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Carpi, Bonzanini: “Salvarsi è una medaglia. Serie C competitiva, serve riforma strutturale”

Carpi, Bonzanini: “Salvarsi è una medaglia. Serie C competitiva, serve riforma strutturale”TUTTO mercato WEB
Luca Bargellini
Oggi alle 11:19Serie C
Luca Bargellini
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Enrico Bonzanini, direttore generale del Carpi, è intervenuto ai microfoni di TMW Radio per parlare del finale di stagione che attende la formazione emiliana nel Girone B di Serie C, ma anche del momento di forte difficoltà del sistema calcistico italiano.

Direttore, il Carpi si sta giocando la permanenza in categoria: l’inizio del 2026 è stato più complicato del previsto?
“Abbiamo vissuto il campionato con l’approccio corretto: una maratona. Non esistono mini tappe, bisogna valutarla nel medio-lungo periodo, pur affrontando ogni partita come un impegno a sé. Siamo in linea con i nostri obiettivi: la salvezza per noi rappresenta non solo un traguardo stagionale, ma anche una medaglia. Fare calcio oggi è complesso, soprattutto in un territorio come il nostro, circondato da realtà importanti. Il nostro bacino è più ridotto, ma molto identitario. Ricordo sempre un dato: in Italia ci sono circa 7.800 comuni, solo 100 hanno una squadra tra i professionisti. Carpi c’è, ed è un risultato significativo”.

Il girone B si conferma equilibratissimo, sia in zona playoff che in zona salvezza…
“È un girone di altissima competitività. A differenza di altri raggruppamenti, qui tutti i verdetti sono ancora da emettere. È un unicum: tante squadre raccolte in pochi punti, sia davanti che dietro”.

Nel weekend è arrivato il 2-0 sul Pontedera: che partita è stata?
“Parto da un concetto: il nostro campionato non è finito, abbiamo bisogno di punti e dobbiamo chiudere il discorso salvezza con umiltà e ferocia agonistica. Contro il Pontedera è stata una partita vera, tosta, anche molto maschia. In palio c’erano verdetti pesanti, che incidono sulla programmazione delle società. Noi abbiamo avuto una cornice fantastica: Carpi ha risposto presente, i ragazzi hanno disputato uno dei primi tempi più intensi della stagione e i tifosi ci hanno spinto verso una vittoria fondamentale”.

Un pensiero anche per il Pontedera?
“Assolutamente sì. È una società seria, organizzata, che lavora molto bene con i giovani ed è un punto di riferimento anche per club di categorie superiori. Faccio loro un grande in bocca al lupo: finché l’aritmetica non condanna, bisogna crederci”.

Ora la sfida alla Vis Pesaro.
“Non possiamo lasciare nulla di intentato. Ci sono tante squadre racchiuse in pochi punti e ogni dettaglio può fare la differenza”.

In vetta è lotta tra Arezzo, Ascoli e Ravenna: chi vede favorito?
“L’Arezzo ha un piccolo vantaggio matematico grazie agli scontri diretti. A ottobre dissi che vedevo l’Ascoli molto forte, costruito con grande sapienza e con giocatori perfettamente compatibili. Il Ravenna ha avuto fasi alterne, ma resta competitivo. Credo che la classifica rispecchi i valori: sarà una corsa che si deciderà sui dettagli, sui decimali”.

Il calcio italiano è reduce da grandi delusioni: cosa serve per cambiare?
“È un tema complesso. Non basta un singolo provvedimento. Intanto bisogna riconoscere che la geografia del calcio mondiale è cambiata: non siamo più il primo calcio al mondo come ai tempi di Italia ’90. Restiamo però un riferimento nella formazione. Il vero problema è strutturale: gli impianti. Non possiamo pensare di crescere calciatori di alto livello se siamo costretti a fermare gli allenamenti per mancanza di strutture adeguate. Questo è un tema culturale oltre che pratico”.

E dal punto di vista del sistema?
“La Serie C si è mossa in anticipo, con riforme come salary cap e sostenibilità. Il calcio italiano deve seguire questa strada: le società devono essere aziende vere, con equilibrio tra costi e ricavi. Bisogna investire nei settori giovanili, creare sistemi di premialità e valorizzare i formatori. E poi allungare la vita sportiva dei giovani: il calcio deve essere anche un antidoto all’isolamento sociale. Non possiamo permetterci di perdere ragazzi per strada”.

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