Spalletti: "Lucumì ha quella garra che ci serve". Le parole su Alajbegovic e Kolo Muani
"Cosa possono dare Kolo Muani, Alajbegovic e Lucumì? Allora, Kolo lo conoscete già perché ci avevo già avuto a che fare. Io avevo avuto la fortuna di giocarci anche in Champions, quando ero a Napoli, contro di lui, e avevo già apprezzato le sue caratteristiche. Anzi, l’avevamo anche seguito per un periodo". Parla così Luciano Spalletti, in zona mista, dopo l'amichevole di questa sera all'Allianz contro la Next Gen. "È un attaccante completo, sa attaccare la profondità, sa giocare con la squadra, è veloce, tecnico: è un po’ tutto. C’è da far funzionare dentro la squadra questo suo po’ tutto che ha e sono convinto che ci darà una mano importante. Alajbegovic ha fantasia, qualità. Mi dispiace che stasera non l’abbiamo potuto vedere, però lui fremeva per poter giocare qualche minuto già in questo stadio, perché poi per questi ragazzi è la prima volta che entrano in questo stadio. Ha classe da vendere, è bello da vedere. Poi bisognerà vedere se è anche concreto nelle sue performance, perché è uno che ha un piede fantastico, deve saper giocare da più parti, non solo in un ruolo specifico. Lucumì ha quella garra lì, ha quella fisicità lì addosso che a noi ci fa un po’ comodo. Ha quella garra del giocatore sudamericano che viene a imporre il suo status di carattere, non sa fare diversamente. A quelli lì cerca di essere un po’ più morbido, poi a metà c’ho quelli che riescono a mettere queste qualità: danno sicuramente qualcosa alla squadra".
La partita le avrebbe permesso di giocare un po’ di più, però dall’altro lato c’è l’affetto dei tifosi che fa sempre piacere...
"Sì, infatti, ma si possono far combinare tutte e due le cose, per cui conviene mettersi d’accordo perché al novantesimo ci sono le stesse persone in campo che ci sono al quarantacinquesimo. Non si permette a questi calciatori che avrebbero giocato nella seconda parte di poter partecipare a questo affetto, a questo abbraccio comune che c’è e di potersi divertire nel proprio campo anche per la next game, perché è tutto fatto in famiglia, è tutto perfetto. Basta fare l’invasione al novantesimo anziché al quarantacinquesimo, questo è il mio pensiero".
Com'è aver guarda la partita con John Elkann a fianco?
"È stato bellissimo. Come dicevo prima, sono tornato a fare il secondo perché con lui a fianco non mi sarebbe stato permesso di dire niente. Ho detto solo un paio di cose, anche se lui, naturalmente, dall’intelligenza e dal teatro, ha fatto le domande più gentili e poi ho tentato di rispondere. Ho tentato di essere il più vago possibile".
Ha parlato anche di periodi, di cicli. Lei farebbe piacere essere interprete principale di questa ripresa di un ciclo nuovo della Juventus?
"Mi sembra che ci sia impegno da parte della società, da parte dei direttori, per ricreare quest’antagonismo nei ruoli, come abbiamo detto prima. Abbiamo fatto delle operazioni interessanti. Naturalmente, poi, quando scendi un po’ di livello, puoi rimontare sopra quei gradini persi: c’è sempre un lavoro da fare, c’è sempre un tempo da dover gestire. Noi non siamo nelle condizioni di andare a prendere calciatori come hanno fatto alcune società, spendendo tantissimo, però delle cose le abbiamo fatte e le abbiamo fatte, secondo noi, in maniera intelligente. Poi c’è ancora del lavoro da fare, probabilmente, per essere del livello di qualche squadra. Sicuramente, per quello che vedo già in questo momento, noi abbiamo una squadra forte, però bisognerà anche essere più bravi degli altri perché sono forti anche gli altri. Ci può essere qualche squadra fortissima, come la vostra, bisogna mantenere la qualità iniziale di questi calciatori e metterla in pratica".
Forte per tentare quale tipo di scalata, mister? Ad oggi forse è ancora troppo presto come riflessione, però la sua soddisfazione per il mercato la si nota, si vede anche nella squadra?
"Più che altro è l’impegno che si sta avendo. Non è detto che poi tutto vada come vuoi, però poi si vanno a cercare alternative. I direttori sono sempre lì a cercare delle soluzioni, a creare delle cose nuove attraverso quella che è la loro esperienza, quella che è la loro bravura ormai pluriennale come presenza nel calcio italiano. Noi dobbiamo essere bravi a far vedere subito un livello alto e a entrare in competizione con queste squadre che, per il momento, ci sono arrivate davanti in campionato, perché è immancabile che poi conta quello lì. Noi l’anno scorso abbiamo fatto vedere che, a un certo punto del campionato, si aveva una bella identità, di essere una squadra bella quadrata, bella tosta. Poi sono state quelle due o tre partite finali che ci hanno massacrato, però poi ci sono dei ragionamenti da fare. Noi probabilmente avevamo logorato troppo quei calciatori che hanno dovuto giocare fino all’ultimo, per cui avere qualche ruolo doppio, dove c’è competizione, è il nostro obiettivo, è il nostro traguardo. Le partite dell’Europa League verranno fatte di giovedì, per cui queste due partite così ravvicinate, giovedì-domenica o giovedì-lunedì, creano delle difficoltà se non siamo attrezzati da un punto di vista numerico".
Vicario è un ragazzo che lei ha fatto esordire in nazionale, quante uscite per avere un gruppo della dimensione giusta, perché adesso è molto numeroso, quante uscite si aspetta?
"Per quanto riguarda Guglielmo Vicario, è un ragazzo maturo, intelligente, è un professionista, è un calciatore. Come abbiamo detto pochi giorni fa, il calciatore è una razza, è uno status, è una specie, perché quando uno è calciatore vuole quello, pensa a quello anche quando va a casa, nel tempo libero ci mischia sempre quella che è la professione alla vita normale. Poi ci sono altri che invece si prendono sotto gamba, sono persone giovani al calcio, però quello che è specifico per la professione che fa, secondo me, dovrebbe essere così e riesce a portare a casa più cose attraverso l’impegno. Vicario è uno di questi. È un professionista super serio, maturo, esperto, ha l’età giusta, ha avuto una crescita corretta per quella che è stata la sua qualità. Non so come mai, probabilmente nell’ultimo anno privato c’è stato qualcosa che non è riuscito a performare, ma poi il livello è di quelli top e noi siamo contenti di averlo a casa adesso. Ci sono state delle valutazioni da fare, ma in generale su Vicario non avevamo nessuna perplessità. Probabilmente pensavamo, attraverso un portiere esperto tipo Alisson, Martinez e via dicendo, perché sono stati quei nomi da andare a prendere, di avere ancora qualcosa di più proprio come esperienza, ma anche Vicario ha vinto delle competizioni, ha fatto un’esperienza all’estero in un club importantissimo, per cui siamo su quel livello lì".






