Transizioni al 55% di pericolosità: come il Torino ha disinnescato e affondato il Pisa in campo aperto
La trentunesima giornata della Serie A Enilive 2025-2026 certifica una crisi profonda per il Pisa. La sconfitta interna per 0-1contro il Torino assume i contorni di una resa quasi definitiva per i toscani. Un "risultato duro da digerire", come ha ammesso a fine gara lo stesso Oscar Hiljemark. Il verdetto della Cetilar Arena lascia infatti la formazione nerazzurra ancorata all'ultimo posto in classifica: a sole sette giornate dal termine, il distacco dalla zona salvezza resta di 9 punti, una voragine che separa i padroni di casa dal duo Lecce-Cremonese. In questo clima di estrema urgenza, la gara contro i granata ha rappresentato un'illusione tattica, spentasi nel momento cruciale.
La cronaca tattica del match ruota attorno a un lungo, ma sterile, possesso palla pisano. I toscani hanno chiuso con l’85% di passaggi completati (351 in totale), senza tuttavia riuscire a scalfire il blocco avversario. In 95 minuti di gioco, l’attacco del Pisa ha scoccato appena 7 tiri complessivi, centrando lo specchio della porta in una sola occasione e senza registrare alcuna reale occasione da rete. "È un copione che purtroppo abbiamo visto parecchie volte quest'anno", ha commentato con amarezza Mehdi Léris nel post-partita. Sulla corsia mancina, Samuele Angori ha provato ad accendere la manovra con un impatto atletico imponente (oltre 10.5 km percorsi) e scodellando in area ben 10 cross, i quali però non hanno mai trovato compagni pronti alla deviazione. Al contrario, il Torino ha saputo esattamente come e dove ferire: le transizioni offensive granata hanno registrato un indice di pericolosità micidiale del 55,66%, evidenziando l’assoluta incisività del copione tattico disegnato da Roberto D’Aversa.
La partita a scacchi si è decisa attraverso le letture individuali. Per il Pisa, le geometrie di Mattéo Tramoni (25 passaggi riusciti e autore dell’unico tiro in porta dei padroni di casa) si sono perse nel vuoto, sbattendo contro l’attenta retroguardia torinese. Ad annullare l’attacco toscano ci ha pensato in prima persona uno straordinario Ardian Ismajli: il centrale albanese ha dominato il reparto con 9 recuperi e 56 passaggi completati, chiudendo ogni varco. Sugli esterni, lo spagnolo Obrador è stato un fattore per il Torino, risultando primo assoluto per dribbling (4) e per passaggi riusciti nell’ultimo terzo di campo (15), mandando regolarmente fuori giri la marcatura di Léris e Calabresi.
L’equilibrio del match si è spezzato nella ripresa, nel momento in cui il coraggio del Pisa si è paradossalmente trasformato in vulnerabilità. Hiljemark ha provato a ridisegnare il reparto offensivo al 58’ inserendo forze fresche con Loyola e Stojilković. Alla ricerca disperata di punti, i padroni di casa hanno alzato vistosamente il baricentro fino a 51,5 metri. Di fronte a questo sbilanciamento, D’Aversa non ha esitato a calare i propri assi: al 62’ ha inserito Casadei e, soprattutto, Ché Adams. All’80’, il letale turning point: l’esterno Pedersen (autore di 6 cross nel match) ha affondato il colpo servendo l’assist per il neo-entrato Adams. Lo scozzese, capitalizzando al meglio la prima e unica grande occasione da gol creata dal Torino, ha trafitto Semper siglando lo 0-1 finale.
L’espugnazione della Cetilar Arena consegna al campionato un Torino maturo e chirurgico, capace di punire le minime ingenuità avversarie in campo aperto. Per il Pisa, al contrario, il match si fa emblema di un’intera stagione: un discreto palleggio arretrato e la dedizione tattica non possono sopperire a una cronica incapacità di pungere negli ultimi sedici metri. Considerato il baratro di -9 punti che lo separa dal duo Lecce-Cremonese a sole sette gare dal termine, l’identità ricercata da Hiljemark rischia ormai di restare soltanto un estetismo tecnico sul fondo inesorabile della classifica.











