Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomocremonesefiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilannapoliparmapisaromasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenafrosinonelatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuoloturris
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche

Juve e non solo, McKennie: "Spalletti il miglior allenatore che ho avuto in carriera. Ecco perché"

Juve e non solo, McKennie: "Spalletti il miglior allenatore che ho avuto in carriera. Ecco perché"TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Tommaso Bonan
Oggi alle 13:05Serie A
Tommaso Bonan

"Non sono ciò che ti aspetti quando pensi a un giocatore di calcio professionista, ho conservato il mio lato bambino e mi godo la vita. Sono simile alle altre persone. Amo il calcio ma sono più di un calciatore". A parlare così è Weston McKennie, in esclusiva a DAZN all'interno del format "Remember the Name", in un lungo racconto personale che va oltre il campo da gioco: "Mi piace la musica, mi piace il golf, ho dei cani e cerco di non limitare la mia vita solo al calcio. Quando finisco gli allenamenti smetto di pensare al calcio e cerco di godermi le cose semplici della vita. Inoltre, non guardo tanto lo sport, mi piace solo giocarlo".

Tanti i temi affrontati da McKennie, il primo americano a vestire la maglia della Juventus, compreso quello legato al momento più difficile della sua carriera: "È stato quando mi sono rotto il piede, nel 2022. Non ero in grado di far nulla, giocare a calcio o camminare. Lì mi sono reso conto di quanto fosse importante la mia vita fuori dal calcio, perché se il calcio fosse stata l’unica cosa della mia vita e poi non avessi potuto più continuare, cosa avrei fatto? Ero devastato, stavo facendo una buona stagione e ho potuto riprendere solo tre mesi dopo, ma allo stesso tempo mi sono goduto altre cose".

La famiglia McKennie
"Mio padre ha sempre aiutato molto me e la mia famiglia. Se non fosse stato nell’esercito non saremmo mai andati in Germania e, magari, non avrei mai fatto il calciatore. A volte ci mancava perché andava via per lunghi periodi e mia madre doveva farsi carico di tutta la famiglia. La mia famiglia è tutto per me. Mia mamma mi portava di continuo agli allenamenti, mio padre mi ha insegnato la disciplina, mio fratello doveva portarmi sempre in giro con tutti i suoi amici, mentre mia sorella si comportava da “brother bear”, era ed è iperprotettiva. Mi hanno sempre detto che nella vita bisogna divertirsi, perché quando non succede quello che fai non ha più senso".

Il sogno di giocare a calcio
"Non sono sempre stato sicuro se giocare a football o calcio. Quando sono tornato dalla Germania a nove anni facevo entrambi gli sport, poi ho preso la mia decisione, insieme a mia madre. Le ho detto che amavo il calcio un po’ più del football e lei mi ha detto che, a quel punto, la decisione era già stata presa; così mi sono concentrato sul calcio".

L'esperienza in Germania
"Quando ho iniziato a giocare per la squadra della mia città, Otterbach, in Germania, il mio allenatore David Müller cercava sempre di darmi delle responsabilità perché credo vedesse qualcosa in me. Mi diceva sempre che sapevo di essere il migliore e che dovevo assumermi delle responsabilità, anche se avevo sei o sette anni. E poi nella mia prima partita ho segnato otto goal".

Capitolo Juventus
"Credo di non aver ancora realizzato cosa significhi essere il primo americano a giocare per la Juventus, me ne renderò conto a fine carriera. Se qualcuno in passato ha pensato non fossi all’altezza? Beh, credo che i fatti parlino da soli e mostrino ciò che ho fatto finora. Ognuno poi ha la propria opinione".

Mister Luciano Spalletti
"Spalletti? Vado molto d’accordo con lui. Penso che ogni calciatore abbia bisogni diversi, ci sono aspettative diverse su ognuno di noi. Ogni volta che vedo il mister mi dà un senso di sicurezza. Quando ti rimprovera non ti rimprovera mai in maniera cattiva, lo fa sempre per farti migliorare. Ho avuto tante esperienze diverse, alcuni allenatori ti mortificano, mentre Spalletti grazie alla sua personalità ti fa pensare che devi migliorare, attira la tua attenzione ogni volta che ti parla, ha esperienza, è saggio. Si concentra molto sul successo di squadra, dice sempre che si può dribblare quattro avversari, far goal ed essere felici, ma se fai un bell’assist le persone felici sono due. Per questo dico che è il miglior allenatore che ho avuto in carriera, lo dicono i numeri e il modo in cui gestisce la squadra lo rende un ottimo allenatore".

Giocare con Cristiano Ronaldo
"È stato incredibile giocare con lui. Quando l’ho incontrato ho pensato che tutto ciò che senti su di lui, sulla sua professionalità, è tutto vero. Tornavamo alle tre di notte dalle partite e lui andava a farsi un bagno gelato invece di andare a casa. La mattina dopo una partita difficile lui era in palestra ad allenare tutto il corpo. Era qualcosa che avevo bisogno di vedere con i miei occhi per crederci".

Primo piano
TMW Radio Sport
Serie A
Serie B
Serie C
Pronostici
Calcio femminile