti club europei non vedono proprio... Non vorrei che si pensasse ad un'Africa troppo arretrata, ci sono cose migliori, per esempio, qua rispetto alla Moldavia che ho vissuto l'anno scorso".

Com'è vissuto il Coronavirus in Africa?
"Vi posso raccontare di Zanzibar, e qua nessuno usa la mascherina ma semplicemente perché non ci sono contagi. Io ho avuto un permesso di lavoro speciale, ma essendo chiuso a quasi tutta l'Europa tranne che forse ai russi, non esiste alcun tipo di contagio: con le frontiere chiuse, si arriva solo con tampone negativo".

Lei ha vissuto anche il Brasile: è vero il racconto della loro leggerezza, anche nel calcio?
"Diciamo che tatticamente sono un po' anarchici i brasiliani. Qua, invece, mancano proprio le nozioni. In Brasile si predilige la tecnica eccelsa di un calciatore, anche i portieri stessi magari non sono bravissimi a parare o nelle uscite ma sono fenomeni. Negli africani invece, specie qui nella parte ovest, ci sono grossi problemi a livello tattico. Posso però dire che gli africani sono molto più disponibili a lavorare su certe cose, anche se c'è il problema del clima, visto che qua abbiamo 36 gradi".

Mai avuto problemi con le situazioni religiose?
"C'è rispetto. Vi faccio un esempio: qua sono musulmani, e la scorsa partita era di venerdì. Hanno cinque orari di preghiera al giorno, e uno di questi è dalle 15 alle 16. Allora ho dovuto tenere la riunione tecnica fino alle 14.45, quindi il tempo della preghiera prima di andare a cambiarsi. Ovvio, chi viene dall'Europa non è abituato ma bisogna avere rispetto, e un punto d'incontro si può trovare. Noi ci raduniamo alle 6 meno un quarto la mattina, proprio perché lì finisce la prima fase di preghiera. Bisogna abituarsi, io a loro come loro a me. Non capisco una cosa, il perché mettano partite alle 16... Devo dire però che di problemi non ne ho avuto".

Che realtà ha trovato in Bangladesh?
"Sono i più poveri in Asia. Ci ho messo quattro ore ad arrivare dall'aeroporto al centro sportivo, mai visto una città delle dimensioni della loro capitale. Lì va detto che c'è il cricket, però devo dire che ho vissuto episodi che mai avrei voluto vedere, simili alla Nigeria".

Quale la prossima avventura?
"Per adesso sono concentrato sulla squadra in cui sono. C'è un obiettivo da raggiungere, e da quando sono arrivato già abbiamo fatto 7 punti in tre partite. Vorrei sicuramente provare un'esperienza in un campionato più di livello nel centro Europa, misurarmi in step più alti. In determinati circuiti però non è facile entrarci, o magari sono io che non sono all'altezza. Vedremo ad aprile, non ora".

Mai parlato con Kopunek del gol che segnò con la Slovacchia contro l'Italia?
"No, ma vi dico che dovrei battezzare suo figlio! Lui ha giocato due anni a Bari e parla benissimo l'italiano. Mi ricordava sempre una cosa, però, che come premio per aver eliminato la nostra Nazionale era stato una casa nuova. Lui stesso sa che quell'episodio gli ha cambiato la vita, anche economicamente. Un ragazzo straordinario, con cui sono rimasto in grandissima amicizia così come tanti ex Bari. Vorrei ospitarlo a casa mia a Napoli per una settimana appena si potrà".

Segue ancora il calcio italiano e il suo primo allenatore, Corda, e il Foggia?
"Poco. Ma perché siamo due ore avanti, e io devo sempre svegliarmi alle 5. Ninni lo seguo il possibile leggendo articoli".

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