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L'ex preparatore dello Shakhtar: "Per De Zerbi sarà come tornare al Foggia"

TMW RADIO - L'ex preparatore dello Shakhtar: "Per De Zerbi sarà come tornare al Foggia"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
lunedì 31 maggio 2021 19:02Serie A
di Dimitri Conti

Massimo Ugolini, ex preparatore dello Shakhtar Donetsk e dello Zenit tra le altre, ha parlato a Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini. L'intervista comincia dall'avventura di De Zerbi in Ucraina: "Nonostante si siano dovuti trasferire a Kiev per la guerra, ci sono strutture di alto livello. Lì era fantastica, a Kiev comunque è eccellenza".

Rischia di fare fatica?
"Secondo me come preparazione e pensiero di allenatore farà benissimo. Semmai, non parlando la lingua, potrebbe avere qualche problema pratico anche se sarà sempre affiancato da un traduttore, figura molto importante".

Questa è l'evoluzione naturale del suo percorso?
"Assolutamente, è un passo in avanti per lui. Parliamo di uno dei migliori allenatori emergenti nel panorama europeo... Ho sentito l'intervista del presidente dello Shakhtar ed era dai tempi di prima della guerra che non lo sentivo così euforico. C'è entusiasmo. Sarà difficile l'inizio: essendo arrivati secondi dovranno fare i preliminari di Champions, e lì può essere il vero terno al lotto iniziale dovendo andare in una nuova realtà. Akhmetov ha fatto una battuta, dicendo che sul piatto avevano tre opzioni, tutte De Zerbi. Quando è così euforico poi, di solito, apre il portafogli".

Dovrà entrare subito in sintonia.
"Sarà l'ennesima stagione particolare, tra che ancora siamo un po' in mezzo al Covid e il fatto che ci sono gli Europei di mezzo. Però saranno difficoltà comuni a tutte le squadre importanti, anche la Dinamo Kiev avrà i soliti problemi".

Il campionato ucraino è poco allenante?
"Idea superficiale. Dovrà crescere come allenatore, anzi, perché in molti ti lasciano tranquillamente il pallone e si chiudono. Sarà un po' come tornare a Foggia per lui, ai tempi di quando aveva la corazzata che tutti temevano ed aspettavano".

Come ha lavorato Fonseca allo Shakhtar?
"Lui è diventato famoso lì, ricordo che all'ultimo anno con Lucescu lo eliminammo quando allenava il Braga... Dovevo togliermi questo sassolino (ride, ndr). Si è affermato allo Shakhtar, anche se l'inizio per lui fu traumatico perché uscirono ai preliminari con lo Young Boys. Stessa cosa che rischierà De Zerbi. Lì la cosa è stata assorbita bene, in Italia non so se sarebbe ancora rimasto al suo posto".

Qual è lo stato di salute del calcio ucraino?
"L'unico aspetto in cui non sono mai stati in crisi è il settore giovanile, quelli di Shakhtar e Dinamo sono avanzati e super-tecnologici. Si stanno scoprendo buoni giocatori, che fanno bene in Belgio ma anche in Italia, vedi Malinovskyi".

Che futuro vede per Fernandinho?
"Non so, per me è talmente intelligente e inserito nel Manchester City che lo vedo lì anche dopo la carriera da calciatore. Guardiola ha stima immensa di lui, il futuro è lì".

Che effetto fa rivedere Douglas Costa che torna in Brasile?
"Un po' di tristezza. Non riesce a fermarsi nello stesso posto per tanti anni, è un irrequieto di natura e a 31 anni penso non ci sia più niente da fare. Peccato per il calcio di livello, ma è un suo limite...".

Che può fare Kokorin alla Fiorentina?
"Ho visto l'ultima foto su un lettino d'ospedale... Un giocatore X, ha grande talento ma le sue vicissitudini personali parlano per lui".

Pensa sia l'ultimo treno?
"Ad alto livello e con lo stipendio che ha sicuramente. Quello è ciò che pesa di più, è come per Balotelli, penso farà fatica ad accontentarsi... I soldi li prendi ogni mese ma alla fine gioca chi merita".

Si deve ripensare al modo di diventare allenatori in Italia?
"Siamo un paese vecchio, arretrato rispetto ad altri, e il calcio è un ambiente chiuso dove chi non ha giocato fa fatica ad entrare. Le tesi che si fanno sono come quelle che ho fatto io all'università, ma è appunto teoria, non sempre è facile iniziare subito con le prime squadre, specie se forti".

C'è un problema di cultura?
"Ricordo che Stramaccioni quando esordì con l'Inter era abbastanza giovane, ma ci sono differenze dovute al fatto dell'esperienza arretrata. Pirlo, per esempio, non è scarso né fenomeno: come ogni lavoro, però, ci sono cose che vanno imparate. Da noi ancora il nepotismo la fa ancora da padrone".

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