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Inter, i nodi vengono al pettine. Adesso Inzaghi ha 90 minuti per salvare la panchina

Ivan Cardia
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Ivan Cardia
sabato 11 marzo 2023, 07:15Serie A
11.03.2023 07:15Serie A
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

I social sono partiti subito all'assalto con l'arma dell'ironia, del resto Spezia è in effetti l'anagramma di spiaze Di tutte le critiche che si possono muovere a Simone Inzaghi, all'indomani dell'ennesima notte fonda della sua Inter lontano da San Siro, l'ultima è che abbia cercato scuse. Anzi, in una partita che presa da sola sarebbe difficile da commentare, il tecnico piacentino si è assunto le responsabilità e ha fatto l'unica cosa possibile: guardare avanti. Cioè al Porto. Ma un passo alla volta.

Ancora una sconfitta. Intanto, ripartiamo dal triplice fischio: il 2-1 del Picco ha sancito la sesta debacle in trasferta dei nerazzurri. Come si diceva poche righe sopra, presa di per sé la gara non sarebbe un disastro: l'Inter non meritava di perdere per quanto fatto in campo, è successo per clamorosi errori individuali. Di Lautaro, di Acerbi, anche di Dumfries che pure aveva appena riacceso la fiammella della speranza. Il problema è che va inquadrata nel percorso in campionato e la Beneamata, prima in classifica al Meazza, rimedia una figuraccia dopo l'altra fuori casa.

Un 2023 horror. Nel nuovo anno, in trasferta: due sconfitte, due pareggi, una vittoria. Ci sono squadre di bassa classifiche che hanno fatto meglio. Come spiegare questo rendimento? Fragilità caratteriale? Limiti tecnici? Su questi ultimi si tornerà, quanto alla prima ipotesi è comprensibile che i passi falsi alimentino dubbi, ma il gruppo non è molto diverso da quello che solo due anni fa, sotto la disciplina militaresca di Conte, triturò il campionato. Viceversa, l'Inter oggi è passata dal -8 rispetto al Napoli dopo la prima gara dell'anno all'aver messo in discussione la propria qualificazione in Champions. Un rischio che nessuno si può permettere, nella Milano nerazzurra, e adesso maledettamente concreto.

I nodi vengono al pettine. Sui limiti tecnici, si può discutere. Per molti, anche per Semplici che l'ha appena battuta, la rosa dell'Inter è tra le migliori, forse la migliore, del campionato. Visto che si parlava delle potenziali critiche a Inzaghi, si torna a quella del piano B. Un aspetto divenuto ancor più evidente nel confuso assalto all'arma bianca de La Spezia. Pur avendo dominato la partita, i nerazzurri non hanno trovato la rete, anche perché si sono intestarditi nell'inseguirlo nell'unico modo che conoscono. Il 3-4-3 alla disperata provato nel finale è stato un tentativo confuso ed estemporaneo. Accettabile nell'economia di una partita, meno in quella di una stagione nel corso della quale le variazioni sul tema sono sempre state pressoché nulle. Col risultato che l'Inter è una squadra, nel bene e nel male, sempre uguale a sé stessa: se indovina la giornata non ce n'è per nessuno, in caso contrario va a sbattere e manca di pensiero laterale per aggirare l'ostacolo. E poi, lo stesso allenatore lo ricorda spesso, è questione di scelte: gettare la croce addosso a Lautaro per un rigore mancato è sbagliato, ma troppo spesso le gerarchie dell’Inter - dalla fascia in poi - variano di volta in volta.

Inzaghi e 90 minuti decisivi. Champions a rischio, altalena di risultati, soluzioni tattiche limitate. La tavola è apparecchiata, dopo una notte brutta come l'aveva pronosticata Inzaghi, per il finale più amaro. Il contratto fino al 2024, fresco di rinnovo, tutela sino a un certo punto la posizione di un tecnico sul quale sin da inizio stagione si sprecano spifferi. A volte ingigantiti, altri meno. Arrivati al redde rationem, soltanto la Champions può costruire un lieto fine. Quella da prendere in campionato, ma soprattutto quella in palio martedì al Dragao contro il Porto. Inzaghi è l'allenatore che ha riportato l'Inter a questi livelli dopo un decennio, i quarti di finale - e arrivati lì chi lo sa - sono la carta, forse l'unica perché la Coppa Italia si può esporre in bacheca ma ha il peso che ha, che può giocarsi per difendere il suo futuro nerazzurro. Le alternative? È ancora presto per pensarci, ma dal nuovo che avanza (Thiago Motta più di Roberto De Zerbi) ai clamorosi ritorni (Conte o Mourinho) non mancano di certo.

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