Martone: "Pescara in vantaggio tra le retrocesse. Il Salary Cap può cambiare la Serie C"
Nel corso di un'estate che sta ridisegnando gli equilibri della Serie C, il direttore sportivo Nello Martone è intervenuto ai microfoni della radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com per commentare il futuro delle quattro squadre retrocesse dalla Serie B, le scelte dirigenziali e tecniche di piazze storiche come Bari, Pescara, Spezia e Reggiana e le novità introdotte dal Salary Cap. Nel corso dell'intervista, Martone ha espresso anche il proprio punto di vista sul Girone A, indicando la squadra destinata a contendere il primato all'Union Brescia.
Direttore, le scelte dirigenziali delle quattro retrocesse dalla Serie B la convincono?
"Proprio dieci minuti prima del collegamento ero al telefono con Pasquale Foggia e parlavamo anche di questo tema. Stiamo parlando di quattro piazze importantissime che non meritavano la retrocessione. Tra tutte, quella che secondo me meritava meno di retrocedere era il Pescara, per il rapporto qualità-prezzo e per il calcio espresso. Hanno valorizzato tanti giocatori, basti pensare a Di Nardo, preso a parametro zero dal Campobasso e poi ceduto per una cifra importante. Sono stati bravissimi a patrimonializzare il lavoro fatto. Sono quattro squadre che considero tutte candidate al primo posto. Tra queste, il Pescara parte leggermente avvantaggiato perché ha mantenuto Pasquale Foggia, mentre le altre hanno cambiato molto a livello dirigenziale".
Nel Girone B si profila una lotta molto equilibrata. Chi vede favorito?
"Per me il podio sarà composto da Spezia, Pescara e Reggiana. Subito dietro vedo il Ravenna, mentre al momento non individuo altre squadre realmente in corsa per il primo posto. Nel Girone C, invece, il podio ideale è formato da Salernitana, Bari e Catania. La Salernitana può partire con qualcosa in più perché ha mantenuto sia il direttore sportivo sia l'allenatore e può sfruttare l'entusiasmo che si è creato attorno a Cosmi. Dietro a queste squadre vedo realtà organizzate come il Casarano e il blasone del Cosenza, ma Bari, Salernitana e Catania sono praticamente obbligate a vincere".
La scelta di Coppitelli al Cosenza e quella di Marino e Rastelli al Bari la convincono?
"Coppitelli a Caserta ha fatto un ottimo lavoro, anche se secondo me è stato un po' sminuito dalla proprietà e dalla dirigenza. Credo che sia l'allenatore giusto per il Cosenza, anche perché penso che Guarascio costruirà una squadra equilibrata e non una corazzata. Per quanto riguarda il Bari, Paolo Marino è un direttore importantissimo e conosce perfettamente il calcio. Il fatto che mancasse dalla Serie C da qualche anno conta relativamente. Lo stesso discorso vale per Rastelli: oggi non conta tanto se un allenatore sia fermo da tre anni oppure no. Conta soprattutto il rapporto di fiducia tra direttore e tecnico. Si cercano persone con cui condividere un progetto e affrontare insieme un percorso".
Quanto pesa la contestazione nelle piazze come Bari e Cosenza?
"Bisogna anche capire gli enormi sacrifici che fanno certi presidenti. Possono commettere errori, ma stiamo parlando di proprietà forti. Il Bari, appena tre anni fa, sfiorava la Serie A. Non credo che la famiglia De Laurentiis non voglia salire di categoria. Lo stesso vale per Guarascio a Cosenza o per Iervolino a Salerno: sono i primi a soffrire quando le cose vanno male. Oggi avere una proprietà solida guidata da un singolo imprenditore è sempre più difficile. Per questo motivo bisognerebbe avere maggiore equilibrio nei giudizi".
Cosa pensa dell'introduzione del Salary Cap in Serie C?
"Per i presidenti potrebbe essere uno strumento utile, perché evita spese folli e rende le società più virtuose. Potrebbe aiutare a limitare i fallimenti. Allo stesso tempo, però, credo che il calcio debba essere fatto da chi ha risorse economiche e idee. Chi può investire deve avere la possibilità di farlo. Uniformare troppo il monte ingaggi rischia di rendere il campionato meno affascinante e, paradossalmente, più falsato. Storicamente le squadre che spendono di più sono quelle che vincono o che lottano per la promozione".
Nel Girone A c'è qualcuno che può mettere in difficoltà l'Union Brescia?
"L'unica squadra che vedo davvero in grado di restare agganciata all'Union Brescia è il Cittadella, soprattutto per la competenza e la conoscenza dell'ambiente da parte di Stefano Marchetti. Il Lecco sta investendo molto, ma non sono convinto che possa mettere davvero pressione al Brescia. Il Cittadella, per storia e organizzazione, è l'unico club che può provarci. Per il resto, credo che il Brescia sia nettamente favorito".
C'è qualche progetto che la incuriosisce particolarmente?
"Mi affascina molto il progetto della Folgore Caratese. Mi piace l'idea di costruire un modello sostenibile, basato sui giovani e sull'autofinanziamento. Cristicchiello è stato lungimirante: prima ha investito nelle strutture e poi nella squadra. È questo il percorso corretto. Spesso, invece, ci si concentra sugli stadi e sull'apparenza, dimenticando che senza centri sportivi e infrastrutture adeguate è difficile programmare e vincere nel lungo periodo".






