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Francesco non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Camarda in lacrime, ma fa nulla

Ivan Cardia
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Ivan Cardia
martedì 28 ottobre 2025, 20:42Serie A
28.10.2025 20:42Serie A
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

Le sliding doors esistono, nel calcio come nella vita. Momenti che cambiano una storia, una carriera: bisogna coglierli. Ma non è detto che siano unici, e possono sembrare tali anche semplici inciampi. A volte, è semplicemente troppo presto perché svoltare da una parte o dall’altra cambi qualcosa, in quello che sarà. È quello che è successo oggi a Francesco Camarda, diciotto anni da compiere il prossimo marzo: è troppo presto perché un rigore sbagliato incida davvero, anche se il mondo è sembrato cascargli addosso.

L’attaccante del Lecce, in prestito dal Milan, è stato protagonista di un episodio che - questo sì - ha cambiato la storia della gara con il Napoli. Sul risultato di 0-0 si è presentato dal dischetto e ha calciato male: bravo Milinkovic-Savic, ma il penalty il baby prodigio giallorossonero l’ha sbagliato, e a volte non serve indorare la pillola ma solo dire la verità. Come, appunto, che un rigore sbagliato a 17 anni non cambierà nulla, in quello che Camarda può diventare. 


È uscito in lacrime, consolato dai compagni e soprattutto dai tifosi, e ha continuato a seguire con gli occhi lucidi la partita che i suoi compagni hanno perso anche per quell’errore. Il Via del Mare glielo ha perdonato all’istante, come si fa con i ragazzi: un lungo applauso al cambio, di quelli che si riservano a chi ti ha fatto vincere. È da lì, da quell'abbraccio sotto forma di mani che battevano all'unisono, che Camarda può e deve ripartire. Dal suo talento e dalla sua precocità, che lo può portare a esultare come pure a disperarsi: quanti ragazzi della sua età, in Italia, calciano dagli undici metri? Nessuno, perché nessuno ha il suo talento. Solo chi non fa non sbaglia. Ne tirerà altri, di rigori: molti li segnerà, come accade a tutti quelli abbastanza bravi da ricevere da compagni e allenatori questa responsabilità. Qualcuno lo sbaglierà, ma non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore.

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