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Paratici e i tanti cicli della Juve. Con il suo addio se ne chiude uno immenso e irripetibile

Paratici e i tanti cicli della Juve. Con il suo addio se ne chiude uno immenso e irripetibileTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
mercoledì 26 maggio 2021 18:08Il corsivo
di Ivan Cardia

“Io sento parlare di cicli e da quando sono qua posso elencare sette volte in cui si era detto che si era chiuso il ciclo”. Così, in una delle tante interviste degli ultimi tempi, Fabio Paratici. A rileggerle oggi, fanno pensare quanto avesse sparso indizi sul suo prossimo addio alla Juventus. L’ormai ex direttore sportivo bianconero rispondeva a chi gli chiedeva se la squadra capace di dominare il calcio italiano per un decennio fosse a fine ciclo. Macché, assicurava Paratici: di cicli ne aveva vissuti tanti lui stesso in seno alla Juve, mica era solo uno. Difficile dargli completamente torto: Madama, in questi undici anni, è cambiata tante di quelle volte che a considerarlo un periodo unico si fa un torto ai suoi tanti protagonisti. Dipende, in fin dei conti, dal concetto di ciclo: se lo si lega agli interpreti, ai successi, ai punti fermi.

Con Paratici si chiude un maxi-ciclo. Irripetibile. Anche a voler essere d’accordo con la sua interpretazione, è innegabile che tutti quei cicli di cui il piacentino parlava si inscrivano nell’ambito di un unico, fortunatissimo, periodo. Poi chiamatelo come vi pare. All’interno del quale, in realtà, uno spartiacque l’aveva già segnato un altro addio, quello dell’ad Marotta. Sottovalutato, visto quello che è mancato alla Juventus negli ultimi anni, ma questo è un altro discorso. Insieme, e poi con solo Paratici, la Vecchia Signora ha costruito un decennio d’oro, senza precedenti nella storia del calcio italiano e che difficilmente sarà possibile ripetere. Ci sono stati sbagli, sì, ma a metterli sui due piatti di una bilancia pesano di più (molto di più) i successi conquistati. Resta il rammarico per la Champions, qualcosa con cui tutta la società deve fare i conti, magari senza cercare scorciatoie. Ma il marchio resta indelebile. Lo certificano i giocatori arrivati a Torino in questi anni, e sulle qualità del piacentino quale scovatore di talento, del resto, non vi può essere il minimo dubbio. Per citare solo gli ultimi, se da domani la Juve ripartirà, perché lo farà, sarà sulle spalle dei De Ligt, dei Chiesa, dei Kulusevski: gente voluta, ancora, da Paratici. Ci sarà ancora il suo marchio, in qualche modo, sul prossimo ciclo della Signora. Col suo addio se ne chiude uno incredibile.

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