Juventus NG, Faticanti: "Sarò sempre grato a Chiellini e Brambilla"
Giacomo Faticanti, centrocampista della Juventus Next Gen, ha parlato in esclusiva ai microfoni di TuttoMercatoWeb.com. Il giocatore della Juventus ci ha raccontato il suo percorso e i sogni di un ragazzo pronto a spiccare il volo nel mondo del calcio. Ecco le sue parole:
Partiamo dall’inizio: come hai mosso i primi passi nel calcio e quanto è stata importante la tua famiglia nel tuo percorso?
“Io vengo da Sora, che è un paesino in provincia di Frosinone, e ho iniziato lì, insomma, a divertirmi da piccolino. Poi mio fratello, che era anche lui un calciatore, è passato al Frosinone e quindi mia mamma, per portarci entrambi, portava anche me. Così ho proseguito il mio percorso nel Frosinone fino all’Under 14, poi mi ha acquistato la Roma, dove ho passato degli anni bellissimi, inutile negarlo. Sono stato benissimo, fino a diventare capitano della Roma Primavera. Poi le nostre strade si sono separate per diversi motivi e ho trovato la soluzione del Lecce, che è stata, possiamo dire, poco fortunata, poco proficua dal punto di vista delle presenze e delle apparizioni. Poi ho fatto sei mesi a Terni, in cui purtroppo c’è stata la sfortunata parentesi della retrocessione. Successivamente ho avuto la fortuna di incontrare una persona come Claudio Chiellini, che ha sempre creduto in me quando non mi voleva nessuno. Questo dovrò sempre ringraziarlo. Per fortuna poi l’anno scorso ho fatto una stagione importante, anzi abbiamo fatto una stagione importante, e quest’anno il direttore ha voluto subito ripuntare su di me insieme al mister. Quello che è successo quest’anno, in questo campionato, è stato qualcosa di unico. Adesso affronteremo i play-off nel miglior modo possibile, però non si cancella quello che è stata la stagione”.
Dopo la Roma ci sono state le esperienze in prestito con Lecce e Ternana. Cosa ti hanno lasciato?
“Certo, quella è la cosa più difficile per un giovane, perché passi dall’euforia del momento, quando fai l’esordio. Io, in quel periodo, ero arrivato secondo al Mondiale e campione d’Europa, quindi pensi che la strada sia spianata, invece non è così. La verità ti sbatte in faccia quello che è: il calcio dei grandi è un’altra cosa rispetto alla Primavera, rispetto a quello che è il calcio tra pari età. Ovviamente io ho fatto un esordio che mi ha aperto le porte, perché comunque mi allenavo sempre con la prima squadra: era un periodo molto importante per me, ho capito molto. Poi, quando cambi squadra, la Serie A è un’altra cosa rispetto alla Primavera: me ne sono reso conto subito, ho dovuto fare dei giri e spero di ritornarci”.
Hai vinto l’Europeo Under 19 con l’Italia. Come ti spieghi, però, le difficoltà attuali del nostro calcio?
“Io penso che le basi ci siano, perché i giovani forti ci sono. Noi abbiamo un’Under 21 fortissima secondo me sotto tutti gli aspetti. Poi però bisogna avere il coraggio di buttarli dentro, i giovani. Per me è così, perché comunque non è un caso se in Spagna giocano ragazzi del 2007 o 2008 come se nulla fosse e poi diventano tra i giocatori più forti del mondo - qualcuno lo è già. Loro hanno il coraggio di lanciarli. Poi ovviamente devi farti trovare pronto, però le occasioni vanno date: se non vengono date è difficile che qualcuno possa emergere. Perché, ti ripeto, i giovani forti ci sono, ce ne sono tantissimi, ma purtroppo non andiamo al Mondiale da tre edizioni. Il problema dell’Italia, secondo me, è che quando succedono queste cose tutti parlano e tutti provano a darsi una spiegazione, invece bisogna semplicemente tornare a quello che sappiamo fare, ovvero giocare a calcio”.
Giochi in un ruolo centrale nel calcio moderno. È più orgoglio o responsabilità?
