Zanchetta incorona Chivu: "Bravissimo dopo il massacro mediatico dell'anno scorso"
Per analizzare i temi di casa Inter è intervenuto in esclusiva ai microfoni di TuttomercatoWEB.com l'ex tecnico delle giovanili nerazzurre dal 2016 al 2025 Andrea Zanchetta. Queste le sue parole iniziando da un elogio alla prima stagione alla guida del club di Cristian Chivu: "Non sono sorpreso perché ho lavorato a stretto contatto con Cristian ed era evidente che avesse una qualità e una personalità sopra la media per fare questo mestiere. Quello che mi ha sorpreso è stata la capacità di lavorare su cose che gli venivano meno, come l'aspetto comunicativo che ha migliorato tantissimo. Dal punto di vista tecnico è stato bravissimo a empatizzare con la squadra e a dare quella mentalità di rivalsa dopo il massacro mediatico della scorsa stagione. Ha compattato la squadra per raggiungere il massimo degli obiettivi. A parte lo scivolone in Champions, che ci poteva stare, per il resto ha fatto un percorso incredibile".
È rimasto sorpreso dall'impatto di Pio Esposito?
"Non era scontato questo impatto, ma la bravura di Cristian e della società è stata quella di capire bene i tempi. Nessuno gli ha mai messo pressione, quella è arrivata dopo in seguito alle prestazioni che ha fatto. Nessuno pensava che potesse fare quello che ha fatto oggi. Questa è stata la bravura dell'Inter: puntare su un giovane pur non sapendo che avrebbe potuto fare così bene. E' una cosa fondamentale che ogni tanto manca nel calcio italiano, perché non è usuale che un giocatore che viene da una buona annata a Spezia giochi all'Inter e sia determinante. Non è la normalità. Oggi invece siccome ci piace parlare per luoghi comuni sembra che un giovane debba entrare e determinare fin da subito sennò non va bene. Non è così. Ci sono dei momenti per cui le cose girano alla grande, e altri in cui il giovane fa più fatica. Per questo vanno dati tanti meriti all'Inter e alla loro capacità di saperlo aspettare".
Infastidito dai commenti che si sono scatenati dopo il rigore fallito a Zenica?
"Non mi infastidiscono più di tanto perché ormai il giochino lo conosco bene. Dal punto di vista di Pio, è importante che abbia una solidità mentale e una grande personalità. Mi sembra che oggi avere queste caratteristiche sia più importante che avere certe caratteristiche tecniche, perché affrontare certe pressioni non è facile. Lui è già maturo, anche se è normale che possa avere un momento di flessione dopo il rigore sbagliato. Io dopo Zenica gli ho mandato un messaggio perché sapevo che dopo quella sera gli sarebbe piovuto addosso di tutto, ma ha le spalle larghe per affrontare le critiche".
Farebbe bene l'Inter a riportare a Milano Aleksandar Stankovic?
"E' sempre stato un profilo interessante, che ti rubava l'occhio per fisicità, intelligenza e maturità. Quando lo allenavo io era un po' pigro perché capiva di essere più avanti degli altri e si sforzava un po' meno, ma era talmente intelligente che capiva di dover alzare subito il livello quando giocava con la categoria superiore e gli vedevi fare cose che con la sua categoria non faceva. L'esperienza all'estero certamente lo ha fortificato e gli ha dato modo di giocare in un contesto più favorevole sulla gestione dei giovani. Per me è un profilo importante, spero con tutto il cuore che l'Inter possa riportarlo a casa".
Ha seguito l'Inter Under 23?
"Sì, ci sono dei profili interessanti che possono sicuramente fare il salto di categoria. Il sogno di noi allenatori è vedere qualche giocatore in pianta stabile in prima squadra, anche se capisco che giocare nell'Inter non sia semplice. Il gruppo dell'Under 23 sta confermando di avere qualità importanti, anche se non tutti sono i Pio Esposito che possono esplodere così. Il potenziale ce l'hanno in parecchi, forse gli servirà un po' di tempo".
Lei cosa si porta dalla prima esperienza con i professionisti al Novara?
"La mia scelta di lasciare il percorso delle giovanili dopo 12 anni e tentare un'esperienza nel professionismo è stata ben ponderata e non la rinnego. Con il Novara non sono stati mesi fortunati a livelli di risultati (esonerato a dicembre, ndr) e nel nostro lavoro l'analisi si basa su quelli. Ma sono contento di ciò che ho vissuto e di come ho lavorato. Avrei preferito continuare la mia esperienza ma rimarrò fedele alla mia scelta e spero di avere di nuovo un'opportunità il prima possibile".











