Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroeSportsFormazioniCalendari
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A AtalantaBolognaCremoneseEmpoliFiorentinaHellas VeronaInterJuventusLazioLecceMilanMonzaNapoliRomaSalernitanaSampdoriaSassuoloSpeziaTorinoUdinese
Canali altre squadre AlessandriaAscoliAvellinoBariBeneventoBresciaCagliariCasertanaCesenaFrosinoneGenoaLatinaLivornoNocerinaPalermoParmaPerugiaPescaraPordenonePotenzaRegginaTernanaTurrisVenezia
Altri canali Serie BSerie CChampions LeagueFantacalcioNazionalieSportsStatisticheStazione di sosta

Patti chiari e amicizia lunga, il faccia a faccia: Inzaghi a rapporto dall’Inter. E viceversa

Patti chiari e amicizia lunga, il faccia a faccia: Inzaghi a rapporto dall’Inter. E viceversaTUTTOmercatoWEB.com
© foto di www.imagephotoagency.it
venerdì 23 settembre 2022, 08:45Serie A
di Ivan Cardia

Il primo confronto, dopo il ko col Bayern Monaco, è stato largo, nel senso che ha coinvolto tutta l'Inter, dai suoi vertici ai giocatori, passando ovviamente per Simone Inzaghi. Era il tentativo di mettere un argine a una deriva, dentro e fuori dallo spogliatoio, percepita come potenzialmente pericolosa dalla dirigenza nerazzurra. Il secondo, andato in scena ieri ad Appiano Gentile, è stato soprattutto lungo, per la sua durata, ma pure profondo: il tecnico ha pranzato con Steven Zhang, fresco di rientro dalla California. Poi via al faccia a faccia, durato diverse ore e senza la partecipazione del presidente, con l'intera dirigenza: Marotta, Ausilio e Baccin.

La sconfitta di Udine e non solo. Il punto di partenza inevitabile è stato il ko della Dacia Arena. Una partita che ha scosso tutti, da Inzaghi che per la prima volta ha usato toni diversi rispetto ai soliti davanti alle telecamere, alla dirigenza che non ha compreso fino in fondo tutte le scelte. Non si è parlato soltanto dell'Udinese, ma più in generale di un avvio di stagione difficoltoso, arrivato dopo un mercato altrettanto complicato. Inaugurato con l'addio di Ivan Perisic, ancora tutto da digerire nelle dinamiche di gioco della squadra, anche perché Inzaghi si aspettava fino alla fine che il croato potesse rimanere. Proseguito con il ritorno di Lukaku e la difesa a oltranza di Skriniar sì, ma anche con il mancato innesto di Gleison Bremer e la rincorsa a un difensore conclusa soltanto all'ultima curva. Senza dimenticare quel Paulo Dybala, finito alla Roma anche perché lo stesso Inzaghi ha preferito altre soluzioni, leggasi puntare su Correa. Una serie di scelte, di occasioni alcune perse e altre colte, su cui era pure opportuno parlarsi con chiarezza.

Fiducia reciproca e totale appoggio. Di tutto questo hanno discusso Inzaghi e la dirigenza, con la schiettezza di chi si sceglie nuovamente a vicenda - e del resto a oggi sarebbe difficile immaginare altro - ma anche di chi si rende conto che qualcosa non sta funzionando. Non era, quello di ieri, un confronto da cui ci si potevano attendere esiti esplosivi. Il risultato, per quel che filtra, è che l'Inter ha ribadito al tecnico la sua totale protezione nelle scelte che farà per rimettere in sesto una stagione appena iniziata e quindi tutto fuorché compromessa da qualche sbandata. Se questo si è reso necessario, d'altra parte, è stato anche perché Inzaghi, specie negli ultimi tempi, non ha sempre percepito granitiche certezze. Assicurato che così non è e che i dirigenti faranno di tutto per mettere in grado il mister di riprendere la marcia, ora tocca al campo.

Bisogna invertire la rotta. Fatte tutte queste premesse, ribadito che Inzaghi non è mai stato in discussione e che nessuno ad Appiano si sta guardando intorno in maniera concreta, le vere risposte dovranno arrivare dal rettangolo di gioco. A partire dai risultati contro Roma e Barcellona, quest'ultimo doppio confronto cruciale per il futuro Champions, ma pure dal modo in cui l'Inter affronterà questi impegni. L'appoggio della dirigenza comporta, come si suol dire, onori e oneri. Inzaghi potrà spenderlo in termini di autorità su uno spogliatoio che nessuno pensa remi contro - anzi, forse il problema è proprio l'eccessiva foga per uscire dal tunnel - ma che sinora ha sbuffato troppo. E sudato tanto, ma forse non nella direzione giusta: l'Inter corre e tira più di tutte, se non è al primo posto anche in classifica un motivo ci sarà. Su questo, e su altri aspetti - per esempio non è un mistero che i dirigenti lo abbiano da tempo "autorizzato" a rischiare un più significativo impiego dei giovani, a partire da Kristjan Asllani - dovrà lavorare Inzaghi. Perché patti chiari e amicizia lunga vuol dire anche questo: oggi nessuno ipotizza piani B. A metà novembre, però, ci sarà una sosta lunghissima e inedita per il nostro calcio, come fossero due stagioni l'una che finisce e l'altra che inizia. E l'Inter dovrà arrivarci con ben altro quadro d'insieme.