“Sicuramente è un motivo di orgoglio. Il mio ruolo è uno di quelli che - lo dico sempre - solo chi capisce di calcio riesce a comprendere davvero fino in fondo. Nel senso che ti accorgi del giocatore “oscuro” più quando non c’è che quando c’è: questo è l’emblema del ruolo. Poi è anche la cosa più bella, perché nel calcio di oggi ce ne sono sempre meno, quindi è bello essere al centro del gioco. A me è sempre piaciuto quello”.
C’è un giocatore della prima squadra che segui in particolare?
“Io sono sicuramente un fan di Yildiz, che per me è un giocatore fantastico. Però come modello seguo Locatelli, che sicuramente è molto simile alle mie caratteristiche, quindi mi piace osservarlo. Sono stato in prima squadra, l’ho osservato da vicino: è veramente un giocatore fantastico”.
Adesso arrivano i playoff contro la Vis Pesaro: dove può arrivare questa Juventus Next Gen?
No, non ci poniamo limiti. Quello che arriva ce lo prendiamo. Ogni partita la affrontiamo al 100%, poi quello che sarà ci prenderemo. Sicuramente la voglia è quella di fare bene. Non pensiamo a metterci dei paletti, ma a metterci in mostra per il prossimo anno. Contro la Vis Pesaro sarà una partita difficile. Ci hanno battuto due volte in campionato, sia all’andata che al ritorno, quindi sarà una partita tosta. È una squadra aggressiva, con giocatori esperti e di qualità. Dovremo giocarcela molto bene.
Sbaglio a dire che siete forse la versione più matura e concreta della Juventus Next Gen?
“Sicuramente parlano anche i numeri: è la prima volta nella storia che si arriva così in alto in classifica, con un piazzamento così importante. Quest’anno ci sono stati alti e bassi, come sempre, perché una squadra giovane che affronta squadre esperte non è sempre facile. Però siamo sempre stati squadra, siamo sempre stati gruppo e poi la qualità viene fuori”.
Hai segnato uno splendido gol su punizione. Ormai sono sempre più rari… come te lo spieghi?
“Io ti dico la verità: non sono un tiratore di punizioni, quindi per me è stata una situazione così. Sono andato sul pallone, ho detto “come va va”, ho calciato e l’ho messa sotto l’incrocio. È un gesto tecnico difficile, quindi è sempre più raro. Secondo me va allenato molto, bisogna perderci tempo e poi sicuramente porta dei frutti”.
Hai indossato la fascia da capitano. Cosa hai provato?
“È stato bellissimo, perché comunque è una responsabilità ed è qualcosa di bello. Nella mia breve carriera sono quasi sempre stato capitano, perché mi reputo un leader, uno che anche con le parole riesce a trasmettere qualcosa. Quando il mister me l’ha detto ero felicissimo. È un senso di responsabilità incredibile aver portato la fascia di questo club”.
Che consiglio daresti a chi si affaccia ora alla Next Gen?
“Chi gioca meno da noi ha tanta qualità. Sicuramente deve capire, come dicevamo prima, il calcio dei grandi, perché è un’altra cosa rispetto alla Primavera. Bisogna subito adattarsi e capire anche il valore del risultato, che non è assolutamente scontato. Però sicuramente c’è qualità e nei prossimi anni la Next Gen sarà molto competitiva”.
Ti piace l’FVS o lo trovi frustrante con tutte le interruzioni?
“Quest’anno all’inizio c’è stata un po’ di confusione, perché è una novità, qualcosa di nuovo. Noi l’abbiamo avuto subito alla prima giornata, quando c’è stato anche il cambio regolamento. Ci sta. A me personalmente è una cosa che è piaciuta: molto spesso stiamo fermi, però è una possibilità importante rispetto al VAR normale. L’FVS ti dà la possibilità di rivedere l’immagine e decidere poi se eventualmente richiamare l’arbitro o no. A noi ha portato punti e tolto punti, come a tutte le squadre, quindi per me è un buon strumento. Serve solo un po’ di esperienza”.
