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Juve, il triangolo no: Spalletti o Conte adesso, Inzaghi a giugno. Ma la squadra...

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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
Oggi alle 12:30Serie A
29.10.2026 12:30Serie A
Il futuro di Spalletti resta legato ai risultati. Conte è il sogno immediato, Inzaghi l’idea per giugno. Ma il problema può essere la rosa
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

Il triangolo no, Giovanni Carnevali non l’aveva considerato. O forse sì: la conferma di Luciano Spalletti, già in panchina all’arrivo della nuova dirigenza della Juventus, rende fragile il futuro del tecnico bianconero. Tra essere scelti e non essere sostituiti, in fin dei conti, c’è un’enorme differenza. Il resto lo fa, come sempre, il campo: è lì che la creatura dell’allenatore di Certaldo stenta, alterna due bassi a un alto, finendo per mettere costantemente in discussione il futuro di Spalletti all’ombra della Mole Antonelliana.

Meglio Conte adesso o Inzaghi a giugno?

E così, ecco il triangolo. Che parte da un presupposto: ha senso parlarne solo se la Juventus e Spalletti decideranno di non andare avanti insieme. Per ora, uno scenario ipotetico, respinto dalla dirigenza. La sensazione, però, è che tutto passi dal Napoli. Al massimo dalla prossima sosta. Il nome che il popolo bianconero chiama a gran voce è uno e uno solo: Antonio Conte. Dimenticati i tradimenti e le spine, i sostenitori della Juventus sognano il ritorno dell’unico allenatore che - forse - potrebbe rimettere in carreggiata una squadra oggettivamente sgangherata. È quasi questione di fede, ma anche di precedenti: il salentino, sostanzialmente, non ha mai fallito in carriera, almeno in campionato. Se si tratta di ricostruire e ripartire, non c’è nessuno meglio di lui.

Però puntare su Conte sarebbe anche stringersi al passato, come se davvero la Juve non sapesse andare oltre vecchie certezze. E poi ci sono tanti dubbi: davvero accetterebbe questa Juve in corso d’opera? Se la questione fosse rimandata a giugno - magari con un traghettatore, per quanto significherebbe perdere un altro anno, e poi sia Tudor sia Spalletti erano traghettatori, solo che sono finiti Caronti -, ecco che prenderebbe quota un altro nome: quello di Simone Inzaghi. L’ex tecnico dell’Inter finirà l’esperienza all’Al-Hilal ed è un matrimonio che sembra quasi naturale. Ha vinto, ha una dimensione internazionale, è il nuovo che avanza della panchina. Certo, non è disponibile oggi. E poi si pone un problema.

Ma la squadra è allenabile?

Tanti anni fa, Maurizio Sarri disse che la sua Juventus era “non allenabile”. E in squadra c’erano giocatori di ben altro livello, basti pensare a Cristiano Ronaldo o Paulo Dybala… Oggi, la sensazione è che il vero problema sia proprio la struttura della squadra: giovane, senza leader - basti pensare alle uscite di Conceicao, Bremer e McKennie -, costruita per il 4-3-3 ma con un centrocampo troppo soft e senza un vero finalizzatore. Una rosa senz’anima, più che camaleontica. Forse il problema non è (soltanto) il manico.

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