Inter, Simone Inzaghi ha già vinto: adesso la conferma del tecnico è solo una formalità
Questa sera, Simone Inzaghi avrà l'imbarazzo della scelta su dove sedersi. Il divano, per gustarsi Manchester City-Real Madrid e immaginare chi incontrare in finale a Istanbul. La riva di un fiume, per aspettare che prima o poi passino i "nemici". Termine forte per lo sport, ma anche ieri il tecnico dell'Inter ha fatto volare qualche sassolino dalla scarpa. Del resto, a Istanbul il tecnico nerazzurro volerà al termine di una stagione folle, costellata da critiche. Intendiamoci: non tutte fuori fuoco, se si pensa alle undici sconfitte rimediate dalla squadra in campionato. Ma spesso eccessive rispetto ai fatti, al percorso che l'annata ha raccontato.
La rivincita di Inzaghi. In mezzo ai nei, una finale di Champions è un raggio di sole accecante. Ci è arrivato in crescita, di scelte e di idee: ha puntato su Onana, ha giocato con Darmian ormai titolare fisso al posto del miglior difensore in rosa, ha sempre preferito Lukaku, ha incoronato Calhanoglu resistendo al ritorno, anche mediatico, di Brozovic. Nel doppio confronto ha incartato Pioli - il parziale dice quattro vittorie di fila e 7-0 - dopo aver fatto le prove tra Supercoppa e campionato, bloccandogli la catena di sinistra che è forse l’unica arma vera del Milan.
La conferma ora è una formalità. A meno di clamorose sorprese. A meno che, magari campione d'Europa, non sia il tecnico a dire arrivederci, è stato bello, ma grazie. Uno scenario che a oggi non c'è, è soltanto un'ipotesi. Contano, appunto, i fatti. Anche le parole, quelle di Marotta che l'altro giorno ha risposto "penso di sì" a chi gli domandava se Inzaghi sarebbe stato il tecnico dell'Inter anche l'anno venturo. Non c'è più un penso, l'ha spiegato Zhang ieri sera: "Siamo pronti a iniziare la prossima stagione con lui". Resta la storia di un campionato vinto da altri e seguito da distanza troppo ampia per essere giustificabile. Ma nella storia c'è la vittoria di Simone. In Turchia volerà da underdog, qualunque sia l'avversario, perché è questo lo stato del calcio italiano. Un anno fa, però, quando spiegava che non sarebbe tornato indietro, che avrebbe sacrificato ancora una volta la stagione sull'altare di Anfield, tutti gli davano del folle, del visionario. Nella coppa, da specialista qual è, ci ha sempre creduto. E a Istanbul non ci sarà nessun risultato negativo. Certo, con uno in particolare si sorriderebbe di più. Ma questa è un'altra storia, e il termine non è abusato. Ma è tutta da scrivere.






