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Juve, un anno dopo è anche peggio e la scusa di Allegri non trova conferme nei numeri. Fino a quando la società si nasconderà dietro al contratto troppo oneroso?

Juve, un anno dopo è anche peggio e la scusa di Allegri non trova conferme nei numeri. Fino a quando la società si nasconderà dietro al contratto troppo oneroso?TUTTOmercatoWEB.com
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martedì 11 ottobre 2022, 19:42Editoriale
di Raimondo De Magistris
Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, inviato al seguito della Nazionale

In estate nemmeno il tifoso della Juventus più pessimista poteva ipotizzare un avvio di stagione peggiore rispetto a quello di un anno fa. Quella Juventus ai primi vagiti dell'Allegri-bis partì malissimo per quelli che storicamente sono gli standard juventini: 15 punti nelle prime 9 giornate, a -10 dalla vetta allora difesa da Napoli e Milan. Un anno dopo, i punti di distanza dal primo posto sono esattamente gli stessi ma quelli conquistati anche meno, 13 in 9 turni. Per una Juventus che allora era sesta in classifica e oggi ottava. Va peggio in campionato, ma soprattutto in Champions League. Un anno fa le prime quattro gare europee servirono per mettere in ghiaccio la qualificazione agli ottavi di Champions. Stasera, al contrario, la quarta partita sarà necessariamente da vincere per avere ancora qualche speranza di qualificazione. Per continuare a inseguire un pass che s'è quasi del tutto smaterializzato dopo la sconfitta interna col Benfica.

La Juve dopo esser caduta ha iniziato a scavare. E se 12 mesi fa c'era l'attenuante di un Allegri appena tornato da salvatore della patria e a cui andava dato tempo per ricostruire il suo progetto, oggi c'è da chiedersi come si possa giustificare una squadra così arrendevole. Che non regge, nella testa e nelle gambe. "Io capisco che dall'esterno sembri facile, si cambiano i giocatori, si apre un nuovo ciclo e si vince dopo tre mesi, ma non è così. L'esperienza si fa giocando e pagando con certi errori, ma questo fa parte di un percorso che la Juve ha iniziato dopo tanti anni di vittorie", ha detto ieri Allegri in conferenza stampa per giustificare l'ennesimo passo falso. L'ennesima notte grigia.
Parole che non sono corroborate dai fatti. Perché il nuovo progetto Juventus non è più così recente, perché la Juventus non è poi così acerba. Si parla di inesperienza, di gruppo giovane, ma in Serie A solo cinque squadre hanno fin qui schierato squadre con un'età media più alta. Nelle prime 9 giornate la Juve è scesa in campo con una squadra con un'età media di 26.8 anni. Il Napoli capolista 25.9 anni, il Milan campione d'Italia 25.4. Come si fa a spiegare la crisi con gli errori di gioventù?

La Juventus non vince e non convince. Da nessun punto di vista. Fanno rumore prestazioni lontane da quell'abnegazione che è sempre stato tratto distintivo di casa Juventus. Lo fa ancor di più il silenzio di una società che naviga a vista sul mercato e sul progetto. Che s'è affidata al suo allenatore in modo fideistico, senza alcuno spirito critico nelle valutazioni sull'operato di un allenatore che anche la scorsa estate - dopo la prima stagione senza trofei dopo 10 anni di successi - ha avuto carta bianca sul mercato e ha scelto i suoi uomini. Fiducia in Allegri è oggi l'unica posizione a emergere da una società che si nasconde dietro le difficoltà economiche e a un contratto troppo oneroso per analizzare il rendimento dell'allenatore e soppesare le sue scelte. E quindi avanti così, sperando che prima o poi qualcosa accada.
Però i 9 milioni di euro bonus compresi di un contratto che avrà durata fino al 30 giugno 2025 non possono essere l'unico motivo per confermare un allenatore. Anche perché se i risultati non arrivano e i giocatori non vengono valorizzati il conto, alla fine, è anche più salato. Lo dimostra l'ultimo bilancio chiuso pesantemente in rosso, lo conferma la svalutazione del parco giocatori. In questo senso, Vlahovic e Locatelli sono solo la punta dell'iceberg.

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