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Agnelli, Ronaldo e Pirlo ai titoli di coda: Elkann sta decidendo sul ribaltone totale Juve. Nasi presidente con Lippi, Del Piero e Allegri. Marotta può tornare. Inter, Conte resta solo con piani Champions

Agnelli, Ronaldo e Pirlo ai titoli di coda: Elkann sta decidendo sul ribaltone totale Juve. Nasi presidente con Lippi, Del Piero e Allegri. Marotta può tornare. Inter, Conte resta solo con piani Champions TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
venerdì 23 aprile 2021 00:00Editoriale
di Enzo Bucchioni

Ora che la pazza idea della Superlega gli è esplosa in mano, resta solo da capire quale sarà il futuro di Andrea Agnelli alla presidenza della Juventus e nel calcio dopo che questa brutta storia gli è già costata il posto al vertice dell’associazione dei club europei.

E così tutti gli sguardi sono rivolti a John Elkann, nipote dell’Avvocato, capofila delle attività finanziarie ed economiche della famiglia.

Cosa farà? Quando deciderà?

C’è aria di rivoluzione attorno alla Juventus e questo è abbastanza chiaro, ma forse c’era anche prima del clamoroso autogol della Superlega fallita.

Che John Elkann non fosse soddisfatto dei conti notevolmente in rosso della società calcistica, costretta anche ad un pesante e recente aumento di capitale, lo si sapeva da diverso tempo tanto che nei mesi scorsi c’erano stati rumors sul possibile “passaggio” di Andrea Agnelli alla Ferrari e lo stesso Elkann aveva auspicato una Juventus dei giovani.

Tutto però era rimasto sotto la cenere, fra smentite più o meno ufficiali e idee rimesse nei cassetti. Congelato.

Il problema finanziario della Juventus derivante soprattutto dall’operazione Ronaldo rivelatasi un flop, unito a quello degli scarsi risultati dopo un ciclo straordinario durato nove anni, era comunque rimasto in agenda e nei pensieri.

A naso crediamo che tutti i vertici della famiglia fossero informati di quanto stava accadendo, Superlega compresa, e sulle strategie forzate per uscire dalla crisi economica. Il fatto stesso che Repubblica, il giornale più importante del gruppo, abbia ospitato in prima pagina l’intervista di Andrea Agnelli sulla Superlega a firma addirittura del direttore politico (mai successo prima), sia un altro segnale che la famiglia non potesse non sapere.

Anche per questo, credo, John Elkann non dovrebbe prendere decisioni drastiche nell’immediato. L’effetto pratico e mediatico negativo, la valanga di letame rovesciata da diversi giorni su Agnelli e sulla Juventus da ogni parte del mondo, di sicuro non ha fatto piacere (eufemismo) e l’effetto è stato pesantemente accusato da tutto il gruppo che, in particolare con le auto, vive anche di feeling con i mercati e di immagine. Qualsiasi altra azienda, per rispondere immediatamente, avrebbe dato in pasto la testa del presidente, ma in questo caso non sarà così automatico per diverse ragioni.

La prima, come detto, crediamo che anche se non nei dettagli, Elkann sapesse delle intenzioni di Agnelli sulla Superlega.

La seconda è che esistono forti legami di parentela da salvaguardare.

La terza è che gli intrecci familiari ci sono a tutti i livelli economici, gli eredi di Gianni e Umberto hanno presenze in diverse attività e le decisioni vanno condivise.

Andrea Agnelli, ad esempio, è anche nel cda di Stellantis, la multinazionale dell’automobile creata di recente fra Fiat e Peugeot. E lo stesso Andrea con la mamma possiede 11,32 per cento delle azoni della cassaforte della famiglia. Non poco.

Le riflessioni si stanno facendo e si faranno, ma molto probabilmente prima di prendere delle decisioni la questione sarà fatta decantare, si farà passare un po’ di tempo per evitare il brutto e drammatico causa-effetto. La ghigliottina potrebbe diventare un boomerang, meglio riflessione e delicatezza decisionale come nello stile della casa.

In sostanza la strategia potrebbe essere quella di aspettare la fine del campionato che dopo nove anni di scudetti vedrà in pratica concludersi il ciclo bianconero. E dove, fra l’altro, c’è ancora in ballo la conquista di un posto Champions.

Con la fine ciclo arriveranno le decisioni per ripartire, a maggior ragione con tutte le giustificazioni del caso dovute agli insuccessi, se la Juventus non dovesse conquistare neppure il posto nell’Europa che conta. E il rischio c’è ancora.

A questo punto la rivoluzione non riguarderebbe soltanto Andrea Agnelli ma tutto il management e la sezione sportiva.

Nel mirino, ad oggi, ci sono anche le posizioni di Nedved e Paratici, ma pure il futuro di Ronaldo e dell’allenatore Pirlo.

