Aston Villa criticato per l'accordo con Visit Rwanda, accusato di sportswashing
L'Aston Villa finisce al centro della bufera mediatica per motivi extra-calcistici dopo l'annuncio della nuova partnership pluriennale con "Visit Rwanda", un accordo commerciale dal valore stimato di circa 23 milioni di euro all'anno secondo quanto riferito da Reuters. Il marchio turistico, controllato direttamente dall'agenzia nazionale del governo ruandese, ha immediatamente sollevato le proteste dei difensori dei diritti umani. La ragione? Nel mirino c'è la leadership di Paul Kagame - al potere dal 2000 e rieletto nel luglio 2024 con il 99,18% delle preferenze -, con il Paese africano accusato dall'ONU di svolgere "un ruolo determinante" nel conflitto dell'est della Repubblica Democratica del Congo attraverso il sostegno logistico e militare ai ribelli armati del gruppo antigovernativo M23.
A guidare l'offensiva contro l'operazione è la sezione britannica di Amnesty International, che denuncia apertamente un tentativo di ripulire l'immagine internazionale del Paese africano attraverso lo sport. Ai microfoni di BBC Sport, il responsabile delle campagne di Amnesty nel Regno Unito, Felix Jakens, ha dichiarato senza giri di parole che il ricorso allo sportswashing da parte del Ruanda per distogliere l'attenzione dal caso drammatico interno sui diritti umani. Aggiungendo che l'Aston Villa dovrebbe essere pienamente consapevole di come questa partnership venga strumentalizzata per scopi di propaganda politica e d'immagine.
L'ingresso dei "Villans" in questo network commerciale non rappresenta tuttavia un caso isolato nel calcio. "Visit Rwanda" vanta già una presenza consolidata dal 2019 con il Paris Saint-Germain e ha all'attivo storici accordi di sponsorizzazione con colossi come Atletico Madrid e Bayern Monaco, oltre a una partnership di rilievo con l'Arsenal che si è tuttavia appena conclusa.






