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Pazienza: "Non può bastare solo Locatelli per il centrocampo della Juventus"

TMW RADIO - Pazienza: "Non può bastare solo Locatelli per il centrocampo della Juventus"
© foto di Federico De Luca
giovedì 24 giugno 2021 20:08Serie A
di Dimitri Conti

L'ex centrocampista Michele Pazienza, oggi allenatore del Cerignola, ha parlato a TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, iniziando dal tabellone dell'Europeo: "Più vai avanti e più normalmente incontri le squadre più forti, almeno sulla carta. Il percorso dell'Italia finora è stato importante, al di là degli avversari: ho visto carattere e tantissime soluzioni in tutti i reparti. L'Italia è sempre stata padrone del campo e del gioco, un bel segnale. A livello personale mi ha sorpreso Locatelli: lo considero un buon giocatore ma non da affermarsi a questi livelli. Avere continuità di rendimento è difficilissimo, ce l'hanno i giocatori importanti. Jorginho dà più i tempi di gioco, ma all'occorrenza anche Locatelli può fare il regista: ha capacità tecniche e di lettura sul gioco corto o lungo. Parliamo di un centrocampista dinamico e moderno".

Basta lui per il centrocampo della Juventus?
"No. Non può riportare da solo gli equilibri e il livello che avevano prima in quella zona del campo. Serve qualcosa in più, per quanto Locatelli possa aiutare, qualche altro intervento".

Può essere l'anno della verità per Dybala?
"Più che soffermarmi su Dybala lo farei su Allegri. Gli riconosco una qualità sopra tutte quelle che ha da allenatore: sa mettere ogni giocatore a sua disposizione nel ruolo in cui riesce ad esprimersi meglio. Lo farà anche con Dybala".

Troppo poco il solo Morata davanti?
"Ci si riferisce anche alla gestione della rosa quando si dice che tutte le responsabilità dell'ultima stagione juventina non vanno date a Pirlo".

Quale nuovo allenatore di Serie A la intriga?
"Mai come quest'anno c'è stato il valzer delle panchine, molto interessante. Mi stuzzica molto il Napoli di Spalletti: lo conosco e potrebbe fare davvero molto bene in quella piazza".

Ritiene sia sottovalutato?
"Mia madre mi ha sempre detto che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, e mi ricollego a Spalletti. Non credo gli sia stato del tutto riconosciuto il lavoro fatto a Roma e poi all'Inter prima di Conte. Col materiale che aveva a disposizione, ha fatto sempre il massimo".

Pensa davvero che battibecchi con De Laurentiis siano inevitabili?
"Mai ci sarà un allenatore che non entrerà in discussione col presidente, ha un carattere particolare. Ma forse è anche la sua forza, i risultati per ora gli danno ragione".

La rosa è da Scudetto?
"Assolutamente sì, qualche innesto sulla corsia sinistra andrà fatto ma le basi per costruire ci sono".

Il calcio pugliese sta crescendo?
"L'anno prossimo il girone C di Serie C sarà davvero interessante. Parlando della Puglia, da pugliese, dico che ci sarà da divertirsi. Nei derby viene sempre fuori uno spettacolo entusiasmante, il calore, la passione. Si sta tornando ai vecchi tempi, fa piacere ed entusiasma perché qui si vive e respira calcio tutto il giorno".

Un bilancio dell'anno in D col Cerignola?
"Positivo, siamo partiti per una salvezza tranquilla e siamo arrivati a 3 punti dai playoff. A tratti entusiasmante, come esperienza mi ha fortificato. Ora dovremo programmare per la prossima stagione e vedere cosa fare. In Serie D le difficoltà si moltiplicano perché mancano le risorse economiche: con attenzione e organizzazione, però, se ne può venire fuori. Noi siamo stati bravi".

L'addio di De Paul peserà per l'Udinese?
"Ricordatevi quanti giocatori forti hanno ceduto negli scorsi anni... Da Sanchez a Pizarro, gente importantissima nell'economia dell'Udinese: sono abituati a gestire queste situazioni e la partenza di De Paul verso un club con ambizioni più importanti ormai è inevitabile. Non mi stupirei si fossero mossi con un anno d'anticipo".

Andreazzoli torna all'Empoli.
"Quando allenavo il Pisa sono stato anche a seguirlo e mi ha sorpreso piacevolmente perché ha idee chiare. Pur essendo vecchio stampo riesce a confrontarsi coi ragazzi in maniera eccezionale per farli rendere al massimo".

Serve che la Fiorentina cambi registro?
"Gattuso era un tecnico che si sposava bene con la piazza, non conosco le ragioni dietro l'addio. Di sicuro c'è che non c'è chiarezza, ci sono pochi precedenti di situazioni successe come questa di Firenze. Così si rallenta la programmazione per la nuova stagione, in una fase delicata ed importante. Rischiano di ritrovarsi a percorrere e vivere di nuovo una stagione non brillantissima".

Si aspettava che Italiano facesse così bene?
"Ha fatto un percorso importante, si è guadagnato tutto sul campo. Bravo e fortunato ad avere un direttore sportivo (Angelozzi, ndr) che gli ha protetto le spalle quando era in difficoltà ed era finito quasi in zona playout. Hanno creduto fino in fondo sulle sue qualità".

Per trovare i Di Lorenzo (senza contratto 5 anni fa dopo il fallimento del Matera) basta avere dirigenti giusti?
"Ci vuole coraggio, i giocatori forti ci sono anche nelle categorie inferiori. Io sono una prova di quanto detto finora perché feci il triplo salto dalla C, a Foggia, fino in Serie A grazie al coraggio del ds Marino e dell'allenatore. In passato però forse era leggermente più semplice: oggi gli allenatori non hanno tantissimo tempo, alla terza-quarta partita senza risultati si viene esonerati. Purtroppo la realtà è questa".

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