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AIC, Calcagno: "Si a due ambiti agonistici di “élite”: cuscinetto tra le attuali B, Pro e D"

AIC, Calcagno: "Si a due ambiti agonistici di “élite”: cuscinetto tra le attuali B, Pro e D"TUTTOmercatoWEB.com
mercoledì 16 giugno 2021 21:19Altre Notizie
di Claudia Marrone

Nell’ambito del corso di Alta Formazione in Management delle Società Calcistiche dell’Università LUM (riconosciuto dalla FIGC per l’accesso diretto all’esame di abilitazione da direttore sportivo) è intervenuto l'avvocato e vicepresidente dell'AIC Umberto Calcagno: “Soprattutto nel contesto attuale di riorganizzazione del quadro delle competizioni la mancanza di questa forma di interlocuzione delle componenti tecniche con gli organismi internazionali credo sia un danno al sistema. Le figure tecniche e dirigenziali che sono parte determinante nella creazione di questo spettacolo e, soprattutto, quelle che vivono il sistema dal di dentro, devono poter avere voce. Rappresenterebbero un ulteriore salto di qualità. Vogliamo essere parte del sistema, vogliamo essere propositivi e non subire decisioni che, per quanto pur condivisibili talvolta, comunque non ci danno possibilità di offrire il nostro fattivo contributo di idee e di esperienza. Il nostro mondo parla di riforme da un decennio. In questi anni abbiamo guardato solo al format dei campionati, dandone una chiave di lettura parziale. L’eventuale riduzione del numero delle squadre professionistiche deve essere il punto di caduta dei nostri ragionamenti e non il punto di partenza. Bisogna partire dalle regole. Alcune norme poste negli anni scorsi sono servite a stabilizzare il sistema, a migliorare la capacità dei club a restare nel sistema. Dobbiamo riprendere quel cammino. Innanzitutto occorre trovare un modello di redistribuzione delle risorse diverso dagli ultimi 10 anni: questo modello oltre a produrre tanti debiti ha anche fatto emergere un gap economico e disuguaglianze non più a lungo sostenibili, sia nel contesto internazionale evidenziate dal progetto della Superlega che, a breve, anche in quello nazionale. La riforma deve essere portata avanti in un’ottica di sistema da parte di tutte le componenti, noi non pensiamo di dover rinunciare a qualcosa ma di guardare con una prospettiva diversa dal passato. In questa ottica comune non vedo interessi contrapposti tra AIC e Leghe. Dobbiamo chiaramente capire quali siano le risorse aggiuntive per tutto il sistema per poter fare una riforma, quali le norme che l’accompagneranno. Sappiamo tutti che solo la parte apicale del nostro mondo può produrre certi tipi di risorse, ma è fondamentale comprendere che ridistribuirle in maniera equilibrata verso il basso è anche interesse di chi è al vertice. Sono concetti che ritornano anche in ambito internazionale".

E a tal proposito, ecco la sua sulle riforme: “Mi convince particolarmente l’idea di creare due ambiti agonistici di “élite” che sappiano fare da cuscinetto tra le attuali B, Pro e D. Essi consentono di preparare al meglio, senza stress e senza improvvisazioni, da un lato il cammino verso l’alto e dall’altro di gestire al meglio il percorso in discesa, che oggi rappresenta non solo un evento negativo dal punto di vista sportivo ma anche economico-finanziario a tal punto da metterne in pericolo la stessa continuità. Abbiamo necessità di raffreddare e stabilizzare il sistema. La riforma dei campionati è l’unica cosa su cui possiamo incidere. Pensare di redistribuire le medesime risorse di oggi ad un numero solo inferiore di squadre senza offrire una opportunità di crescita avrebbe un impatto molto breve e limitato. Anzi, i campionati più competitivi porteranno i club a spendere fisiologicamente di più ed a bruciare le risorse in più di cui beneficeranno. Dobbiamo agire diversamente, ovviamente mantenendo al centro il merito sportivo. Dobbiamo favorire l’equilibrio tra le varie categorie e, direi, anche quello al loro interno. Il criterio di distribuzione delle risorse nell’attuale Serie A è argomento da affrontare per favorire un equilibrio competitivo differente rispetto a quello vissuto negli ultimi anni. Dobbiamo rivedere l’impianto solidaristico, a maggior ragione rispetto ad altri sistemi economici perché siamo un sistema sportivo e non dobbiamo creare o favorire forti disparità. La pandemia ha messo a nudo alcune criticità e sconta da diverse stagioni un rapporto non equilibrato tra fatturato e perdite, entrambe in crescita parallela. In nostro mondo sa massimizzare i ricavi pur nelle difficoltà ma deve imparare ad amministrarsi meglio. Troppo semplice imputare le difficoltà al debito sportivo rappresentato dagli impegni salariali. Resta in media un 50% dei costi che vanno considerati e su cui bisogna incidere. Le società devono affrontare una diversa metodologia di analisi dei costi. Le norme di iscrizione di questa stagione e le agevolazioni delle normative statali, consentirà ai club una iscrizione più agevole ma non immetterà risorse nel sistema. Finita la fase emergenziale dovremo capire, attraverso le regole, chi potrà fare calcio in futuro”.

Quindi, uno sguardo al futuro nella gestione dei club. “Il direttore di un club oggi vive il mondo calcistico troppo “alla giornata” perché si è troppo legati al risultato del momento. Molto spesso l’obiettivo è massimizzare le opportunità del momento e ciò che ci offre il contesto in cui operiamo. Questa prospettiva va modificata. Ma va modificata partendo da una stabilizzazione dei programmi e dei progetti tecnico-sportive delle società: se i rapporti delle figure tecniche con i club non durano mediamente oltre una stagione, difficilmente si può ottenere un percorso a più lunga gittata, una programmazione che si sviluppi nel tempo. Una grande criticità del nostro sistema deriva dall’assoluta attenzione riservata alla massimizzazione del risultato del momento senza un respiro programmatico. Basti pensare che, pur in un momento di crisi, in questa stagione nella nostra Serie A i club hanno speso in termini di contratti più di quanto rilevato nel periodo ante-Covid. In Serie B hanno speso 30 milioni di euro in più, due gironi su tre della Lega Pro hanno accresciuto gli impegni”.

Conclude: “Come AIC siamo interessati allo stato di salute dei club e del loro equilibrio gestionale. Non a caso le recenti norme vanno nella direzione di allargare i controlli sul budget delle società anche in Serie A, come già accadeva in B e Lega Pro. L’idea non è assolutamente quella di limitare gli investimenti ma di fare in modo che sia salvaguardato l’equilibrio competitivo e che nel caso di ipotesi di spesa oltre soglia, il sistema sia adeguatamente garantito. Il principio di parità competitiva deve essere centrale: non puoi spendere più di quello che puoi permetterti. Non è giusto chiedere le rinunce agli stipendi a fine stagione quando con quelle figure sportive hai centrato obiettivi sportivi. Il ragionamento va fatto a monte. Si tratta di un salto di qualità che dobbiamo fare insieme, per evitare di rincorrerci e litigare oppure di rincorrere situazioni negative che vengo ad emergere inevitabilmente a causa di impostazioni non equilibrate. Oggi più che mai è determinante la progettualità”.

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