Serie A, Simonelli alla Camera: “La politica può continuare a girarsi dall’altra parte, o aiutare il calcio in modo serio”
“I ricavi da diritti tv rimangono stagnanti in tutta Europa, mentre crescono i ricavi da stadio”. Ezio Simonelli, presidente della Lega Calcio Serie A, inizia da qui, per descrivere lo stato di salute del calcio italiano, nell’audizione davanti alla 7ª commissione (Cultura, Scienza e Istruzione) della Camera dei Deputati: “Purtroppo, le criticità strutturali del calcio italiano hanno origini antiche perché i nostri stadi di Serie A sono i più vecchi d’Europa, con una età media di 68 anni che li rende assolutamente inadeguati non solo alla disputa dell'evento sportivo in senso stretto, ma soprattutto alla fruizione moderna da parte di un pubblico sempre più esigente.
Il confronto tra i ricavi di un impianto come il nuovo Bernabeu e quelli relativi allo Stadio San Siro, che ad oggi rappresenta lo stadio italiano più performante in termini di ricavi, è impietoso con un delta di ricavi pari al 350% (248 milioni del Real Madrid rispetto i 70 milioni di San Siro). Significa che c’è un’esperienza meno attrattiva per i tifosi, ma anche minori ricavi da matchday e una perdita di competitività rispetto agli altri principali campionati europei, dove invece gli stadi moderni sono diventati veri e propri hub multifunzionali, capaci di generare ricavi durante la settimana. In tutta Europa negli ultimi 18 anni sono stati inaugurati 226 stadi, di questi solo 6 in Italia (Frosinone, Atalanta, Sudtirol, Juventus, Udinese, Albinoleffe). La contrastata acquisizione dello Stadio San Siro per circa 200 milioni di euro, tutti investimenti privati, non si è ancora conclusa, e in merito all'inizio dei lavori non è dato sapere se questi partiranno in tempo per garantire all’Italia lo stadio milanese per i prossimi Europei nel 2032”.
Simonelli ha poi ricordato la difficoltà di vendere diritti Tv a causa delle regole imposte a livello legislativo, che vietano (come invece accade all’estero) dei pacchetti che prevedono sport in streaming+telefonia: “Va ricordato che negli altri 4 campionati più importanti in Europa (Premier League, Liga, Bundesliga e Ligue 1) la crescita più importante di valore dei diritti TV degli ultimi anni è corrisposta a quando le rispettive Telco sono intervenute da protagoniste nel processo competitivo per l'assegnazione dei diritti di trasmissione dei massimi campionati. Purtroppo, nel nostro Paese, per motivi che non sta a me ricordare, allo stato attuale non è ancora possibile per le Telco commercializzare i diritti audiovisivi in bundle con i servizi di connettività, di fatto privando la Serie A di un boost importante di ricavi”.
Nei passaggi successivi, Simonelli ha ricordato l’assenza di “ristori” adeguati, come quelli per il cinema, la pirateria, il ridimensionamento del decreto crescita e la mancata abolizione del divieto di pubblicità previsto dal decreto dignità: ”Questa analisi sembrerebbe dimostrare uno scarso feeling tra la politica e il mondo del calcio, a fronte di un movimento che invece garantisce allo Stato un gettito fiscale di oltre 1 miliardo di euro all’anno (finanziando di fatto le attività delle altre Federazioni e di Sport e Salute), con in Italia 34 milioni di tifosi e 776 milioni all’estero. Ho troppa stima e rispetto per la classe politica italiana per credere che la politica non sia interessata a dare il suo contributo allo sport più amato dagli italiani, anzi, recentemente ho appreso di DDL a cui sta lavorando il Parlamento che potrebbe avere molti punti in comune con le nostre idee, idee che personalmente ho discusso e in larga parte condiviso con il Ministro Abodi ma certamente non laddove dispone dei criteri di ripartizione delle risorse da noi prodotte”.
Dopo aver ricordato le iniziative della Lega per favorire la Nazionale, ecco la critica alla politica: “Può continuare a girarsi dalla parte opposta, può cercare di imporre regole ancora più restrittive e penalizzanti e può perfino pensare di commissariare la Federazione oppure potrebbe, anche grazie al lavoro di verità che stiamo facendo qui insieme, cercare di trasformare una crisi profonda in un'occasione unica per rifondare il settore. Non esistono facili ricette, serve un lavoro serio, tecnico e approfondito prima di analisi e poi di scrittura congiunta di provvedimenti mirati a risolvere, uno per uno, i problemi profondi che oggi impediscono da una parte al nostro calcio di club di tornare a brillare come fatto fino a vent’anni fa e dall’altra di riportare i giocatori italiani di talento al centro del progetto delle nazionali. In questo percorso non va però mai dimenticato che il calcio è, anche per il nostro ordinamento giuridico, uno sport portato avanti da proprietà con scopo di lucro (peraltro per oltre il 50% straniere in questa stagione in Serie A) che negli ultimi 5 anni hanno immesso nel sistema investimenti per oltre 3,5 miliardi”.










