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McKennie si racconta: "Non sono ciò che ti aspetti quando pensi a un giocatore di calcio professionista"

McKennie si racconta: "Non sono ciò che ti aspetti quando pensi a un giocatore di calcio professionista"TUTTO mercato WEB
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Tommaso Bonan
Oggi alle 13:31Serie A
Tommaso Bonan

"Non sono ciò che ti aspetti quando pensi a un giocatore di calcio professionista". A parlare così è Weston McKennie, in esclusiva a DAZN all'interno del format "Remember the Name", in una lungo racconto personale che va oltre il campo da gioco: "Ho conservato il mio lato bambino e mi godo la vita. Sono simile alle altre persone. Amo il calcio ma sono più di un calciatore. Mi piace la musica, mi piace il golf, ho dei cani e cerco di non limitare la mia vita solo al calcio. Quando finisco gli allenamenti smetto di pensare al calcio e cerco di godermi le cose semplici della vita. Inoltre, non guardo tanto lo sport, mi piace solo giocarlo".

McKennie, primo americano a vestire la maglia della Juventus, si sofferma anche su tanti temi legati alla famiglia e alle sue origini: "Mio padre ha sempre aiutato molto me e la mia famiglia. Se non fosse stato nell’esercito non saremmo mai andati in Germania e, magari, non avrei mai fatto il calciatore. A volte ci mancava perché andava via per lunghi periodi e mia madre doveva farsi carico di tutta la famiglia. La mia famiglia è tutto per me. Mia mamma mi portava di continuo agli allenamenti, mio padre mi ha insegnato la disciplina, mio fratello doveva portarmi sempre in giro con tutti i suoi amici, mentre mia sorella si comportava da “brother bear”, era ed è iperprotettiva. Mi hanno sempre detto che nella vita bisogna divertirsi, perché quando non succede quello che fai non ha più senso".

Il sogno di giocare a calcio
"Non sono sempre stato sicuro se giocare a football o calcio. Quando sono tornato dalla Germania a nove anni facevo entrambi gli sport, poi ho preso la mia decisione, insieme a mia madre. Le ho detto che amavo il calcio un po’ più del football e lei mi ha detto che, a quel punto, la decisione era già stata presa; così mi sono concentrato sul calcio".

L'esperienza in Germania
"Quando ho iniziato a giocare per la squadra della mia città, Otterbach, in Germania, il mio allenatore David Müller cercava sempre di darmi delle responsabilità perché credo vedesse qualcosa in me. Mi diceva sempre che sapevo di essere il migliore e che dovevo assumermi delle responsabilità, anche se avevo sei o sette anni. E poi nella mia prima partita ho segnato otto goal".

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