Tre rossi e un rigore in Catanzaro-Monza, Calvarese: “Da Ayroldi provvedimenti eccessivi”
Nella sfida d’alta classifica di Serie B fra Catanzaro e Monza ci sono stati diversi episodi arbitrali con ben tre rossi estratti dal signor Giovanni Ayroldi, due per i brianzoli e uno per i calabresi, e un calci odi rigore finale che è valso il pareggio dei biancorossi allo scadere. Di seguito l’analisi degli episodi dell’ex arbitro Gianpaolo Calvarese sul suo sito Calvar.it:
"Partita piena di episodi e di polemiche arbitrali al Ceravolo: Catanzaro-Monza finisce con 3 cartellini rossi (uno per i padroni di casa e due per gli ospiti) e un calcio di rigore nel recupero del secondo tempo, che consente ai brianzoli di pareggiare i conti per l’1-1 finale.
Andiamo con ordine, partendo dal rosso ad Alesi nel primo tempo. Ayroldi estrae il cartellino per un presunto grave fallo di gioco ai danni di Ravanelli. È vero che il punto di contatto sembra alto, ma Alesi guarda il pallone in alto, cerca di girarsi, e non c’è un affondo, non va coi tacchetti ma più con la parte esterna del piede. Passiamo al secondo giallo per Cutrone, per uno step on foot su Antonini a inizio ripresa. Un provvedimento in questo caso fiscale, ma che ci può stare. Poi il rosso diretto a Keita per condotta violenta ai danni di Cassandro. L’ex Lazio e Inter prova a divincolarsi, ma l’espulsione per la reazione sembra eccessiva.
Infine il penalty nel recupero per il presunto fallo (una trattenuta) di Antonini su Petagna. Vero che ci sono due braccia del difensore, ma al tempo stesso sembra troppo poco – considerando anche la stazza – perché l’attaccante vada a terra. Insomma, un “rigorino".
Sommando il tutto, c’è un filo conduttore che accomuna questi provvedimenti tecnici e disciplinari: appaiono tutti eccessivi, esagerati. Inoltre, l’impressione è che i calciatori delle due squadre abbiano studiato bene l’arbitro: Ayroldi prima di ieri aveva già estratto 5 cartellini rossi in 6 presenze stagionali in Serie B; d’altronde tutti i calciatori coinvolti in questi episodi sembrano enfatizzare i contatti, mettendosi anche le mani al viso. Sta agli arbitri, in questi casi, non cadere in certe “trappole”, anche per disincentivare alcuni atteggiamenti".











