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Il grande artefice del rilancio e il vantaggio che Spalletti non ha mai avuto in passato: quest'anno può essere davvero diverso. Per il Napoli e per il suo allenatore

Il grande artefice del rilancio e il vantaggio che Spalletti non ha mai avuto in passato: quest'anno può essere davvero diverso. Per il Napoli e per il suo allenatore TUTTOmercatoWEB
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Raimondo De Magistris
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Raimondo De Magistris
martedì 25 ottobre 2022, 12:32Editoriale
Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, inviato al seguito della Nazionale

La prudenza è d'obbligo e del resto la partenza in campionato un anno fa non fu diversa. Anzi, fu addirittura migliore con 31 punti conquistati nelle prime 10 giornate. Però che quest'anno il Napoli appaia come un altro Napoli, anche rispetto a un anno fa, lo si vede nei fatti. E non solo perché questa volta il tabù Mourinho è stato finalmente sfatato da Spalletti, con una gara vinta nonostante la Roma l'avesse pensata per arrivare in fondo col risultato di 0-0.
Non è la prima partita che il Napoli quest'anno vince alle battute finali: nel quarto d'ora finale arrivò anche il successo di San Siro contro il Milan firmato Simeone, nei secondi finali quello casalingo con lo Spezia firmato Raspadori. Ieri Osimhen. Tre vittorie sul tramonto del match decise da tre centravanti diversi. E questo rende l'idea di quante armi offensive siano oggi nella fondina di un allenatore che si ritrova a gestire una situazione mai vissuta nel recente passato.

Giuntoli non ha sbagliato nulla. E sul portiere la fortuna gli è andata in soccorso
Ciò che ha fatto Cristiano Giuntoli questa estate è stato un autentico capolavoro. Forse a livello nazionale non ci si è soffermati abbastanza su un lavoro che partiva coi presupposti di una transizione al ribasso. Via gli ingaggi più alti, dentro profili giovani con ingaggio da media-serie A. L'obiettivo di restare anche solo tra le prime quattro a un certo punto, quando anche Koulibaly aveva deciso di andare via, sembrava utopistico. A luglio Giuntoli spiegava di non essere riuscito a trattenere il difensore senegalese nonostante un quinquennale da sei milioni a stagione. Lo diceva con rammarico, chissà con quanta sincerità. Perché anche quell'addio è stata la sua fortuna, come quello di altri che nel Napoli non volevano più starci perché troppo legati a quello che (non) era stato e troppo poco disposti a lasciarsi trascinare nel futuro. Quando il rancore prende il sopravvento sulla speranza meglio voltare pagina ed è ciò che il Napoli ha fatto, senza mezzi termini.
Quando però inverti la rotta devi essere bravo a sapere perfettamente che strada intraprendere. E' una strategia che funziona, ma a patto di fare le scelte giuste e lì Giuntoli con le sue scelte ha fatto la differenza. Perché il tanto (giustamente) declamato Kvaratskhelia al posto di Insigne non è l'unico scambio su cui nessuno tornerebbe indietro. Chi riprenderebbe Mertens al posto di Raspadori? Chi Koulibaly al posto di Kim? E così via...
Il Napoli questa estate ha fatto il salto di qualità sostituendo. Ha salutato giocatori con più di 30 anni dall'ingaggio pesante per lasciar spazio a profili più giovani, meno costosi, che già oggi stanno facendo meglio dei loro predecessori. Se ciò è accaduto, il merito ha un nome e cognome: Cristiano Giuntoli. Che poi è stato anche fortunato sulla questione portiere: perché Meret l'avrebbe dato per far spazio a Navas e oggi - solo grazie a una trattativa fallita - il Napoli si ritrova tra i pali esattamente quel portiere che pensava di aver preso nel 2018 quando furono investiti 25 milioni di euro. Meret s'è ritrovato forzatamente al centro della scena e ha sfruttato l'occasione, il Napoli non ha dilapidato il suo investimento e s'è ritrovato con un caso in meno da gestire. Meret in panchina lo sarebbe stato, in campo e col rinnovo di contratto è un'altra storia.

Così è più facile per Spalletti: per la prima volta, non ci sono casi da gestire
Un anno fa di questi tempi cominciava a montare a Napoli il caso Insigne. Si era già capito che per il rinnovo del contratto non c'erano più margini e l'intermediario D'Amico stava tessendo la tela per portare il capitano in Canada, una trattativa poi ufficializzata agli albori del 2022. Un'altra volta, Spalletti s'è ritrovato a fare i conti con un capitano da gestire. Non è finita male come in passato, ma ancora una volta il tecnico di Certaldo s'è ritrovato in uno spogliatoio che doveva fare i conti anche con situazioni che nulla avevano a che vedere col campo. Che poi Insigne non era l'unico da gestire: un altro leader come Mertens era anche lui a scadenza e nemmeno troppo contento di essere utilizzato a spezzoni. Ancora un altro leader, come Koulibaly, sperava per l'ennesima volta che quella sarebbe stata l'ultima stagione a Napoli.
Quest'anno di casi del genere se ne contano zero. Ed è obiettivamente questa l'arma di un Napoli in più che salutando i suoi senatori ha anche definitivamente chiuso i conti con gli ammutinati e con i delusi. Con chi in questi anni si aspettava di più, con chi prendeva la panchina come lesa maestà. Quest'anno è diverso. Il gruppo è più facile da gestire e giocatori come Raspadori e Simeone - quando si accomodano in panchina la gara successiva a un gol decisivo - non sono lì a fare le pulci.

Varie ed eventuali a favore degli azzurri
Nell'incipit, ho sottolineato che il Napoli quest'anno è partito peggio in campionato rispetto a un anno fa: 29 punti invece di 31. Ma c'è anche da dire che le milanesi - prime rivali per il titolo - sono partite anche peggio. Il Milan primo con gli azzurri nella scorsa stagione dopo 11 giornate oggi di punti ne ha 26 ed è stato già battuto a San Siro. E' partita peggio anche l'Inter, tre punti in meno.
A partire meglio fin qui è stata la Juventus, che però si confronta con una scorsa stagione pessima ed è oggi a -10 della vetta. C'è il pericolo Sarri, che non è da sottovalutare: la sua Lazio è solida come nessun altro. Però, non sembra avere le alternative che ha il Napoli.
Un anno fa il Napoli dilapidò tutto il suo vantaggio a dicembre: 5 punti in 4 partite. Una crisi che non è una novità per le squadre di Spalletti ma quest'anno - a dicembre - la Serie A non scende in campo. Il Napoli è una delle squadre top in Serie A che manderà meno giocatori al Mondiale e avrà quindi la possibilità in Turchia di effettuare un richiamo di preparazione con quasi tutta la rosa a disposizione. In Europa, con gli ottavi di Champions già in cassaforte, si intravede un cammino più esaltante e con meno partite a febbraio, senza lo spettro dei 16esimi di Europa League (che un anno fa finirono malissimo). E a proposito d'Europa e di un Napoli che quest'anno appare migliore: domani al Maradona contro i Glasgow Rangers gli azzurri giocheranno con la qualificazione già in tasca grazie alle quattro vittorie nei primi quattro turni. Non era mai capitato, come altre cose che potrebbero succedere in questa stagione. A patto di continuare a schivare gli ostacoli come il miglior gamer. Come all'Olimpico.

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