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Marino: "Dopo l'Europeo serve una riforma che dia slancio a tutto il movimento"

ESCLUSIVA TMW - Marino: "Dopo l'Europeo serve una riforma che dia slancio a tutto il movimento"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Olbia Calcio
lunedì 12 luglio 2021 18:19Serie C
di Tommaso Maschio

“Voglio innanzitutto fare i complimenti al presidente Gravina, a cui li ho già fatti in provato, per l’ottimo risultato raggiunto con la vittoria dell’Europeo a seguito del lavoro svolto negli ultimi anni. Tutto il movimento calcistico trarrà giovamento da questo risultato importante e voglio sottolineare come nove giocatori di questa nazionale abbiano militato in Serie C in passato”. Esordisce così il presidente dell’Olbia Alessandro Marino ai microfoni di Tuttomercatoweb.com: “Questa è una vittoria del sistema calcio italiano, del lavoro di squadra che è stato svolto e in cui il ruolo della Serie C assume importanza. Ora però serve una riforma davvero di sistema per dare slancio a questo successo e risolvere i problemi che da tempo ci trasciniamo dietro e che con il Covid sono aumentati. Le tempistiche ci sono e possono essere rispettate. Il prossimo Consiglio Federale arriva dopo le iscrizioni e ovviamente questo sarà uno dei temi da discutere, però bisogna ricordare che in Serie C questi problemi ci sono ogni anno. A volte sono 2-3 squadre, altre volte 5-6 e senza una riforma che permetta ai club di essere autosufficienti continueranno a esserci anche in futuro. Bisogna ridurre i flussi in uscita e rendere più sostenibile questa serie. Perché se l’anno del Covid è stato duro, quello post Covid si prospetta ancora più difficile fra sponsor che hanno i loro problemi e società che hanno sempre meno liquidità. Si sta lavorando con il Governo per trovare una soluzione soprattutto per spalmare certe scadenze e per avere contributi relativi alle spese sanitarie effettuate”.

La riduzione del numero di squadre o la suddivisione in due della Serie C possono essere riforme utili?
“Secondo me non sono una soluzione perché anche con meno squadre non è detto che i costi diminuiscano e vi siano benefici. Bisogna ridurre i costi, perché non si può ogni anno avere più uscite che entrate e dare un’identità forte, che già c’è, alla Serie C per attirare maggiore attenzione e maggiori ricavi. In Serie A alcune squadre che puntano a grandi obiettivi chiudono spesso in perdita, mentre altre riescono ad avere bilanci in pari e anche a ottenere utili. In Serie C questo non avviene, tutte le squadre chiudono sempre in perdita e alla lunga la situazione diventa insostenibile. Sportivamente la Serie C è valida, serve al calcio e questo Europeo lo ha dimostrato, ma serve una riforma di sistema e serve farla subito”.

La riapertura degli stadi può portare una bella boccata d’ossigeno
“Sì, ma non possiamo permetterci di ragionare sul 25% degli ingressi, dobbiamo cercare di metterci in linea con gli altri Paesi che sembrano più avanti in questo senso. Serve ragionare, come faranno Gravina e Ghirelli, sul 50% o il 75%. E poi serve una risposta sulla campagna abbonamenti. I soldi che arrivano da quest’ultima servono per le scadenze immediate e per le spese iniziali. Sono soldi subito utilizzabili e dobbiamo sapere se sarà possibile averli a disposizione o meno perché sono una voce importante e senza viene meno una risorsa importante. Su questo, ma non solo, siamo certi di trovare sponda con le categorie superiori. In Serie C ci sono dei presidenti eroi che mettono soldi per portare avanti i propri club, di farli crescere. Per questo auspico che si possa ragionare tutti assieme per trovare un modo, lo ripeto, di rendere sostenibile il sistema”.

Il lavoro della C è fondamentale soprattutto per i giovani calciatori
“Stiamo vedendo che in Europa sempre più giocatori del 2002 o del 2003 stanno trovando maggiore spazio. Lo abbiamo visto anche all’Europeo con nazionali come l’Ucraina, la Polonia o la Repubblica Ceca che li hanno fatti giocare anche da titolare. Quella generazione è quella che noi di Serie C cerchiamo di valorizzare maggiormente e per questo crediamo di svolgere un lavoro fondamentale per la crescita di questi giovani talenti che magari senza la nostra categoria si potrebbero perdere. Sottolineo nuovamente che nove azzurri sono passati dalla nostra Serie e giocatori come Pessina e Di Lorenzo se sono arrivati dove sono arrivati lo devono anche alla Serie C. In Italia negli ultimi tre anni si è capito che bisogna puntare sui giovani e sono certo che presto vedremo anche da noi giovanissimi nelle prime squadre di Serie A come accade all’estero. Ma bisogna creare un meccanismo che premi chi fa giocare i giovani”.

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