Come vi percepiscono le altre squadre? A volte vi provocano?
“Sicuramente succede. Provano sempre a intimidirci perché siamo una squadra giovane, fatta di soli giovani. Quando incontriamo giocatori con una lunga carriera alle spalle può succedere. Però allo stesso tempo ci rispettano, perché sanno che abbiamo molta qualità, quindi devono stare molto attenti. Siamo sicuramente un avversario scomodo per tutti”.
Hai un tuo rito pre-partita?
“Io sono molto sereno, scherzo fino a un minuto prima di entrare in campo. Mi piace ridere e scherzare anche con gli avversari, perché il calcio è gioia e divertimento e a me piace divertirmi in campo”.
Nella tua esperienza alla Juventus c’è una figura a cui ti senti particolarmente legato?
“Il direttore per me è stato fondamentale: quando non mi voleva nessuno lui ha creduto in me. Anche quando sono tornato a Lecce mi chiamava tutti i giorni, mi voleva. Allo stesso tempo anche il mister Brambilla è stato fondamentale: quest’anno mi ha fatto giocare tutte le partite, mi ha lasciato libertà, mi ha dato le chiavi del centrocampo. Sono grato a entrambi”.
Cosa significa per te giocare nella Juve?
“Appartenenza e orgoglio, perché non tutti hanno la possibilità e l’onore di vestire questi colori. È una società storica e vincente, e qui ti inculcano da subito la mentalità vincente”.
Qual è stato il momento più emozionante in bianconero?
“Ricordo tutte le partite, ma soprattutto i momenti quotidiani: gli allenamenti, il tempo con i compagni”.
Allenamenti in prima squadra: consigli e aneddoti?
“Sono tutti molto disponibili, ti aiutano, ma più che consigli diretti impari osservando.
Hai trovato similitudini tra Spalletti e Mourinho, che hai avuto modo di conoscere entrambi?
“Mourinho è un leader: quando parla pendi dalle sue labbra, perché ha un carisma e una leadership incredibili. Spalletti invece è molto preparato a livello tattico e lo ha dimostrato anche con la squadra, cambiando la mentalità: oggi è una squadra che va a duemila all’ora, che lotta per il compagno e per l’allenatore. Questa è una qualità che ho visto in entrambi”.
Qual è il tuo punto di forza e su cosa vuoi migliorare?
“Mi considero un giocatore intelligente in campo, che sa stare in campo e leggere le situazioni. Posso migliorare nella velocità, nel cambio di passo e nell’arrivare di più in zona offensiva per portare più numeri”.
Meglio una vittoria per 1-0 o per 5-4? Psg-Bayern è stata una sfida di altissimo livello: pensi che il calcio italiano possa tornare lì?
LUna vittoria è una vittoria, ma 5-4 è più divertente. È un altro sport: loro vanno sempre all’attacco, puntano a fare un gol in più. Noi curiamo di più la fase difensiva”.
Un giocatore con cui vorresti giocare?
“Dybala: in allenamento ho visto cose che non avevo mai visto”.
Dove ti vedi tra cinque anni? Un sogno nel cassetto?
“In Serie A. Il mio sogno è continuare così, crescere con la Juventus e con la nazionale”.
Tempo libero?
“Il calcio è quasi tutta la mia vita: passo molto tempo a Vinovo, perché arrivo alle 9 e vado via alle 17:30. Poi a casa gioco alla PlayStation con i miei amici, mi diverte e mi fa staccare”.
Uno sportivo che ammiri?
“Io ammiro molto i tennisti, in particolare Jannik Sinner, perché hanno una mentalità fortissima. Sono soli contro se stessi ed è, secondo me, la cosa più difficile ma anche la più bella. Devi avere una forza di volontà incredibile e una grande solidità mentale: è qualcosa che, a volte, a noi calciatori può mancare. Loro, invece, sotto questo aspetto sono delle macchine”.
Si ringrazia la Juventus, Giacomo Faticanti e l’ufficio stampa bianconero nella persona di Lorenzo Falessi per la disponibilità.










