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Re Carlo II, il leader calmo in una corte di matti troppo esigenti

Re Carlo II, il leader calmo in una corte di matti troppo esigentiTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
mercoledì 02 giugno 2021 14:00Il corsivo
di Michele Pavese

Ancelotti, Zidane, Zidane, Ancelotti. Un cerchio che si chiude, un po' a sorpresa a dire il vero. Nessuno infatti si aspettava il ritorno di Re Carlo alla corte di Florentino Perez; a Madrid, dopo gli anni intensi e logoranti di José Mourinho, aveva conquistato la Decima ma aveva anche rimediato un esonero che aveva il gusto amaro dell'irriconoscenza, dopo una stagione molto travagliata. Una situazione che ricorda molto quella attuale: Zizou ha ammesso di essere andato via più per mancanza di "protezione" e di rispetto, che per una questione di motivazione e ambizioni. Del resto, quella del Real è una piazza esigente, forse troppo, e quello dell'allenatore è il mestiere più difficile, perché inevitabilmente legato ai risultati.

Risultati che Ancelotti dovrà necessariamente portare, in questo secondo atto. Benzema e soci non hanno sollevato trofei negli ultimi mesi e questa è una spada di Damocle minacciosa che incombe sul tecnico italiano, la cui comprovata esperienza è però la migliore rassicurazione possibile per il volubile popolo Blanco. Nelle orecchie del 61enne di Reggiolo riecheggeranno ancora i fischi ricevuti dopo la stentata qualificazione ai quarti della Champions 2014-15 (lo Schalke sfiorò l'impresa vincendo 3-4 al Bernabeu). Fu il momento che segnò la rottura e che probabilmente lo condannò. Ancelotti però sa bene che quella pazzia deriva da un amore irrazionale e da abile gestore della pressione, capace di entrare in sintonia con i calciatori e tutto l'ambiente, saprà fare di necessità virtù anche stavolta. A suo modo, ovviamente: non è un trascinatore come Klopp ma è sicuramente più empatico di Guardiola e Tuchel. Un leader calmo, come recita il titolo della sua autobiografia, e soprattutto vincente, anche se negli ultimi anni sembrava aver perso il tocco magico. Il licenziamento subito prima a Monaco di Baviera e poi Napoli, unito alla scelta di ridimensionarsi accettando la proposta (seppur interessante e a lungo termine) dell'Everton, avevano fatto pensare che ormai si fosse incamminato sul viale del tramonto. Invece si è aperto uno squarcio improvviso e Ancelotti ci si è tuffato senza pensarci su due volte. È già nella storia, ora ha la possibilità di scrivere altre pagine.

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