Le critiche, l’ombra di Conte, l'Inter a due facce. I sassolini volano dalle scarpe di Inzaghi
Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi. Conquistati i quarti di finale, arriva il momento di Simone Inzaghi: assicura di non volersi prendere rivincite. Ma, trattato troppo spesso come fosse l’ultimo dei fessi, è fisiologico che ne parli eccome. Ha appena riportato l’Inter ai quarti di finale di Champions League, dodici anni dopo l’ultima volta: nel calcio, un’era geologica. Per di più, è il primo allenatore dell’era Zhang a riuscirvi. Il fiore è appuntato all’occhiello: inevitabile tirare fuori, almeno in parte, tanto di quello che il tecnico nerazzurro ha in seno e su cui quasi sempre sorvola.
Venti milioni di ragioni. Tanto vale il passaggio del turno dell’Inter, sponsor paganti permettendo. È una cifra pesante, in positivo, sul bilancio di un club che all’aspetto deve prestare un occhio di particolare riguardo. È, prima di tutto il resto, quello che Inzaghi può mettere sulla bilancia. Ossigeno puro, un regalo inaspettato guardandosi indietro ad agosto. La Champions, per come si era messa dopo il sorteggio, era per l’Inter tutto fuorché scontata. Giusto che Inzaghi rivendichi il percorso fatto: il Barcellona è primo nella Liga, l’Inter l’ha buttato fuori. Il Porto di Conceicao, negli ultimi anni, ha eliminato tutte le italiane capitate sul suo percorso. Il ciclo magico dei lusitani l’ha interrotto solo l'Inter del piacentino, mica qualcun altro.
Le critiche da ascoltare e non dimentichiamo che l’Inter è a -18. Alcune sì, alcune no. Alla stagione dei nerazzurri, di osservazioni, se ne possono fare tante. Qualcuna per partito preso, altre meno. Si pesano e non si contano, dice Inzaghi: sacrosanto. Altro, però, è ricordare che l’Inter è seconda in campionato. Non è una posizione particolarmente comoda, a essere onesti, e non è un fiore ad alcun occhiello. Se la Champions è un merito, la Serie A è un grandissimo neo. Il piazzamento, comunque legato anche alla penalizzazione della Juventus, è l'ultimo dei problemi con un Napoli che vola. Se non si può dimenticare quello, non si può neanche dimenticare il distacco, il fatto che l'Inter (per meriti suoi) a gennaio fosse a -8 e potesse riaprire il campionato, la qualificazione alla prossima coppa dei campioni rimessa in discussione a Bologna e a La Spezia. La versione del "vanno tutte piano tranne una" è una melassa nella quale crogiolarsi è un attimo e non salutare per nessuno.
Lo scudetto e i trofei, le prospettive dell'Inter. Nel calderone finisce un po' di tutto. Lo scudetto che ha portato qualche problema: economico, ça va sans dire, derivante anche dai premi corrisposti alla squadra all'epoca di Conte. Non è casuale che lo sfogo, che non tutti avranno apprezzato, sia arrivato nei giorni in cui del salentino si parla come possibile ritorno: il suo predecessore, sembra ricordare Inzaghi, aveva anche altre consegne e altre possibilità. Le ha mollate all'improvviso. Si torna lì, all'Inter di Zhang che da un certo punto in poi ha cambiato totalmente la propria prospettiva e oggi non è chiaro quale orizzonte abbia. Comunque la si veda, è però difficile mettere due supercoppe e una Coppa Italia sullo stesso piano di un tricolore. Se le critiche si pesano, questo deve valere anche per i titoli. E per le qualificazioni, ci mancherebbe altro: Inzaghi si gode quella ai quarti di Champions, meritata e pure viatico per chissà cosa. Quando si è in ballo, tanto vale divertirsi. Pure più leggeri, dopo essersi tolti qualche sassolino dalle scarpe.
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