Polveriera Senegal: tra medici non pagati e spogliatoio spaccato da Koulibaly e Mané
Il rientro a Dakar della Federcalcio senegalese (FSF) si è trasformato in una frenetica caccia al capro espiatorio, con un'esposizione mediatica piuttosto vasta. Nella conferenza stampa del 13 luglio, il presidente Abdoulaye Fall ha sminuito pubblicamente il dottor Fedior - attivo da dieci anni nelle varie selezioni nazionali -, riducendone la figura professionale a quella di ginecologo e omettendo il suo Diploma di studi specialistici in medicina e biologia dello sport.
Problemi nello staff
L'uscita ha scatenato la reazione dei media internazionali e una pioggia di comunicati di solidarietà per il medico. Il paradosso di questo scivolone comunicativo, secondo quanto rivelato da Sport News Africa, risiede nel fatto che Fedior non godeva comunque di grande stima nello spogliatoio, con i calciatori che preferivano spesso consultare specialisti esterni piuttosto che affidarsi alle sue cure. Per questa ragione i vertici del Senegal avevano deciso di allargare lo staff dell'ormai ex ct Pape Thiaw con nuovi fisioterapisti e il medico francese Renaud Guiu. Eppure quest'ultimo Guiu ha lavorato senza un regolare contratto e non ha mai ricevuto i rimborsi per le spese anticipate di tasca propria, comprese le risonanze magnetiche per i calciatori. Una sorte analoga è toccata ai fisioterapisti di supporto, rimasti con emolumenti e premi della CAN non saldati interamente e costretti, al pari dei giocatori, a pagarsi il viaggio di ritorno dal Mondiale a causa di una gestione logistica a dir poco disastrosa.
Spogliatoio spaccato
Tra accuse di materiale trattenuto, GPS malfunzionanti e assenza di un regolamento disciplinare per l'accesso alle cure (che causava continui ritardi e assenze dei calciatori, a differenza di quanto avveniva per pasti e allenamenti), la gestione medica è sfuggita di mano. A peggiorare il clima ha contribuito il trattamento di favore riservato ai fisioterapisti personali di Kalidou Koulibaly e Sadio Mané, i due veterani della Nazionale che occupavano postazioni a loro esclusive. Se il terapista dell'ex Napoli offriva supporto anche al resto del gruppo, quello dell'attaccante dell'Al Nassr rimaneva assorbito per ore dal suo assistito, provocando lo slittamento delle sedute degli altri calciatori.






