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Orsi: "Lazio, è tempo di cambiare: via i senatori. Inzaghi? Giusto riflettere"

TMW RADIO - Orsi: "Lazio, è tempo di cambiare: via i senatori. Inzaghi? Giusto riflettere"TUTTOmercatoWEB.com
lunedì 17 maggio 2021 19:28Serie A
di Dimitri Conti

L'ex portiere e allenatore Fernando Orsi, oggi commentatore in tv, è intervenuto a Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, cominciando dalla stagione della Lazio: "In chiaroscuro, forse più scuro che chiaro. Si è comportata bene entrando nel calcio che conta ma l'annata non è stata esaltante, ripensando allo scorso anno prima del Covid. Da lì sono cominciati dei problemi, tranne che per il comportamento in Europa ci sarebbe da discutere su questa stagione".

Il mercato è stato deficitario?
"Se vediamo quanto hanno dato gli innesti in termini di prestazioni non si può dire che siano stati azzeccati. Alla fine hanno giocato sempre gli stessi undici, i rincalzi sono stati poco convincenti. L'anno prossimo ci vorrà una sterzata, in questi 4 anni e mezzo la società ha fatto molto bene, così come l'allenatore, ma forse ora è il momento di cambiare".

Di ringiovanire la rosa?
"Sì, i Lulic, i Radu, gli Acerbi, i Reina sono giocatori datati che hanno dato tanto. Però è giunto il momento di sostituirli, anche perché l'obiettivo Champions non è stato raggiunto".

Simone Inzaghi perché non rinnova ancora?
"So che è cresciuto tanto e non è più quel ragazzo preso con coraggio da Lotito. Se è vero che deve ringraziarlo, anche viceversa: gli ha fatto vincere due Coppe Italia e raggiungere la Champions, giusto che in sede di contratto l'allenatore possa avere i suoi dubbi... Così come la società: ripartendo dall'Europa League, con contratti già alti, magari possono voler spendere meno. Non sarebbe una tragedia ma penso si metteranno d'accordo".

Simy può essere il nuovo Caicedo?
"Bisogna vedere che ne pensa il ragazzo, perché per me è bravo e può fare il titolare in una squadra di media classifica. Oggi poi c'è Muriqi, arrivasse Simy lui dovrebbe essere venduto, anche per politiche della Lazio. Di certo lui si è messo in luce, con quei 20 gol".

Esiste un motivo tecnico per l'addio di Gattuso a Napoli?
"Per me no, è un attrito tra presidente e allenatore per qualcosa che è successo. Tra l'altro non so da quant'è che non facciano parlare i loro tesserati... Da quel momento tra l'altro hanno vinto tanto, facendo capire che Gattuso ha dato tanto. Però senza buoni rapporti con la proprietà diventa difficile. Sento comunque che è tutto fatto per la Fiorentina, e parlare adesso è complicato: lui con Milan prima e Napoli poi comunque ha dimostrato di saper fare risultato".

Come spiegarsi le difficoltà di ieri del Milan?
"Un momento psicologico al contrario, forse il Milan ha sofferto proprio la tranquillità del Cagliari, che invece è entrato dentro deciso, giocando una delle migliori partite dell'anno. Nel Milan invece si sono viste le difficoltà a segnare quando non c'è Ibrahimovic. Se per un punto mancassero la Champions il lavoro di Pioli sarebbe straordinario comunque, nonostante l'ovvia delusione cocente. Ma il calcio è questo".

Come lo giudica l'addio di De Zerbi al Sassuolo?
"Non per forza per essere un grande allenatore devi allenare grandi squadre. Cito un suo predecessore allo Shakhtar: Lucescu, considerato un genio ed innovatore. La carriera di un allenatore è fatta di occasioni e momenti, lì De Zerbi ci ha visto una crescita, al di là di quella economica. Certe cifre per me le avrebbe prese anche tra 2-3 anni in una grande, ma lì può continuare il suo credo calcistico visti i brasiliani di qualità che ci sono. Mi dispiacerà solo non vederlo in Italia, dove abbiamo bisogno di allenatori-istruttori come lui".

Che segnale è il rinnovo quinquennale a Mancini?
"Credo Gravina stia dando a lui in mano le chiavi della Nazionale da qui ai prossimi anni. Ha visto in Mancini un allenatore che può far crescere la federazione, i giocatori ed ottenere pure i risultati. Se l'è guadagnato: ha ricreato entusiasmo e ambiente, ha dato un gioco riconoscibile. La Nazionale è in ottime mani, con i giovani poi ci sa fare".

Il suo è un addio alle panchine dei club?
"Io Roberto lo conosco, credo gli andrebbe di tornare ad allenare un club importante, magari all'estero. Però i matrimoni si fanno in due, se Gravina offre il contratto e Mancini accetta è perché intravede possibilità di far bene. E poi diciamocelo, è tagliato per quel lavoro".

Che eredità raccoglie Mourinho a Roma?
"Pesante, deve tornare a vincere dopo 11 anni di mancati successi e sogni interrotti. Friedkin ha fatto un colpo ad effetto ma anche tecnico, per me è tra i primi sei-sette nella storia del calcio. Certe vicissitudini le hanno avute tutti gli allenatori, forse solo Guardiola no, ma qui parliamo di un genio, del Leonardo da Vinci del calcio. Il suo senso d'appartenenza è totale, di calcio ne capisce tanto e fa un gioco concreto, che a me piace".

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