Quando si parla di rivoluzione, rivoluzione dovrà essere anche per non far passare Agnelli come l’unico responsabile della situazione difficile e complessa.

Le novità in casa Juve riguarderebbe la parte manageriale alla ricerca di una gestione finanziaria più solida, ma anche il comparto calcistico che sta faticando più del previsto. Forse a fine ciclo dopo dieci anni sono anche i dirigenti e ci può stare.

Uno dei primi nomi circolati per la carica di presidente della Juve è stato quello di Evelina Cristillin, vicepresidente Uefa, bianconera doc, pupillo del compianto Avvocato. Lei ha decisamente smentito, ma non escludiamola.

Non è un caso però se a Torino circola ogni giorno più forte un altro nome per prendere il posto di Agnelli ed è quello di Alessandro Nasi, uno dei cugini, compagno della Seredova ex moglie di Buffon, che non è un uomo di calcio, ma di finanza. Un manager già dentro diverse attività del gruppo che potrebbe avviare un restyling amministrativo, ristrutturando il debito e magari cercando di aprire a un socio di minoranza, probabilmente un fondo.

A questo punto, con un manager finanziario al comando, andrebbe rafforzato ancora di più il comparto sportivo.

Sempre stando alle indiscrezioni, l’idea forte di John Elkann sarebbe quella di dare la Juve agli juventini. Con l’azzeramento di tutta la dirigenza attuale, Paratici e Nedved compresi, si pensa al ritorno in società di Alex Del Piero, ma anche a quello di Marcello Lippi e di Trezeguet che sta studiando da direttore sportivo. C’è chi ha fatto anche il nome di Giuntoli del Napoli per il comparto mercato, mentre per la panchina l’indicazione più forte sarebbe quella di riportare Allegri che come pochi conosce l’ambiente ed è oltretutto dotato di grande equilibrio e di capacità di adattarsi alla rosa di calciatori a disposizione.

Ma il grande colpo o la grande idea che circola, sarebbe anche un’altra: riportare Marotta a Torino.

Senza Agnelli, Paratici e Nedved, ovvio, sarebbe più facile.

Fra l’altro la rottura avvenne proprio attorno all’operazione Ronaldo che proprio Marotta aveva osteggiato. I fatti gli hanno dato ragione.

Ronaldo di sicuro ha accresciuto la forza del brand Juventus nel mondo, ma un’operazione così costosa senza aver portato la vittoria in Champions League ha avuto poco senso. Due scudetti nel 2019 e nel 2020 la Juve li avrebbe vinti anche senza Ronaldo. L’errore è stato quello di immettere il portoghese in una squadra che stava declinando e che non è stata rinforzata con giocatori di livello. Alla sua età Ronaldo non può più vincere le partite da solo.

E adesso? Questo è un altro tema caldo che dovrà essere affrontato da John Elkann e dal presidente della Juve. Ronaldo ha un altro anno di contratto a 30 milioni netti e a suo tempo aveva fatto capire che sarebbe stato lui stesso a far sapere entro aprile se intenderà rimanere a Torino o meno.

E’ chiaro che se la Juve non dovesse entrare in Champions, quasi automaticamente Ronaldo direbbe addio. Se invece manifestasse la volontà di restare, probabilmente sarà la Juventus a valutare strade diverse. Nel rinnovamento della squadra e della rosa, nel ridimensionamento economico, diciamolo, Ronaldo non c’entra nulla. E lo dimostrano anche gli ultimi mesi in netto calo di rendimento. Comunque vada non sarà facile trovare una soluzione perché un giocatore di 36 anni a quelle cifre oggi è difficile per tutti averlo in rosa.

E se toccasse proprio a Marotta il compito di ricostruire una Juve senza Ronaldo? Una rivincita del destino.

Per ora è solo un’ipotesi, molto dipenderà anche dalle intenzioni dell’Inter che, come sappiamo, è in mezzo al guado del suo futuro, c’è alle porte un ingresso di nuovi soci o la decisione estrema di vendere.

Quali saranno i programmi di Zhang o della nuova, eventuale, società?

Non solo Marotta, a questa domanda vuole risposte anche Antonio Conte.

Non è affatto scontato che l’allenatore nerazzurro sarà in panchina anche l’anno prossimo dopo la ormai praticamente certa vittoria dello scudetto. Come ha fatto capire in diverse mezze frasi, prima di decidere Conte vorrà sapere le intenzioni e i programmi. Anche in chiave Champions, dove l’Inter dovrà avere maggior peso.

Se Conte non dovesse essere convinto dai piani della futura Inter, probabilmente sarebbe più facile anche per Marotta tornare alla Juve.

Tutte storie con il finale ancora da scrivere che la fallita Superlega ha portato a galla ma che probabilmente erano già a pelo d’acqua. La Superlega è stato solo un volano che sta mettendo in moto un giro che era nell’aria.

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